Alla fine dell'anno siamo tutti presi da questa irrefrenabile voglia di tirare le somme, e il 2020, nonostante sia un anno di merda come la mia generazione non ne aveva mai visti prima, non costituisce di certo un'eccezione.

Al di là delle vicissitudini ben note, il 2020 è stato un anno abbastanza generoso per quanto riguarda le uscite videoludiche, con un quantitativo importante di giochi sopra ben oltre la media di ciò che consideriamo semplicemente "accettabile".

Questa è la lista dei miei 10 giochi del 2020 in ordine rigorosamente sparso e, leggendola, noterete come diversi titoli di un certo spessore - che molto probabilmente faranno parte delle vostre liste - siano rimasti esclusi; non per volontà di fare casino o per sembrare dei sommelier, ma per il solo fatto che 1) non ci ho giocato; 2) ci ho giocato poco; 3) non mi sono piaciuti al punto da essere inclusi nell'elenco e neppure nelle menzioni alla fine della lista (Assassin's Creed Valhalla è un buon esempio di quello che intendo).

And the winners are... 

Ori and the Will of the Wisps

Con Ori and the Will of the Wisps, la serie di Moon Studios ha spiccato il volo: in termini puramente contenutistici, la sua offerta è ora completa, con missioni secondarie e NPC sparsi per la mappa che danno al gioco un tocco da vero metroidvania che in The Blind Forest era soltanto accennato. Mentre Forest partiva in quarta sotto il profilo emotivo, The Will of the Wisps ci mette un po' di più ad ingranare, complice una struttura narrativa rovesciata che strappa lacrime alla fine anziché all'inizio, contrariamente a quanto visto nel capostipite. Una gemma della generazione, e senza grossi dubbi il gioco Xbox dell'anno.

Animal Crossing: New Horizons che ora inizia nuova giornata

Animal Crossing New Horizons

Uno dei giochi per il quale nutrivo l'hype maggiore dell'intera generazione ha rispettato in pieno le mie aspettative, e il momento delle nostre vite in cui è uscito non ha fatto altro che costruire un'enorme cassa di risonanza sia per un franchise mai troppo celebrato di Nintendo, sia per le emozioni che ha saputo conferire. Non dimenticherò facilmente i brividi che mi sono corsi lungo la schiena quando ho accolto per la prima volta degli amici sulla mia isola (Nibel, per restare in tema Ori), e neppure gli appuntamenti mattutini per i quali avevo stravolto la routine di una vita per fare spazio a quel gioco che stavo amando e per quelle compagnie che mi porterò per sempre nel cuore. Questo, e tanto altro, nelle lacrime che mi rigano il volto ogni volta in cui sento il tema di Animal Crossing New Horizons.

Gears Tactics

Un XCOM ambientato nell'universo di Gears of War? Messo così, pensavo sarebbe stato difficile vendermelo, e invece ci ho passato la bellezza di una sessantina di ore e probabilmente, se non avessi dovuto fermarmi per scriverci una luuuunga recensione, sarei andato anche oltre senza battere ciglio. Ci sono tornato per una capatina su Xbox Series X, con le cutscene a 60fps e un altro po' di contenuti aggiuntivi, e le sensazioni non sono cambiate neppure a mesi di distanza: Gears Tactics è un action a turni, fondamentalmente, e per tanti aspetti - dalle cutscene al gameplay vero e proprio - vi ricorderà la serie principale, con una fluidità inattesa (anche grazie alla rinuncia alla griglia, che si era ipotizzata in un primo momento) e uno schema di controlli che funziona in maniera quasi identica ai titoli tradizionali del franchise. In più, ha un suo peso narrativo, che nella ritrovata verve della nuova trilogia male non fa affatto.

SnowRunner

Forse la più grande sorpresa del mio 2020, un titolo che mi ha strappato letteralmente dalle braccia di Animal Crossing New Horizons senza che fosse (non a questi livelli, almeno) nel mio calendario delle uscite: ho passato un numero senza senso di ore, e di esperienze di qualità, con SnowRunner, ed è per questo che lo includo in questa lista non come outsider ma quale vero e proprio padrone di casa. Dalla maratona per la corsa alla recensione, al (minuti di) ritardo che mi ha causato ogni sabato per la lezione di giapponese, un'altra delle cose per cui ricorderò questo stranissimo 2020, il simulatore di fango e camion - un upgrade sia a livello di contenuti che di puro level design enorme rispetto a MudRunner - mi ha accompagnato in una fase particolare e agrodolce della mia vita, una in cui mi sono riavvicinato a mio padre grazie al potere catartico del gaming e alla sua, più che semplice lavoro, vocazione professionale; e ci ha lasciato un segno indelebile.

The Last of Us Part II

Tutte le liste hanno un titolo per cui spendono soltanto una frase e non un intero paragrafo: The Last of Us Part II è quel titolo in questa lista. Non il gioco dell'anno - il gioco della generazione. 

Ghost of Tsushima

Un gioco open world abbastanza regolare, ma con un'art direction che ha lasciato tutti con la bocca spalancata. Ghost of Tsushima è un caso piuttosto particolare: le prime recensioni lo hanno promosso a stento con quel 7/8 che agli occhi degli appassionati di gaming, specialmente in Italia, vuol dire "ok non prendetelo", ma a me fin dalle settimane precedenti al lancio (ci ho giocato con un codice fornito da Sony prima del day one) ha colpito molto e l'ho difeso strenuamente dalle critiche di pochezza che gli piovevano addosso, realizzando addirittura tre speciali che rendevano omaggio alle sue peculiarità. Poi per qualche ragione - vedasi la voglia di far perdere il titolo di GOTY di The Game Awards a The Last of Us Part II - è diventato improvvisamente il gioco più amato, portandosi addirittura a casa in quell'occasione il premio come game of the year dei fan. Sono contento che sia andato bene da un punto di vista commerciale, pur partendo magari più lentamente dei suoi colleghi più blasonati, il che è una garanzia che Sucker Punch proseguirà su questa strada di successo in futuro.

Microsoft Flight Simulator

L'hype per Microsoft Flight Simulator mi ha praticamente dilaniato nei mesi precedenti al lancio, complici anche la buona presa che aveva fatto su di me la promozione molto puntuale del gioco - che ne aveva mostrato la capacità di replicare con una precisione chirurgica i luoghi più vicini a noi - e l'entusiasmo per un altro simulatore come il summenzionato Snowrunner. Ricordo ancora quando mostrai dei video gameplay ambientati a Napoli ai miei amici per mostrargli la qualità della resa di un videogioco, che appariva già al tempo qualcosa di più, indicandoci le strade più famose e persino le nostre case. E l'esperienza non è stata da meno: certo, il grande dilemma del simulatore che non riesce troppo agilmente ad essere anche un gioco non è stato risolto di sicuro da questa iterazione, ma Microsoft Flight Simulator è un capitolo che introduce degli elementi ludici e soprattutto lo fa senza snaturarsi com'era invece accaduto col precedente, e chiuso molto in fretta, Flight. Con cloche e pedaliera è stata un'esperienza dell'altro mondo che merita a mani basse di stare in questa lista.

Cyberpunk 2077

Cyberpunk 2077 mi è arrivato abbastanza tardi, e non parlo della copia dello shooter RPG di CD Projekt RED - ci sto giocando da un giorno prima del day one quasi senza sosta. La storia ci ha messo un po' a prendermi e, a parte un paio di colpi bassi che solo un prodotto sci-fi sul transumanesimo sa darti, non posso dire che mi rimarrà per sempre nella memoria come un biochip che vuole sovrascrivere la mia esistenza; Night City, beh, Night City è però un discorso diametralmente diverso. Non vedevo l'ora di liberarmi delle missioni con cutscene, main o secondarie, per lanciarmi nell'esplorazione della città giusto per godermi una delle ambientazioni più ispirate dell'intera generazione. E visto che l'ambientazione che pare presa pari pari da Neuromante e La Notte che Bruciammo Chrome di Gibson mi ha estasiato - chiudendo gli occhi su meccaniche ormai obsolete o quantomeno acquisite e che in un gioco che si proclama tanto ambizioso stonano, dimenticando i tagli e cuci palesi nelle questline sia principali che side così come alcune funzionalità soltanto abbozzate (cito su tutti i sistemi di fazioni e creazione, ma non sono gli unici), tralasciando le centinaia di bug assurdi in cui mi sono imbattuto, proprio io che mi vanto da una vita di non incontrarne mai, e che ti fanno chiedere come sia solo possibile che un prodotto sia stato commercializzato in queste condizioni - Cyberpunk 2077 è un viaggio che non posso che raccomandare.

Hades

Hades non è un gioco facilissimo da spiegare, perché l'etichetta di roguelike/roguelite è estremamente riduttiva. Supergiant Games ha realizzato un prodotto che ha tanti modi per ricompensarti anche se, come me e i tanti milioni di utenti che ci si sono impelagati quest'anno, non arrivi alla fine: pur finendo sempre nel game over e in quella vasca di sangue da cui Zagreus rinasce ogni volta, questa piccola grande perla è capace di portarti avanti nella storia attraverso un dialogo o un ricordo che ti propone quando vai a dormire. Ed è incredibile come ogni volta che avvii una partita riesci a darti un obiettivo diverso: stavolta giocherai per raccogliere chiavi per sbloccare una nuova arma, un'altra volta punterai tutto sui doni da regalare alle divinità dell'Olimpo... e questo senza considerare che presto o tardi potrai prendere in considerazione di salire più in alto possibile per, ehm, finirlo. Un'idea che in questo momento, francamente, non mi è ancora passata per la mente.