Dovessimo pescare nella storia del mondo videoludico un concept a caso che sappia essere allo stesso tempo interessante e valido, senza alcun ombra di dubbio uno di questi sarebbe quello di Watch Dogs, una proprietà intellettuale firmata Ubisoft che ha raggiunto, non senza una certa fatica, la sua terza iterazione con la quale prova a migliorare quello che, a tutti gli effetti, non è proprio da definirsi uno dei suoi prodotti più brillanti.

Watch Dogs è sempre stato un po’ una pecora nera: un’idea meravigliosa alle spalle sulla quale poter ricamare tanto (e tanto bene) che non è mai riuscita ad attecchire bene quanto avrebbe dovuto con la conseguenza, spiacevole, di essere sempre stata una serie “sufficiente” con il continuo bisogno di un lavoro radicale di miglioramento con il fine di far brillare una stella importante ed imponente del panorama videoludico.

È ad Ubisoft Toronto che tocca provare a fare, nuovamente, il grande passo per la serie con la difficoltà aggiunta del terzo capitolo, un’impresa certamente non da nulla che si è concretizzata in un pregevolissimo Watch Dogs Legion, un capitolo che dimostra quanto Ubisoft, al netto di qualche scivolone, ci tenga alla serie e quanto voglia vederla risplendere.

Non è ancora questo il caso poiché Legion, a fronte di una base solidissima e di un lavoro sicuramente da premiare ed incoraggiare non è ancora il punto d’arrivo della serie ma è semplicemente un buon inizio, un ottimo inizio anzi, al punto tale da poter far quasi finta che gli altri due capitoli siano stati semplicemente un test per giungere ad un prodotto più raffinato e completo come lo è questo terzo capitolo della serie.

Ciononostante, Legion non è esente da difetti, alcuni dei quali strascichi provenienti dal retaggio di Watch Dogs altri dovuti a qualche scivolone qua e la all’interno della produzione. L’esperienza risultante è però quella di un titolo ben solido, efficace nella struttura e decisamente ben al di sopra di ogni più rosea aspettativa sia per le meccaniche principali del gameplay (che approfondiremo a breve) sia per il bilanciamento principale dell’opera che ha raggiunto un ottimo equilibrio in ogni suo aspetto.

Watch Dogs Legion è descrivibile, dunque, non come un capitolo intermedio di una serie dal concept vincente, ma, forse, come il primo vero grande risultato di un lavoro che avrebbe dovuto dare i suoi frutti già sei anni fa. Ed è proprio a fronte di questa considerazione che il lavoro di Ubisoft Toronto è da osservare con occhi differenti e giudicato con determinati pesi e determinate misure, metri che abbiamo deciso di utilizzare, in effetti, in questa sede nel formulare il giudizio numerico che avete sicuramente già osservato in testa alla recensione.

La maturità narrativa

Come vedremo da qui a breve, Watch Doges Legion rappresenta una maturazione per la serie a tutto tondo: il gameplay raggiunge vette importanti e la struttura ludica si fregia di idee interessantissime sfruttate anche in maniera piuttosto intelligente (al netto di qualche piccolo scivolone qua e la). Ma Watch Dgos non è semplicemente maturato in termini di gameplay, la vera grande maturazione la troviamo nella scrittura dell’opera che non solo affronta dei temi piuttosto delicati ma li affronta anche con una potenza e profondità tale da lasciare interdetto il giocatore.

E tutto questo a prescindere dai buchi di trama presenti nel corso della missione principale, che sembreranno semplici macchioline su un palcoscenico dalla potenza inarrestabile.

Non discuteremo della trama in nessun modo perché, secondo l’opinione di chi scrive, rappresenta il punto più alto di questo terzo capitolo e qualunque cosa essa nasconda, nonostante un finale piuttosto acerbo nel suo grande colpo di scena, è bene scoprirla da sé mantenendo una certa verginità nelle conoscenze narrative.

Quello su cui ci preme soffermarci è la qualità di quest’ultima che dopo un Aiden poco incisivo e un Marcus Holloway che faticava a trovare una sua dimensione, Watch Dogs Legion riesce a magnetizzare lo spettatore al suo racconto in un modo che è difficile da spiegare.

La minaccia che mina alla quotidianità dei londinesi è ben più reale di quello che possa sembrare e tutto quello che vediamo a schermo non è che una metafora di quello che potremmo andare a vivere da un giorno all’altro o che, da qualche parte e in un certo modo, stiamo già vivendo.

La potenza narrativa di Legion sta proprio in questo aspetto e nell’importantissimo messaggio politico che veicola con un coraggio e una forza che difficilmente credevamo possibile. E se già nei primi trailer si poteva avvertire una tale importanza è solo con il pad alla mano che si può saggiare quanto la scrittura di Watch Dogs Legion abbia raggiunto una maturità tale da fare impallidire tantissime altre produzioni.

Londra, sfondo e protagonista della rivolta

Ci abbiamo girato parecchio attorno, è vero, ma è arrivato, finalmente il momento di mettere sul nostro tavolo operatorio il gameplay di Watch Dogs Legion, frutto di un’intuizione tanto geniale quanto sfruttata decisamente poco nella costruzione dell’esperienza di gioco: parliamo degli attivisti, della rivolta e, ovviamente, di Londra. Quello che ha istantaneamente catturato l’attenzione del pubblico durante il primo annuncio del gioco è stata la meccanica tale per cui non avremo un solo protagonista a muovere i fili della vicenda bensì tutta Londra.

In cosa si traduce questa frase? Nella possibilità di reclutare ed utilizzare ogni singolo NPC presente in città, ognuno con il suo background, le sue abilità speciali e i suoi strumenti personali. Inutile stare a fare troppi giri di parole, questa meccanica è semplicemente sublime in tutto: dal concepimento dell’idea alla realizzazione.

Il titolo funziona incredibilmente bene nell’offrire all’utente la possibilità di vivere la rivoluzione di Londra da punto di vista della città a tutto tondo, restituendo incredibilmente bene il sentimento di malcontento e crescita di una certa consapevolezza nella popolazione.

In termini di gameplay questo si traduce in missioni di reclutamento ben studiate e ad hoc per ogni personaggio tramite le quali possiamo convincere chiunque ad unirsi alla lotta per la libertà della città.

La potenza narrativa di una tale meccanica è piuttosto ovvia, così come è ovvio il suo sposarsi egregiamente con quanto raccontato nella quest principale del titolo. Un po’ meno ovvio è il suo funzionamento, piuttosto peculiare, e la sua effettiva utilità nell’economia del gameplay. Il primo consiste nello svolgere determinate missioni o per reclutare qualcuno o per rendere il DedSec un gruppo appetibile ai suoi occhi prima di poter iniziare la missione di reclutamento. Nel concreto si va da qualche parte a vendicare un torto subito e per ringraziarci l’omino di turno diviene una recluta del gruppo, nonché nuovo personaggio giocabile all’interno dell’avventura.

L’idea ottiene ancora più credibilità se decidiamo di giocare il titolo con la morte permanente attiva (parametro non disattivabile una volta scelto) che fa si che un attivista morto resti morto per sempre con tanto di game over nel momento in cui perdiamo ogni recluta.

Tale modalità è quella in cui la meccanica riesce a brillare maggiormente acquisendo il suo vero senso d’essere e mostrandosi con tutti i suoi enormi pregi: cercheremo di essere più conservativi e di reclutare quanta più gente possibile per far fronte a qualsiasi tipo di soluzione ed avere sempre una seconda carta da giocare.

Contrariamente, invece, non usufruire della morte permanente rende l’esperienza più “insipida” relegando tale meccanica ad un semplice artificio narrativo utile solo ad offrire una maggiore immersione nelle vicende narrate.

Una Londra tutta da esplorare

L’altro risvolto della medaglia è una meccanica che utilizzerete poco, pochissimo, preferendo di gran lunga i due o tre attivisti reclutati nel corso delle prime missioni per completare l’interno arco narrativo. Una scelta piuttosto infelice che fa perdere subito interesse verso quella che avrebbe dovuto rappresentare la più grande rivoluzione all’interno della serie puntando i riflettori su tutto il resto del gioco.

Gli attivisti e le loro abilità speciali diventano, però, piuttosto utili ed interessanti nel momento in cui si decide di andare oltre alla missione principale per godersi la miriade di attività accessorie che Ubisoft ha preparato per noi seguendo gli attuali canoni degli open world con una mappa estremamente ricca di missioni secondarie che, in modo del tutto inaspettato, non si traducono in altrettanti segnalini sulla mappa.

Contrariamente a quello che si può immaginare la mappa di Londra è piuttosto “pulita”, fatta eccezione per i punti tecnologia da raccogliere (necessari per aumentare il proprio arsenale tecnologico a disposizione). Il resto dei segnalini appaiono piuttosto “sbiaditi” e solo ed esclusivamente se siamo in zona per poter svolgere quelle attività che variano dal consegnare pacchi, al sabotare questa o quella zona di Albion, clan Kelly e affini.

Gli unici segnalini presenti in modo invasivo sulla mappa sono quelli dei negozi in cui poter comprare abbigliamento per personalizzare le nostre reclute e questo, secondo l’opinione di chi scrive, è un grandissimo punto di forza del titolo per rendere l’intera esperienza molto più coinvolgente rispetto a quella di un tradizionalissimo open world.

Londra, poi, è semplicemente spettacolare e in più di un’occasione ci si costringe quasi a fermarsi per osservare questo o quello scorcio, magari paragonandolo alla cittadina attuale (n.d.r non sono tipo da foto nei videogiochi, ma questa Londra l’ho fotografata un po’ tutta). Esteticamente Watch Dogs Legion è decisamente un gioiellino in grado di regalare delle gioie non da poco per i nostri occhi e non solo per il suo essere decisamente bella da vedere ma anche per la moltitudine di dettagli di vita quotidiana sparsi qua e la.

Ecco, se dobbiamo proprio essere onesti gran parte delle nostre ore le abbiamo spesi ad osservare la città e a goderci qualche guida (rigorosamente sul lato sinistro della strada) rilassata per tutti i quartieri londinesi più importanti. Il piacere è stato tanto e lo stacco necessario prima di rientrare con mente e corpo all’interno delle missioni della quest principale.

Una Londra verticale

Fra i più grossi pregi di Watch Dogs Legion non possiamo non menzionare la verticalità della città che si estende anche e sopratutto verso l’alto fornendo al giocatore un interessantissimo approccio a tutte le missioni che si andranno ad affrontare. La parte migliore dell’esperienza, infatti, consiste proprio nel riuscire, con un approccio stealth, a completare gran parte delle attività (anche se il gioco offre comunque la possibilità di buttare tutto in caciara).

Tale scelta si concretizza in una pregevolissima verticalità dei livelli gestita non solo da scale, impalcature e canalette su cui arrampicarsi ma anche dai droni da controllare e quelli da trasporto con cui sorvolare l’intera città.

In più di un’occasione abbiamo controllato un drone volante per infiltrarci e magari attivare l’interruttore per aprire i cancelli, o abbiamo sfruttato i droni da carico per librarci in volo sulla città e raggiungere il punto indicato senza dover passare per scale e tortuose pieni di agenti di Albion (e per godere dell’ovvio panorama).

A questo si aggiunge lo spider-bot, un gadget che stravolge completamente il gameplay trasformando l’esperienza in un pregevolissimo platform a tre dimensioni che, in un paio di missioni, offre una profondità di design strabiliante al punto da chiedersi come mai ci siano così poche missioni che lo richiedono (il suo utilizzo è in ogni caso facoltativo per affrontare qualsiasi tipo di attività).

Ci ha sorpreso particolarmente questo tipo di varietà nel gameplay e nell’esplorazione andando ad aggiungere al piattume del gunplay (piuttosto standard per il genere) maggiore profondità al punto da rendere fin troppo varia l’esperienza di un gioco su cui, francamente, avevamo scommesso poco (per quel che concerne la varianza).

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Watch Dogs Legion riesce ad essere quel capitolo inaspettato di una serie che aveva veramente tanto da dire e che, finalmente, ha potuto esprimere il suo grandissimo potenziale fra una buona struttura narrativa e un lavoro sul gameplay ben al di sopra di ogni più rosea aspettativa. Se queste sono le premesse di Ubisoft Toronto per la saga… beh, di certo non vediamo l’ora di vederne di più, magari a dicembre quando verrà pubblicato l’aggiornamento per l’online per cui, onestamente, adesso nutriamo qualche aspettativa in più.