Prendiamo una città, una di quelle tipiche metropoli americane, in cui vive la mafia, la corruzione e il piccolo crimine dilaga. La polizia arranca e c’è una coppia di poliziotti, i migliori, che in seguito ad un piccolo diverbio che sfocia in un colpo “partito per sbaglio” si divide. Uno dei due continua la sua carriera da poliziotto brillantemente scalando velocemente le posizioni, l’altro si da all’alcool e alla solitudine perdendo quasi tutto: carriera, amici e famiglia. Perde addirittura la casa ritrovandosi costretto a vivere nella squallida stanza di un Hotel, non vuole sapere niente del mondo, vuole vivere nella melanconia dei suoi ricordi e nell’amaro di un bicchiere di Bourbon. Proprio un bicchiere dopo l’altro sprofonda sempre più in basso in un baratro da cui sembra non esistere modo di risollevarsi.

I giorni si susseguono grigi all’interno dello squallore di questa città che sembra voglia chiudere gli occhi di fronte a tutto quello che le scorre davanti. Uno di questi giorni qualcuno bussa alla porta del poliziotto triste proponendogli un caso. Non è un detective, perché dovrebbe accettare il caso? Che si rivolga a qualcun altro, la polizia, quella vera, per esempio. O a qualche investigatore privato che sappia il fatto suo. Il cliente non vuole sentire ragioni, è proprio a lui che vuole affidare il suo caso e per convincerlo ad accettare il lavoro tira fuori un nome, uno di quelli che il poliziotto non pensava di poter risentire nuovamente che lo convince a rientrare in pista, a riallacciare i rapporti con il collega e aprire le porte su un caso molto più grosso di quello che poteva sembrare.

Ci siete ancora? Ora facciamo che questa città, Clawville, sia popolata da animali (predatori e non) che cercano di vivere in una sorte di pace apparente, che i due poliziotti siano due polli, Sonny Featherland e Marty MacChicken, e che la cliente in questione sia una cerbiatta e abbiamo ottenuto quello che è Chicken Police, un titolo che possiamo definire brillante per certi versi, assurdo per certi altri. L’unica cosa di cui di può essere certi è la qualità generale della produzione che si attesta ad un livello molto alto sia per quanto riguarda la scrittura che per quel che concerne la costruzione del mondo di gioco nell’estetica e nel gameplay. Siamo di fronte ad un noir molto vicino ai canoni di visual novel con elementi tipici dei punta e clicca che punta quasi tutto sui personaggi e sulle storie che li interconnettono.

Blacksad... con le galline?

Sì, se Chicken Police vi ricorda in qualche modo Blacksad (sia il fumetto che il videogioco) non siete troppo lontani dall’aver ragione: la struttura alla base così come l’idea è la medesima, con la differenza, ovvia, nello stile e nel racconto che al netto della stessa matrice risulta essere (di poco) meno coinvolgente e corposo. Ma non siamo qui per discutere di quanto il mondo di Canales e Guarnido sia splendido e perfetto, siamo qui per mettere in discussione un videogioco provando a capire cosa funziona e cosa non funziona cercando, nei limiti del possibile, di non farci coinvolgere dall’amore vero opere di questo tipo guardando Chicken Police con un occhio quanto più oggettivo possibile.

Quel che ne esce è un quadro piuttosto positivo, nonostante qualche sbavatura qua e la, vista la grande solidità del prodotto di The Wild Gentlemen. Il titolo presenta un gameplay piuttosto semplice e abbastanza fedele ai canoni tipici delle visual novel, mentre dai punta e clicca prende quasi esclusivamente il sistema di movimento e di inventario, lasciando molto spazio quindi all’aspetto narrativo della vicenda. Ci troveremo quindi a viaggiare da una location all’altra di Clawville selezionandola di volta in volta da una mappa tascabile: le location sono di due tipi, riguardanti il caso principale o limitate. Mentre le prime si spiegano da sole, le seconde sono legate a dei luoghi in cui è possibile accedere solo per durante un particolare momento della storia (prima di perderli) all’interno dei quali è possibile approfondire meglio i rapporti fra i personaggi.

Nelle location principali invece il caso che abbiamo accettato, che si rivelerà ben presto ben più profondo ed intrecciato di quanto potessimo immaginare in prima battuta, ci si porrà davanti con tutta la sua maestosità. Possiamo parlare ed interrogare chiunque ed è proprio sui dialoghi che si costruisce la meccanica principale dell’avventura: durante le interrogazioni infatti avremo a che fare con le caratteristiche principali dei personaggi (timidezza, loquacità etc) da sfruttare per porre le giuste domande (selezionabili da un’apposita lista) per giungere al focus dell’interrogatorio. Al termine di queste sessioni avremo a disposizione un voto, basato sul numero di domande proposte e all’accuratezza delle stesse in base all’obbiettivo dello scambio di parole corrente.

Una crime story come tante

Una vera e propria crime story quindi che ci cala nei panni di due detective interessantissimi, al netto di essere galli, a 360 gradi. Ad un gameplay estremamente solido ed immersivo (con lo scopo di farci sentire molto vicini ai personaggi che andiamo ad impersonare) si accosta un’estetica da paura fatta di pochissimi colori inseriti in un quadro in bianco e nero pregevolissimo che strizza l’occhio a produzioni come Sin City. Il tutto è annaffiato da un pregevolissimo jazz che contribuirà a creare una delle ambientazioni più belle di sempre (in senso generico, Clawville come già detto è una tipica cittadina americana di una tipica crime story) alla quale è impossibile non affezionarsi.

C’è da chiedersi, però, quanto in effetti l’utilizzo di animali al posto di esseri umani contribuisca all’ambientazione che sembrerebbe poter funzionare tranquillamente anche senza con il risultato che questa aggiunta sia quasi un vezzo con lo scopo di far semplicemente parlare di sé più che aggiungere valore all’opera, come succede un po’ con Blacksad. Proprio per questo l’intera produzione appare ben più insipida di quello che dovrebbe essere: un noir come tanti altri che per quanto pregevole nella fattura e con ben pochi difetti riesce a spiccare solo per l’utilizzo di animali al posto dei classici esseri umani. Che sia un bene o un male è difficile da dire, di certo noi abbiamo apprezzato l’idea ma, come già detto, siamo abbastanza di parte.

...

Certamente si tratta di un azzardo niente male che deve incontrare, chiaramente, i gusti del giocatore di turno. Resta comunque impossibile da non consigliare a tutti gli amanti del genere, videoludico e non, vista la qualità della scrittura con cui è stata confezionata la storia e vista la solidità generale del gameplay che, soprattutto in fase di interrogatorio, risulta ben strutturato e divertente. Una di quelle produzioni che meritano di certo il vostro tempo speso perché, fidatevi, è tempo speso decisamente bene.