Il titolo è, ovviamente, provocatorio: Crash Bandicoot 4 è, in effetti, un gioco “difficile”, ma non lo è quanto si dice in giro così come, di certo, la difficoltà percepita durante le prime ore di gioco non è la difficoltà reale del nuovo capitolo delle avventure del nostro bandicoot preferito. Un frase iniziale piuttosto complessa, vero? Di certo c’è bisogno di spiegare un po’ cosa vuol dire e di capire, per bene, cosa c’è di realmente ostico e proibitivo all’interno di It’s About Time (questo il titolo dell’avventura) e cosa invece è semplice “marketing”, “clickbait” e “paura” perché, fidatevi, dopo un weekend in compagnia di Crash, Coco e la mia ragazza ho imparato che “non è tutto Souls quel che game over”.

Metto subito le mani in avanti sottolineando che siamo di fronte al capitolo più “complesso” della serie, o meglio, è quello con l’entry level più alto: sin dal primo livello Toys for Bob mette in chiaro una cosa: è necessario prestare attenzione ed esercitarsi. Il biglietto di ingresso è, in effetti, una N. Sanity Beach rinnovata sia nello stile grafico che in quello del level design proponendo una versione più ricca di salti (alcuni richiedono anche una buona precisione), piattaforme e nemici. Non solo, il livello è anche piuttosto lungo per essere il primo dell’avventura e, almeno nel primo tentativo, potrebbe richiedere almeno un vita al giocatore medio. Superato il “trauma” iniziale però appare chiarissima la prima grande verità di Crash Bandicoot 4: il gioco è “difficile” solo ed esclusivamente per i giocatori “completisti”.

Procedere lungo i vari livelli (38 per la quest principale) semplicemente arrivando dall’inizio alla fine non richiede un grandissimo impegno, anzi, il carico di abilità richiesto è piuttosto basso: sarà necessario semplicemente essere mediamente coordinati sulla pressione dei tasti. Cosa spaventa, però, in questo caso? Il primo avvio del gioco, che ci mostra due livelli di difficoltà fra cui scegliere: Moderno e Rétro. La differenza risiede nella modalità di respawn dopo aver perso tutte le vite nell’affrontare i vari livelli. Nel primo caso ripartiamo dall’ultimo checkpoint mentre nel secondo si deve ricominciare il livello, in pieno stile Crash Bandicoot insomma. Quello che, invece, succede nel concreto è un bel niente poiché arrivare ad avere 99 vite (il massimo) è un’impresa che richiede semplicemente di avanzare fra i livelli senza stare a concentrarsi troppo sul rompere ogni cassa o perdere meno di tre vite.

Io sono morto mille volte però

“Certo, dici così perché magari te la cavi con il gioco” è l’obbiezione che leggo già nei vostri occhi a quanto punto della lettura. Poco fa non ho nominato la mia ragazza solo per vantarmene: ho giocato con lei It’s About Time che, di norma, non gioca troppo con i videogiochi, non gioca troppi platform e si sente perennemente poco brava nel compiere anche il più banale dei salti. Le ho dato in mano il controller a quota 36 vite (più o meno al quinti livello di gioco) e nel giro di qualche minuto il contatore ne segnata 24. Il gioco è difficile? No, stava semplicemente imparando. Arrivata al traguardo il contatore ne segnava 30 e a metà del livello successivo pian piano si avvicinava a tornare al 36 da cui era partita prendendo in mano il pad. Ecco, dovendo credere alle sue parole, quindi al suo “non sono brava, gioca tu perché non voglio rallentarti” avrei dovuto ignorare la mia voglia di insegnarle il gioco, continuare a giocare per conto mio e alimentare quindi la convinzione, errata, che Crash Bandicoot 4 sia proibitivo per i neofiti.

Invece ho deciso di insistere, di obbligarla a proseguire con le sue forze mostrandole al più le azioni da eseguire in un determinato passaggio prima di tornare indietro e passarle i controlli. Il tempo che lei ha perso si attesta attorno alla mezz’ora, 30 minuti in cui ha imparato a giocare, padroneggiare le meccaniche base del gioco e riuscire in quello che i livelli richiedevano senza un eccessivo dispendio di vite. 30 minuti sono abbastanza per dichiarare che la modalità Rétro è un inferno o che il gioco è un platform difficilissimo? Non credo proprio, anzi, credo si tratti di un tempo piuttosto ragionevole se parliamo di It’s About Time che, come già detto, ha un biglietto di ingresso piuttosto costoso per i neofiti.

“Ok, però se giochi a Crash Bandicoot cercando solo di arrivare al traguardo non lo stai giocando davvero”. Vero anche questo, no? In effetti la parte più interessante del gioco è proprio la sfida di raccolta di gemme, reliquie e tutti quei collezionabili extra di cui questo quarto capitolo va particolarmente fiero (sono proprio tanti eh). Il gioco è abbastanza difficile da poter essere definito “infernale” nel momento in cui si decide di ricercare il 100%? Ni. Crash Bandicoot 4 è difficile (molto difficile) in questo caso, è vero così come è anche vero che il titolo offre una serie di livelli (21 in tutto) squisitamente secondari in cui è possibile imparare ad essere bravi. Molto più bravi, non al livello di poter affrontare delle speedrun ma abbastanza da poter dire “sì, so giocare questo gioco”.

Imparare... morendo?

Tali livelli ci mettono nella condizione di ottenere delle reliquie di platino se e solo se rompiamo tutte le casse presenti, che poi è il loro vero e unico motivo di esistere visto che completarli e basta è piuttosto facile. Il loro design spinge il giocatore a dover essere “estroso” nei salti e nelle combinazione dei comandi offrendo una graduale introduzione anche al concetto di “reset” di un determinato input per raggiungere il proprio obbiettivo più agilmente. Questo si traduce nel “forzare” il giocatore a dover utilizzare la scivolata impropriamente (quindi per avere accesso ad un salto più lungo [scivolata nel vuoto e doppio salto]), a dover cancellare un’azione di scivolata o di tornado (X subito dopo aver dato l’input in questione) e così via.

Probabilmente si tratta dei livelli che più possono fare paura ai neofiti, nonché quelli maggiormente “skippabili” dai più terrorizzati dal livello di difficoltà proibitivo millantato dal gioco eppure si tratta di schemi che sono imprescindibili per la sopravvivenza al completismo. Perché lo so? Perché anche per questi, soprattutto per questi, la mia ragazza aveva “paura”. Di cosa? Della loro complessità. Ne ha completati brillantemente 4, di cui solo per uno ho dovuto darle una mano nello spiegarle come effettuare determinate azioni (come saltare da una cassa in basso su una cassa posta verticalmente più in alto) con tre ore circa di tentativi. Ancora, 180 minuti sono un tempo sufficiente per definire “difficile” padroneggiare le meccaniche avanzate di un gioco? Direi proprio di no. 180 minuti sono appena sufficienti per poter dire “sì dai, il livello di sfida è alto ma ben equilibrato”.

Perché Crash Bandicoot 4 è questo che offre, no? Un livello di sfida molto alto ma estremamente equilibrato che mette in mano al giocatore tutti gli strumenti necessari per imparare ad essere bravi, anche nell’inseguire il 100%. Il gioco è pieno di modalità “infernali” come la N.Verse, ma fidatevi se vi dico di giocarci, di non avere paura di affrontarlo nella modalità di Rétro e di non avere paura delle sfide citate poco sopra. “Perdere” qualche ora nel completare qualche livello extra per sentirsi più confident in tutto il resto del gioco è un prezzo abbastanza equo da pagare, soprattutto se stiamo pagando uno fra i platform più belli e interessanti (da ogni punto di vista) di quest’ultimo anno videoludico. Sarebbe un peccato lasciarsi intimorire da qualche morte gettando altra benzina sul fuoco di una difficoltà che, onestamente, non esiste.