Il lavoro di rifacimento su un videogioco, specie quando questo non solo occupa uno spazio importantissimo nei cuori e nella mente degli appassionati, ma si trova in una posizione di prestigio anche nella storia del medium, non è, di certo, un lavoro da prendere a cuor legger. Anzi, i rischi derivanti sono altissimi e la possibilità sia di deludere i fan di vecchia data sia di intaccare la natura originale dell’opera sono letteralmente dietro l’angolo. Proprio per questo per provare a prendersi delle libertà, più o meno importanti, nella creazione di un remake come quello di Mafia è necessario essere degli sviluppatori con “le palle quadrate” (concedetemi il francesismo) e, per fortuna (nostra e della produzione), i ragazzi di Hangar 13 lo sono.

La Definitive Edition di Mafia, giunta sugli scaffali 18 anni dopo l’uscita del capitolo originale sviluppato da Illusion Softworks, è il frutto di un lavoro di rifacimento figlio di un grande amore e grande attenzione per il prodotto originale. I ragazzi di Hangar 13 non si sono occupati, infatti, semplicemente di regalarci un’esperienza fedele al 100% al gioco originale ma hanno cercato di fare un lavoro di fine con lo scopo di andare a smussare tutti gli angoli di una struttura narrativa che inciampava qua e la cercando di approfondire quanto più possibile personaggi e situazioni al fine di un risultato complessivamente più accettabile e coerente.

Tale operazione si è concretizzata in un un lavoro di addizione e sottrazione, oltre che piccole variazioni sulla sceneggiatura laddove il prodotto originale non riusciva ad essere troppo profondo o non si prendeva i giusti tempi per la messa in scena. Proprio in questo lavoro di fino, più che nel rifacimento tecnico, si può osservare la grandezza di questa Definitive Edition nella quale è più “semplice” sentirsi emotivamente vicini ai protagonisti della vicenda rispetto a quanto Illusion era riuscita a fare nel 2002 così come ci si trova ad apprezzare maggiormente determinate scelte narrative che trovano finalmente un degno compimento a 20 anni circa dalla prima messa in scena del più grande processo mafioso di Lost Heaven.

Cambiare ma con stile

Scendendo ancor più nel dettaglio, il lavoro dei ragazzi di Hangar 13 si struttura in una maggiore presenza narrativa dei coprimari, sopratutto nelle figure di Paulie e Sarah che vedono alcuni dialoghi modificati, qualche aggiunta interessante e alcune scene addizionali in cui passeggiamo e scambiamo qualche parola utile ad un disegno più dettagliato della loro personalità dalla quale emergono nuove sfumature e sfaccettature. Paulie in particolare ha ricevuto un ottimo trattamento sulle battute finali che riescono a riscattare un personaggio solitamente non troppo apprezzato dai giocatori che, fino ad oggi, non potevano cogliere alcuni aspetti importantissimi della sua personalissima storia che in questa nuova veste ci si para davanti con rinnovata profondità e attenzione.

Anche Sarah, che nel gioco originale aveva quasi il ruolo di una comparsa nella travagliata vita di Tommy, riceve una maggiore attenzione divenendo uno dei personaggi più importanti per la vita del protagonista al punto di diventare quasi il leit motiv delle battute finali del gioco. Battute che subiscono un’importantissima variazione nella scrittura che in questo caso, più che in tutto il resto della produzione, stravolgono completamente il messaggio che Illusion comunicava nel suo City of Lost Heaven. È interessante osservare quanto l’interpretazione di Hangar 13 dell’epopea di Tommy Angelo riesca ad essere molto più reale e calzante rispetto a quanto si leggeva 18 anni fa all’interno della stessa, incredibile, sequenza di gioco che oggi risulta decisamente più convincente.

Il lavoro di sottrazione effettuato in questa Definitive Edition invece si concretizza nell’eliminazione e nella limatura di tutte le “missioni accessorie” che accompagnavano la campagna principale e che ne minavano il ritmo narrativo. In questo si è optato per una seconda modalità, Fatti un Giro, in cui è possibile eseguire tutti quegli incarichi slegati dalla campagna principale che nel capitolo originale si sbloccavano più o meno dopo un quarto di gioco. Non solo, in questa nuova edizione del gioco possiamo accedere a tale modalità subito dopo aver concluso la prima missione della campagna ottenendo così la possibilità di rilassarci nella bellissima Lost Heaven fin da subito senza la pressione narrativa di una campagna dal ritmo molto serrato.

Tali missioni sono state poi limate, come tutto il resto del gioco d’altronde, per risultare meno monotone e più avvincenti nel loro compimento spingendo il giocatore a godersi maggiormente la frenesia cittadina con una tranquillità che non si poteva percepire nel gioco originale. È importante sottolineare però come tali differenze dal primo Mafia non sminuiscono in nessun modo la natura dell’opera, anzi, la esaltano grazie ad un ritmo molto più equilibrato che mette in scena ogni più piccolo ed insignificante dettaglio di una delle più interessanti crime stories videoludiche di sempre.

Cosa cambia nel gameplay?

Al netto di questo lavoro di fino, Hangar 13 ha mantenuto la struttura originale dell’opera quasi 1:1 andando ad operare quindi sul lato tecnico, ovviamente, e allineando il gameplay allo standard moderno, che si avvicina all’alba di una next gen che guarda di buon occhio questa produzione. Ecco che il gunplay si fregia di una maggiore complessità nel sistema di mira e di riparo mentre la guida guadagna qualcosa in più nel momento in cui si decide di utilizzare un cambio manuale rispetto all’automatico, soprattutto nelle sezioni di inseguimento che riescono ad essere più divertenti e intense che mai, a partire dall’iconica fuga in taxi con cui il gioco apre le danze.

Il titolo, chiaramente, non riesce ad essere esente da difetti non solo perché si porta dietro qualche scivolone dalla produzione originale, ma anche perché esiste, purtroppo, qualche piccola storpiatura nell’insieme, vuoi per una mira eccessivamente instabile dovuta ad un’inspiegabile accelerazione del mirino, vuoi per un sistema di collisioni alla guida decisamente poco intuitivo: laddove una guida spensierata sfonda un idrante, ad esempio, la guida durante un inseguimento causa un blocco della vettura sulla medesima struttura che, un attimo prima, sembrava essere fatta di pasta frolla.

A questo vanno a sommarsi dei tempi di caricamento eccessivamente lunghi e un sistema di checkpoint poco generoso nei confronti dei giocatori dal game over facile con una conseguente crescita del livello di frustrazione.

Mafia: Definitive Edition nonostante tutto però riesce ad essere un titolo a dir poco convincente con il pregio di aver innovato e rinnovato uno dei titoli più belli del 2002, nonché uno degli esperimenti più riusciti di videogioco narrativo per quegli anni. La cosa più sorprendente è, appunto, l’essere stati in grado di compiere questo grande passo non pensando solo ed esclusivamente all’aspetto tecnico (che si attesta comunque ad un livello altissimo) ma anche, e sopratutto, alla sceneggiatura, il vero punto forte dell’intero gioco. Se la stessa attenzione e lo stesso amore fossero stati dedicati anche alla struttura ludica oggi staremo parlando senza alcun dubbio di un grandissimo videogioco, di quelli destinati a lasciare il segno nella storia. Questo fermo-restando, ovviamente, che il titolo offre un gameply solido, ben collaudato e funzionale: semplicemente non all’altezza dell’enorme lavoro di scrittura effettuato durante i lavori di rifacimento.

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In definitiva, l’edizione “definitiva” di Mafia è a tutti gli effetti un titolo da recuperare assolutamente, che si sia giocato o meno il capitolo originale: chiunque abbia vissuto le vicende di Tommy Angelo 18 anni fa non potrà che apprezzare il lavoro di restauro, mentre tutti gli altri godranno di una delle più belle storie che il mondo videoludico ha da offrire, soprattutto se si è a digiuno di storie simili da un po’.