Capita spesso che l’opinione dell’utenza sia piuttosto dura nei confronti di una produzione videoludica, e, sempre più spesso, capita che questa abbia un qualche peso mediatico sul videogioco in questione. Proprio nell’ultimo periodo abbiamo avuto a che fare con casi eclatanti (che per fortuna riescono a non scalfire la grandezza dei videogiochi in analisi) che fanno quasi pensare che le recensioni degli utenti, e i loro pensieri, siano paragonabili a “spazzatura” senza senso e senza criterio quasi figlie della rabbia verso qualche aspetto legato al gioco che di un’esperienza maturata sul gioco stesso. Proprio per questo ho deciso di non fidarmi della negatività delle recensioni su Steam di Torchlight III e di provarlo con mano.

Vedete, al netto di tutti i problemi della serie, ho giocato fino alla nausea i primi due capitoli, innamorato come sono dei videogiochi diablo-like, ed ero rimasto piuttosto colpito dal fatto che il nuovo capitolo della serie sarebbe stato un MMO free-to-play. Già, per chi non lo sapesse Torchlight III si chiamava Frontiers era un po’ un Path of Exile dei poveri: carente in tutto e decisamente al di sotto di ogni aspettativa. Lo so perché mi fiondai nel programma di beta, fui selezionato per la prima beta chiusa che poi continuò in una open beta piena zeppa di problemi e, ovvi, commenti negativi.

Il gioco non mi piaceva, era monotono, ripetitivo e poco divertente, insomma tutto quello che Torchlight non era mai stato. Tutto sapeva di stantio e persino le nuove classi avevano qualcosa che non andava nel loro gameplay, fra bug e idee che francamente non avevano niente a che vedere con quel tipo di gioco. Torchlight Frontiers, ricordo, si trovata su un laucnher diverso, Arch, una scelta di pubblicazione che non deponeva di certo a suo favore, sopratutto vista la qualità altalenante della produzione fino a quando non si decise di portarlo su Steam. L’accoglienza, ovviamente, non è stata positiva: come già detto non si trattava di un buon gioco.

Succede dunque che gli sviluppatori tagliano la testa al toro, bloccano Frontiers e l’idea di un free-to-play lanciando, a pagamento, il nuovo effettivo capitolo della serie: Torchlight III. Un’inversione di rotta e di pensiero alquanto bizzarra e con delle tempistiche decisamente troppo strane: era passato pochissimo tempo fra Frontiers e terzo capitolo per avere fra le mani qualcosa di valido. Pensai che forse il gioco era in cantiere da un po’ ma le recensioni degli utenti continuavano ad essere estremamente negative, il titolo non piaceva per qualche strana ragione anche se, questa volta, le cose sembravano essere state fatte per bene.

Nome diverso ma stesso gioco

Avviato il gioco la prima volta mi accorsi dell’amara verità: quello che avevo per le mani, e che tutti stavano disprezzando, era ancora Frontiers, con un nome diverso e senza modello free-to-play alle spalle: si sarebbero dovuti spendere dei soldi per giocare un gioco che nasceva come titolo gratuito e che non aveva fatto altro che eliminare le microtransazioni di mezzo… e basta. Inutile dire che mi sono sentito preso in giro, come molti altri giocatori appassionati d’altronde, nel vedere riproposto, a pagamento, quello stesso identico gioco deludente e pieno di difetti che fino a qualche settimana prima era gratuito. Ho rigiocato con il Mastrorotaia, una classe estremamente bizzarra che costruisce un binario con un treno pieno di torrette. Un’idea eccessivamente bizzarra che non trova fin troppo riscontro nel mondo di gioco e decisamente mal realizzata, piena di bug e di glitch grafici ai limiti del giocabile.

Certo, qualcuno dirà, a gran ragione anche, che la serie di Torchlight non è mai stata una grandissima serie: due titoli decenti ma non brillanti, è vero, ma decisamente divertenti e piacevoli specie se affrontati con degli amici. I punti di forza degli altri due capitoli erano proprio quelli, una storia frizzantina (per quanto banalotta), un gameplay scoppiettante con un multigiocatore molto valido e un mondo steampunk molto piacevole da esplorare. Insomma, seppur due titoli discreti si difendevano piuttosto bene regalando ore e ore di puro divertimento a chiunque ricercasse quel tipo di gameplay senza per forza dover sfociare nei soliti titoli più oscuri ed impegnati.

Torchlight III pecca su ognuno di quegli aspetti proponendo un multiplayer ai limiti dell’accettabile (con numerosi problemi legati alla costruzione del party e al cercarsi in giro per la mappa), offre un sistema di combattimento che sembra aver fatto dei passi (enormi) nella direzione contraria e meccaniche tipe da un MMO free-to-play chiaramente derivate dalla precedente iterazione del gioco e che non riescono ad attecchire su questo “nuovo” terreno. Ecco dunque che la creazione della nostra roccaforte fatta di farming selvaggio di questa o quella creatura smette di colpo di essere un’esperienza piacevole, ecco che affrontare questo o quel boss smette di essere accattivante ed ecco che quest’area piena di ragnoni enormi che sparano smette di essere… divertente.

Non capita spesso di doversi abbassare a dare ragione ad un numero così grande di utenti delusi che scrive male di un videogioco, ma in effetti Torchlight III mi ha insegnato che non sempre hanno torto marcio e che non sempre quei commenti acidi sono fuori luogo e figli della semplice voglia di andare contro qualcosa. Il gioco, questa volta, è davvero brutto, è davvero peggiorato ed è davvero ai limiti del giocabile: quasi una presa in giro verso quegli utenti tanto affezionati alla serie che avrebbero voluto, semplicemente, tornare a godere di quel mondo e di quella spensieratezza di un tempo. Se avete voglia ancora di riprovare quel tipo di sensazioni è necessario rispolverare il secondo capitolo, qualcosa che ho fatto anche io: in effetti Torchlight III ha avuto come unico merito quello di farmelo riscaricare, punto a favore per lui quindi.

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