Sviluppare un soulslike, al netto di tutte quelle che potrebbero essere le “problematiche” tecniche, è un “porto sicuro” per tutte quelle produzioni budget che cercano di inseguire il successo con un rischio quasi del tutto nullo. La ricetta è molto semplice: si aggiunge qualche grammo di combat system arricchito da una qualche forma di componente strategica, poi si procede con qualche litro di difficoltà esagerata e si condisce il tutto con una scrittura criptica e informazioni centellinate in modo tale da riuscire a nascondere alcuni tipici vuoti nella sceneggiatura. Il gioco è fatto, un soulslike a tutti gli effetti in cui ogni suo possibile difetto viene nascosto sotto i “canoni del genere”.

Una ricetta che, ovviamente, nel caso di una produzione budget, come quella di Mortal Shell, funziona eccome, ma che, come è giusto che sia, dimostra di essere terribilmente fragile nel momento in cui ci si sposta di livello iniziando a parlare di tripla A.

Due pesi e due misure nel giudicare un prodotto di questo tipo, quindi, e proprio tenendo a mente questa piccola chiosa introduttiva che andremo ad analizzare Mortal Shell, applicando un metro di giudizio differente nel giudicare tutto quello che il videogioco ha da offrire all’utente, difetti compresi che acquisiranno un’importanza decisamente differente rispetto a quanto si possa immaginare.

È bene sottolineare quanto, però, un difetto sia un difetto in fin dei conti e quanto siano stati proprio quelli gravi a pesare sulla valutazione finale di un gioco che, altrimenti, avrebbe potuto ambire ad un punticino e mezzo in più: insomma, va benissimo essere un videogioco molto budget ma è anche vero che devi essere un videogioco capace di essere giocabile e godibile, altrimenti saremmo tutti bravi a sviluppare, no?

Mortal Shell è un titolo fortemente altalenante però, alternando momenti di innegabile splendore a momenti in cui si vorrebbe semplicemente spegnere tutto e disinstallare il gioco. Confessiamo che senza una recensione da scrivere difficilmente avremmo proseguito con l’avventura, tanto sono pesanti un paio di cose all’interno del gioco.

Mortal Shell è, come già detto, un soulslike in cui il protagonista, un Foundling, è un essere con una capacità straordinaria, quella di possedere, fisicamente, altri corpi, le “shell”. Questa sua particolarità si ripercuote sul gameplay in una delle idee più interessanti che abbiamo visto quest’anno all’interno di un videogioco: possiamo cambiare “involucro” a nostra scelta (fra quattro disponibili) nel momento in cui riusciamo a sbloccarlo semplicemente trovandolo all’interno del gioco. Ogni guscio è riconducibile ad una classe, ognuna delle quali ha abilità differenti e differenti statistiche per vitalità, resistenza e stamina.

Come i paguri, ma arrabbiati

Queste possono essere cambiate sia in un punto specifico del gioco, che fa un po’ da hub, sia utilizzando alcuni consumabili speciali che ci permettono di abbandonare il guscio attuale per possederne uno differente (legato al tipo di consumabile che stiamo utilizzando). Una simile meccanica ci permette essenzialmente due cose: la prima è la possibilità di adattarci dinamicamente alle battaglie cambiando play-style anche in corso d’opera con un potenziale strategico infinito, l’altra è la possibilità di avere delle cure extra nel corso del gioco: già, entrare in un guscio ci ripristina completamente la vita offendo quindi ad ogni situazione una varietà di strategie applicabili estremamente ingente.

Mortal Shell oltre ad un cambio di involucro di offre anche un classico sistema di cambio dell’arma, fra quattro disponibili (guadagnabili uccidendo particolari nemici all’interno di particolarissime boss battle), che incrementano ancora di più il tipo di build che possiamo andare a costruire.

Ogni arma è composta da un’abilità speciale, sbloccabile dopo l’infusione con un certo tipo di materiale, e da una potenza, aumentabile attraverso dell’acido da applicare sulla lama per affilarla maggiormente. Ogni arma è più o meno adatta a questo o quell’involucro, ma nessuno vieta ai giocatori di incrociare tutto quanto per arrivare ad ottenere una build ottimale per il proprio modo di giocare.

Non solo di questo aspetto è il merito per la costruzione di un combat system tanto affascinante: ad incrementare ulteriormente la complessità strategica del gioco viene ad inserirsi anche il sistema di cure, legato all’utilizzo di alcuni collezionabili (funghi, topi arrosto e affini) e al parry. Deflettere con il giusto tempismo l’attacco di un nemico ci offre, se abbiamo abbastanza Determinazione (che possiamo definire quasi come il Mana), la possibilità di repost con danno maggiorato e cura della nostra salute. Si tratta di un’implementazione estremamente intelligente ed interessante che porta ogni battaglia ad essere studiata per riuscire a trovare le finestre adatta e continuare comunque ad avere un buon numero di punti vita rimanenti.

Non è tutto rose e fiori, altrimenti non saremmo stati qui con quel tipo di introduzione, no? Al netto di un sistema di combattimento tanto valido e divertente, Mortal Shell non riesce a bilanciare perfettamente il suo livello di difficoltà offrendo al giocare più di una situazione in cui morire è necessario, anche più di una volta, per imparare perfettamente moveset e comportamenti dei nemici.

È vero che questo porta dallo sbrigarsi aree in qualche minuto una volta appreso perfettamente il movimento di ogni singola forma di vita sulla mappa, ma è anche vero che questo livello richiede un numero eccessivo di ore senza le quali, purtroppo, si va molto a fortuna nel proseguimento dell’avventura. Aree eccessivamente piene di nemici alternate ad aree fin troppo vuote sono probabilmente il motivo di maggiore frustrazione del gioco, unito ad un sistema di checkpoint decisamente poco bilanciato.

All'americana?

A questo si va ad aggiungere quello che reputiamo il difetto più importante delle produzione, ovvero i tunnel in cui gattonare. Fino a quando non usciamo dal tunnel non possiamo sapere cose c’è fuori e, soprattutto, non possiamo tornare indietro. Accade, troppo spesso, che all’uscita ci siamo tre o quattro nemici ad attenderci mentre noi siamo bloccati in un’animazione molto stupida dell’uscita che quasi sempre si traduzione in un pestaggio vero e proprio in cui non possiamo fare niente se non stiamo utilizzando l’involucro di Salomon, ovvero quello con più vita fra tutti, che ci permette di sopravvivere all’assalto.

Cosa vuol dire, quindi? Che non si è invogliato troppo ad esplorare, pena un game over poco meritato e decisamente ingiusto nei confronti del giocatore.

Ci avviamo alla chiusura spendendo qualche parola su due ulteriori aspetti del gioco, l’utilizzo dei consumabili e la scrittura. Sui primi non possiamo che fare un plauso al tipo di sistema messo in piedi: non conosciamo l’effetto di un oggetto fino a quando non lo utilizziamo e diventiamo più esperti con lo stesso utilizzo dopo utilizzo. Questo vuol dire che se mangiare un fungo ci avvelena, dopo n utilizzi del fungo in questione questo ci conferirà un effetto ulteriore poiché siamo diventato “esperti” nel maneggiarlo. SI tratta di una piccolezza ma che ci ha fatto molto piacere vedere e che contribuisce a rendere Mortal Shell un videogioco estremamente speciale.

Sul fronte della scrittura, purtroppo, siamo di fronte a quel classico mondo di gioco volutamente criptico e poco comprensibile per cui è difficile esprimersi. Sarebbe necessario svolgere un numero eccessivo di run per poter comprendere appieno il mondo di gioco che con l’esperienza che abbiamo sulle spalle appare abbastanza frammentario e incomprensibile.

Certamente rimane sulla lingua il sapore della curiosità e la voglia di connettere i vari puntini, ma è anche vero che per i motivi elencati poco prima è parecchio difficile trovare la voglia di farlo, anche conoscendo molto di più alcune aree del gioco.

Mortal Shell resta però un titolo giocabile che merita decisamente il suo prezzo dimostrandosi come una valida, validissima, esperienza per tutti gli amanti del genere che cercano di riempire il loro tempo: buone idee, un livello di difficoltà esagerato e un combat system decisamente appagante e divertente in tutti i casi in cui non dobbiamo subire senza poter far niente per difenderci. Quasi un must.