Pianeta Terra, primi anni ’50. Nei pressi di una piccola cittadina americana si schianta un misterioso oggetto volante con al suo interno un piccolo essere grigio: per la prima volta, l’essere umano entra in contatto con un alieno.

Peccato che quello appena catturato dai militari americani è uno dei tanti cloni di Cryptosporidium, un malvagio grigio della razza Furon. È per questo motivo che il suo leader Orthopox decide di mandare il clone numero 137 di Crypto per poter recuperare e salvare il suo predecessore.

Così ha inizio l'avventura del piccolo ma sagace Furon narrata in Destroy All Humans!, videogioco del 2005 uscito originariamente su PlayStation 2 e Xbox ma che sta per fare il suo ritorno sulle attuali console e PC con un remake annunciato a sorpresa nel corso dell'E3 2019, dopo ben 12 anni di assenza della serie dalla scena videoludica - l’ultimo capitolo, infatti, è uscito nel 2008 su Xbox 360 e PS3.

Destroy All Humans! recensione

Ritorno alle origini

Pur essendo un rifacimento del primo capitolo della serie, appena avviato il gioco ci viene ricordato che scene e dialoghi sono stati riportati di pari passo dal titolo originale, comprese battute che potrebbero urtare il pubblico più sensibile. Eppure, la goliardia presente in Destroy All Humans! è da sempre stata il suo cardine. All'interno del gioco possiamo infatti trovare battute inerenti sì l’epoca in cui è stato ambientato, ovvero gli anni '50, ma con strizzate d'occhio  a situazioni che possiamo ritrovare nella nostra epoca.

Per dare maggiore enfasi a questa sottile ironia, il team di sviluppo che si è occupato di questo remake, i ragazzi di Black Forest Games hanno deciso di scostarsi dal character design originale – che prediligeva dei personaggi più "realistici" – e imbracciare invece un tono più cartoonesco.

I personaggi umani risultano quindi essere più caricaturali e danno meglio l'impressione di satira che vuole far trasparire il videogioco. Questo remake, proprio come nel gioco originale, ha inizio nella piccola cittadina di Rockwell (chiaro rimando alla ben più famosa – e reale - Roswell), dove il nostro protagonista Crypto ha il suo primo incontro con… delle mucche.

Destroy All Humans! recensione

Notiamo subito come i comandi siano stati nettamente migliorati rispetto al gioco originale, dato che ora ad esempio non dovremo più preoccuparci che l'abilità della telecinesi possa esaurirsi da un momento all'altro, e sarà molto più semplice far gironzolare oggetti, animali e persone in aria, mentre magari in contemporanea si spara a qualche poliziotto di contea.

Le meccaniche di gioco sono comunque rimaste le medesime del videogioco originale, con l’aggiunta però di qualche abilità in più da poter sbloccare per il nostro Crypto non appena torneremo sulla nave madre. Sarà infatti questo il luogo in cui potremo  potenziare non solo il personaggio principale, ma anche la nave stessa che utilizzeremo appositamente in determinate missioni.

I potenziamenti avvengono tramite DNA Furon, recuperabili dagli umani stessi durante le nostre scorribande sulla Terra (estraendo  letteralmente il loro cervello sia tramite telecinesi sia tramite un attrezzo apposito e molto… particolare, che non andremo di certo ad anticiparvi), spendibili per l'appunto per i potenziamenti; potremo decidere se potenziare qualche bocca di fuoco – sia di Crypto che della sua astronave – oppure qualche abilità che agevolerà le nostre "tranquille" passeggiate tra le cittadine americane, o ancora la possibilità di potenziare i nostri scudi.

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Longevità e missioni

Per quanto riguarda le missioni, queste saranno strutturate nello stesso modo dell'originale Destroy All Humans!, ovvero suddivisi in vari livelli che, portati a termine, ci porteranno ad una breve cutscene e successivamente sulla nostra nave madre, dove potremo spendere i DNA Furon, leggere magari qualche dettaglio in più su un nemico appena incontrato o ancora visionare artwork recentemente sbloccati che mostrano alcuni progetti del videogioco originale.

Purtroppo, si sente il peso degli anni passati dal titolo originale al nuovo remake in uscita, dato che le missioni risultano essere piuttosto ripetitive con il progredire della storia; fortunatamente il gameplay che ne fa da contorno riesce a distrarre quanto basta per arrivare ai titoli di coda. Il gioco, infatti, non necessita un numero spropositato di ore per venire portato a termine: nella mia run ho impiegato circa 12 ore per arrivare alla fine.

È per  questo motivo che i ragazzi di Black Forest Games hanno deciso di introdurre non solo dei piccoli incarichi secondari da svolgere all'interno delle missioni stesse (serviranno ad ottenere DNA Furon aggiuntivi), ma anche diverse sfide da portare a termine quando si torna a visitare le città "sbloccate" durante la campagna principale; insieme anche a diversi collezionabili ben nascosti e da dover recuperare. Queste aggiunte faranno aumentare la longevità, ma certamente non lo renderanno più vario nella sua struttura; queste missioni secondarie serviranno più che altro a guadagnare ulteriori punti da spendere poi nel potenziamento del personaggio o della sua astronave, oltre che far contenti tutti i completazionisti.

Sono presenti anche delle boss fight – purtroppo si conteranno sulle dita di una mano – ma non risulteranno essere particolarmente impegnative, tranne forse le ultime due, ovvero quelle che ci porteranno ai titoli di coda. In determinate missioni, anche i nemici "base" ci daranno del filo da torcere, ma esclusivamente quando ci attaccheranno in gruppi di più di 10-15 persone (soprattutto nei livelli finali, quando saranno più che pronti per combattere una minaccia aliena).

Destroy All Humans! recensione

Nuova grafica, vecchie emozioni

Parliamo ora invece della parte che forse voi tutti stavate attendendo: la grafica. È stato svolto un ottimo lavoro di “restyling” da parte del team di sviluppo, seppur i modelli di Crypto e Pox sono stati solo leggermente rimaneggiati.

Avendo provato la versione PC, ho potuto godere appieno del lavoro svolto da Black Forest Games, con 60 fps stabili (con forse qualche leggero calo durante qualche missione in cui si doveva creare più caos del dovuto) e texture in alta risoluzione. Adesso sono presenti su schermo molti più oggetti, NPC (anche se capiterà spesso di incontrare cloni durante le vostre scorribande) e fa il suo ritorno anche la distruttibilità dei palazzi durante le missioni in cui utilizzeremo il nostro potente disco volante. Non nascondo infatti che è piuttosto gratificante veder cadere palazzi interi sotto i ripetuti colpi di un Disgregatore Quantico.

Fortunatamente, gli sviluppatori del team tedesco se la sono cavati egregiamente sotto l’aspetto grafico. È presente anche una trasposizione italiana per i meno anglofoni, ma questa si ferma esclusivamente ai sottotitoli; le voci rimangono infatti quelle dei doppiatori inglesi originale e forse è meglio così perché sono riusciti a dare un'ottima caratterizzazione non solo dei due personaggi principali, ma anche dei vari antagonisti e NPC che incontreremo durante l’avventura per salvare Crypto 136 e distruggere la razza umana.

Per concludere, questo remake di Destroy All Humans! porta con sé sia pregi che difetti del titolo originale, accompagnato da una veste grafica convincente e al passo con i tempi, insieme ad un sistema di comandi migliorato per soddisfare gli standard odierni.

Forse si sarebbe potuto intervenire sulla struttura di alcune missioni, che alla lunga risultano essere alquanto ripetitive seppur comunque divertenti da giocare (ma certamente da non rigiocare). Le missioni secondarie potranno allungare il brodo, anch'esse però potrebbero finire per annoiarvi, soprattutto se non servono ai fini della trama ma piuttosto per racimolare qualche DNA Furon in più poter potenziare Crypto e la sua astronave.

Inoltre, il remake non viene venduto a prezzo pieno e questo forse potrebbe invogliare qualche giocatore in più a tornare o provare per la prima volta ad invadere l'America dei primi anni '50. Per €40 potrebbe valere la pena farlo.