Non è una novità oramai quella che Brie Larson, attrice nota per il personaggio di Mrs. Marvel, abbia deciso di aprire un suo personalissimo canale YouTube (che fra l’altro vi consiglio di visitare) così come non è una novità il fatto che sia una grande appassionata di videogiochi, in particolare di titoli Nintendo, compagnia a cui è molto affezionata così come racconta lei stessa nel suo primo video e come ci raccontano i suoi tweet durante la quarantena in cui sfoggiava orgogliosa Nintendo Switch e Animal Crossing New Horizons.

Ma non è della sua grande passione per i videogiochi che vogliamo parlare: come lei ce ne sono tanti altri nel mondo che in questi ultimi mesi hanno dato sfoggio di queste “passioni segrete”, come Danny Trejo che ha recentemente dimostrato un grande amore proprio per il nuovo Animal Crossing e così via. Insomma, che i videogiochi siano uno strumento che accomuna anche le celebrità non è di certo una novità, e la “rivelazione” di Brie non è che una di queste tantissime storie.

Quello di cui parliamo è invece legato ad un momento particolare del suo video in cui “confessa” che questa sua smodata passione per i videogiochi le è persino costata una relazione amorosa: parrebbe che abbia deciso di allontanare il suo ragazzo in seguito ad una discussione in merito al suo “eccessivo” attaccamento a Super Mario Galaxy, un gioco (dei tre che aveva su Nintendo Wii) che l’ha stregata al punto da ignorare un po’ i bisogni del suo compagno che la vedeva troppo attaccata al suo videogioco.

Ho sorriso più di una volta mentre raccontava questo episodio della sua vita, un po’ perché mi ricorda un po’ la mia persona (e la mia attuale compagna) e un po’ perché, in un certo senso, ci sono passato anche io da una situazione molto simile (anche più di una volta, l’ultima anche di recente) che ha avuto risultati più o meno simili. Più o meno perché da bravo “fidanzato” ho provato a rivoltare la frittata spingendo un po’ la mia compagna dell’epoca a sperimentare un po’ quei “giochini” (così come li definiva) per provare a capire un po’ meglio il mio “piccolo” mondo.

Vecchie fiamme e vecchi ricordi

Chi segue Videogamer da un po’ di tempo ricorderà che dedicai a quella particolare relazione una serie di articoli, Due Pad e una Capanna, in cui raccontavo un po’ l’esperienza di Elisa, la mia ex, con quei videogiochi che lei tanto odiava e che odiava vedermi giocare perché mi distoglievano sempre da “altro”. È stato interessante, al tempo, osservare quanto alcuni dei titoli che le feci provare ebbero esattamente l’effetto sperato: di alcuni videogiochi si è innamorata, altri le hanno fatto annusare quella specie di “brivido da dipendenza” (parola brutta eh, ma non la intendo con quel significa) che la spingevano ogni giorno ad accendere il “giochino” in questione.

Ricordo come se fosse ieri il momento in cui io ero a lezione e lei a casa a studiare. Mi scrisse mandandomi un video di un passaggio di Limbo in cui era bloccata chiedendomi di aiutarla a superare quel passaggio. Ero contento di “aver vinto” e aver trasformato quei momenti “litigiosi” in qualcosa, a modo suo, di “nostro” ribaltando un po’ quella situazione incresciosa in cui Brie Larson si è trovata con il suo compagno: perché non provare a consegnargli il pad in mano?

Ho vissuto una storia analoga anche con Martina, una mia vecchia fiamma del liceo, proprio su un gioco per Nintendo Wii, The Legend of Zelda: Skyward Sword. Il gioco, per quanto male se ne possa parlare, a me piaceva da matti e mi piaceva al punto che arrivai ad ignorarla in più di un’occasione per proseguire quella mia avventura. Però ricordo un giorno in cui venne a casa mia a passare la giornata con me (dovevamo andare al mare), e io decisi di farle provare quel gioco che odiava così tanto.

Su Wii ho ancora quel suo salvataggio, “Gnegna” così come aveva deciso di chiamare Link (che imbarazzo) è ancora li, in attesa che qualcuno lo riprenda in mano per proseguire. Indovinate un po’? Le piacque al punto che quel pomeriggio (la mattina purtroppo andammo in spiaggia) decise di non uscire per proseguire con la sua avventura. Avventura che non terminerà mai perché ci lasciammo, anche se sta ancora li, a ricordarmi quanto siano stati belli quegli anni e sopratutto quanto in realtà basti poco per riuscire a condividere una passione, no?

Muffa videoludica

Con la mia attuale compagna le cose vanno diversamente, lei a modo suo “gioca” (non si definisce una videogiocatrice ma non disegna il medium e nella sua carriera ha giocato un bel po’ di titoli interessanti). Eppure capitano quei momenti in cui si “litiga” per il mio troppo attaccamento a qualcosa: ricordo il mio chiusone su Pokémon che la fece arrabbiare moltissimo, al punto che oggi se sa che esce qualcosa che mi interessa decide di non vedersi… “così fai la muffa da solo” dice.

Quella muffa la faccio, e in fondo va bene così. Va bene così perché a fianco a tutti questi momenti in cui mi lascia creare un ecosistema tutto mio sulla sedia ce ne sono altri mille in cui invece giochiamo assieme, in cui condividiamo il pad e condividiamo la passione, quella mia eh, per i videogiochi tutti assieme. E qualcuno, spesso, mi dice “povera Giulia che la costringi a giocare invece di uscire” e io sono sempre li pieno di sensi di colpa che li puntualmente deve venire a rimuovere con qualche coccola.

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E siamo felici assieme, sapete? Felici anche di videogiocare anche se so che quella muffa che faccio da solo, quella stessa muffa di cui mi piace immaginare Brie Larson ricoperta mentre gioca Super Mario Galaxy su Nintendo Wii, non la faremo mai assieme perché videogiocare va bene, ma se mi vede esagerare mi mena, e, forse, un po’ me lo merito.