A quasi vent’anni dalla pubblicazione di quello che fino ad oggi era conosciuto, almeno in Oriente, come Crash Bandicoot 4, arriva l’annuncio di quello che sembrerebbe essere, a tutti gli effetti, il quarto capitolo della storica serie platform a cui PlayStation ha dato i natali. Sì, detto così in effetti non si capisce niente, ma quando in un qualsiasi prodotto si inizia a parlare di multiverso l’effetto è sempre lo stesso: confusione, tanta, tantissima confusione. Perché sì, è di multiverso che stiamo parlando e ne stiamo parlando proprio per una serie apparentemente molto semplice e lineare, ma tant’è che nel terzo capitolo sono stati introdotti i viaggi nel tempo, quindi perché no?

It’s About Time è il nome ufficiale di quello che, ovunque nel mondo, ha il nome di Crash Bandiccot 4, un titolo che, unito al particolare design dei personaggi (che vede un re-design, ancora, del protagonista) potrebbe generare moltissima confusione. Non tutti sanno, infatti, che quello che da noi è conosciuto come L’Ira di Cortex ha avuto, nella sua versione giapponese, il numero 4 appiccicato sopra, sottolineando come, a tutti gli effetti, si trattasse del seguito (molto brutto) della serie su PlayStation 2.

Oggi scopriamo che la serie continua, invece, con un quarto capitolo del tutto nuovo che introduce a tutti gli effetti il concetto di multiverso all’interno della saga (viene detto proprio esplicitamente eh), il che significa, essenzialmente, che abbiamo una linea temporale principale, che arriva vino a Warped, che si snoda poi in due rami: L’Ira di Cortex e It’s About Time. Volendo nel calderone possiamo infilare anche Il Dominio sui Mutanti come ulteriore universo “principale” e da qualche parte ci scappa anche Twinsanity.

Il concetto non è semplicemente sottolineato dal trailer in sé ma anche da due elementi abbastanza importanti in quello che abbiamo visto: il design dei personaggi è diverso e il siparietto comico finale lascia intuire che in effetti esistono altri mondi e altri universi in cui abbiamo sconfitto Cortex (e le nuove maschere che riescono a viaggiare nel multiverso ne hanno un vago sospetto). Cominciamo con il design dei personaggi però.

Non un gran gioco ma...

Crash Bandicoot ha la grandissima sfortuna di venire reworkato quasi ad ogni titolo, una pratica non solo pessima ma anche estremamente controproducente perché… ehm, non serve spiegare i motivi per cui un’icona videoludica dovrebbe mantenere lo stesso design, immutato, sempre, no? Ecco, mi sono arrovellato il cervello a lungo nel capire come mai Activision avesse scelto di modificare nuovamente i personaggi, da Crash a Cortex, nonostante avesse per le mani degli ottimi, ottimi, modelli creati per la N.Sane Trilogy.

Ecco, in effetti se questa è la storia di un altro universo la cosa potrebbe avere il suo senso, di certo non giustificherebbe la rinnovata bruttezza del bandicoot protagonista ma quantomeno sarebbe coerente con quello che stanno cercando di raccontarci, no? E riuscirebbero persino a giustificare tutto il resto dell’ecosistema del brand , dando persino una collocazione utile a tutti quei capitoli che hanno contribuito a rendere la serie quello che è oggi: nostalgia e poco più.

Il dialogo con la maschera che sentiamo alla fine del trailer è ben più di un siparietto comunico, un po’ perché queste 4 nuove maschere rappresentano un salto importante per il gameplay, e un po’ perché, in effetti, ci danno quasi conferma di questo particolare pensiero andando a giustificare, ulteriormente, quando detto fino ad ora. Oltre a voler sottolineare quanto questa direzione voglia allontanarsi da quello che la serie è diventata nel corso degli anni.

In fin dei conti quel 4 messo accanto al titolo ha voglia, più che altro di fare questo: ricominciare nuovamente e, si spera, senza errori (che questa volta potrebbero essere estremamente fatali) per provare a far innamorare nuovamente la gente di un gioco di cui sarebbe stato forse meglio dimenticarsi, no? Eppure It’s About Time promette ben, con tutte quelle sue grandiose idee di gameplay (maschere che fermano il tempo, altre che invertono la gravità, intere sessioni con Cortex che ha poteri e abilità unici).

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Il gioco promette di essere un platform maturo, bello, divertente, colorato, difficile e molto profondo. Niente a che vedere con la mediocrità dei primi tre capitoli, perché diciamocelo chiaramente: Crash Bandicoot non è mai stato un grandissimo videogioco. È semplicemente il ricordo che abbiamo di lui a farcelo sembrare grande. Crash Bandicoot non piace perché è bello, Crash Bandicoot è bello perché piace, tutto qui.