Chi ci segue da un po’ sa che abbiamo deciso, per il lancio di The Last of Us Parte II, di lanciarci in un’impresa particolare (non per il mondo, ma per noi): abbiamo deciso di portare il gioco, per intero su Twitch. Nel particolare mi sono preso in carico personalmente l’impresa provando a fare qualcosa che non avrei mai pensato di poter fare nella vita: giocare un gioco, completamente story driven e dal fortissimo valore emozionale, in diretta, in compagnia di un pubblico potenzialmente ampio, ben lontano quindi dalla solitudine della cameretta a cui sono abituato con produzioni simili.

Non avrei voluto farlo ma ci ho provato lo stesso per due ragioni: si trattava di un buon modo di ri-lanciare il nostro canale Twitch ed ero curioso, allo stesso tempo, di capire quanto avrei perso/guadagnato dal giocare un titolo simile con un tale livello di condivisione. Per tutto il tempo della run non mi era ben chiaro se la mia scelta fosse stata corretta o meno ai fini della godibilità del gioco stesso: era piuttosto chiaro che qualcosa in me non stesse andando. C’è stato più di un momento in cui ho pensato di interrompere la live, e l’idea di completare il gioco con questa modalità, per dedicarmici in solitaria senza nessun disturbo.

In più occasioni ho sentito il bisogno di alzarmi, spegnere tutto e stendermi un po’ sul letto, mettendo insieme i pezzi, riordinando le idee e farmi quei pianti infiniti che non mi piace mostrare, così a caso, sul web. È vero, qualche momento del gioco mi ha strappato ben più di una lacrima, ma dentro di me stavo scoppiando, e pensare che da li a pochi minuti avrei dovuto continuare non solo a giocare ma anche a parlare, “intrattenere” e interagire con la chat è stato… sfiancante.

Mi trovavo fra due fuochi emozionali: da una parte The Last of Us Parte II con i suoi racconti, i suoi personaggi e le sue pugnalate, dall’altra la “tortura psicologica” di una diretta che mi richiedeva attento e continuamente attivo. Lo confesso: il primo giorno è stato devastante. Ho chiuso la live attorno alle 22 nonostante si progettasse di fare di più perché ero stanco e quel peso che stavo portando era infinitamente più grande di quello che pensavo inizialmente.

Chiaramente non è la stessa cosa

Questo non voleva mica dire che un prodotto come questo non potesse essere giocato e goduto su Twitch, sia da parte dello streamer che da parte del suo pubblico. Evidentemente io, però, non ero quello streamer e non ero nemmeno quel pubblico che riusciva a godersi il gioco attraverso le azioni di qualcun altro. Ho passato una brutta nottata rigirandomi continuamente: continuo o non continuo? Non ne ho parlato con Paolo e gli altri, che probabilmente scopriranno queste cose leggendo questo articolo, se lo leggeranno, e mi daranno del cogli*ne. Me lo merito.

Il mattino successivo ho deciso che avrei continuato però, in fondo me lo ero imposto come obbiettivo e come sfida personale. Non ero pronto, ovviamente, né a quello che il gioco da li a poco mi avrebbe proposto né alla diretta il cui peso, il secondo giorno è diventato ulteriormente più grande: in chat arrivavano i primi essere umani di mer*a a scrivere spoiler di parti importanti del gioco: panico. Cosa devo fare? Paolo, Valentino, Marzia e Biagio si sono immediatamente adoperati per proteggere chi ci stava seguendo e me da quelle informazioni: via di parole bannate, di moderazione della chat più ferrea e di limitazione solo ai follower e solo dopo 10 minuti dal follow.

Al netto di questi due o tre momenti però il secondo giorno è andato piuttosto bene: ho tirato fino alle 02 di notte. Iniziavo a capire un po’ i ritmi e come bilanciare bene le emozioni. Era, ancora, chiaramente diverso da quello che sarebbe stato giocarlo da solo, un diverso che ancora non mi era molto chiaro: va bene o non va bene? Non andava ancora bene, almeno per me. Il giorno dopo ho completato il gioco, in mattinata, e ho chiuso la live subito dopo i titoli di coda: un errore, forse, per uno streamer “vero”, era un buon momento per chiacchierare con la chat e discutere del viaggio appena concluso.

Non sono uno streamer “vero” però, sono un giocatore che aveva bisogno solo di calma, di silenzio e di una doccia. Ero distrutto, emotivamente e non, di quella esperienza: The Last of Us Parte II mi ha svuotato completamente al punto che anche adesso, mentre scribacchio, mi sento un po’ male, quasi senza voglia di sorridere. Sono felice, però, di essere riuscito nell’intento di iniziare e concludere il gioco, per intero su Twitch e riguardandomi un po’ i VOD sono ancora piuttosto contento di come ne sia uscita l’esperienza, al netto dei problemi tecnici che, ovviamente, ho riscontrato essendomi approcciato per la prima volta a questo mondo.

Da rifare?

Una domanda continua a risuonare però nella mia testa: ma questa esperienza di The Last of Us Parte II su Twitch come diamine è stata? Lo rifaresti? Questo benedetto gioco, e altri come lui, sono “buoni” giochi da esporre sulla piattaforma? Sì lo so, era una domanda e invece sono tre, ma tant’è…

L’esperienza è stata… strana. Uno strano come può esserlo assaggiare un’ostrica per la prima volta, o baciare la tua prima ragazza (o ragazzo). Una cosa che “bleah” ma che ti resta dentro e che continua a rimbalzarti nel cervello: mi è piaciuto? Non mi è piaciuto? Voglio rifarlo? Ce lo metto il limone sopra la prossima volta (mi piace come il limone sia coerente con entrambi gli esempi)? Uno “strano”… bello quindi? No, uno strano… “strano”, uno di quelli che devo provare di nuovo prima di capire, quindi sì, lo rifarei e non vedo l’ora di rifarlo. Forse.

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The Last of Us Parte II in fin dei conti si presta a tanti modi di giocarlo, a tanti modi di percepirlo e fra questi c’è anche la condivisione su Twitch, che sia questa cazzara e poco profonda o che sia ricca di momenti emotivi in cui si piange a dirotto davanti ad una telecamera. Alla fine dei giochi nessuno ci può insegnare o spiegare come “vivere” un prodotto simile e di certo non esiste un modo sbagliato di farlo. Personalmente, con il senno di poi, non lo avrei fatto anche se, ad esperienza conclusa, come già detto… lo rifarei.