Ad un anno circa dalla pubblicazione di Pokémon Spada e Pokémon Scudo, The Pokémon Company tira fuori dal cilindro il primo dei due contenuti aggiuntivi previsti per i due titoli di ottava generazione: l’isola solitaria dell’armatura, quello che già dalle prime informazioni e dai primi trailer aveva l’aria di essere il più debole fra i due essendo quello maggiormente dedicato alle lotte e molto meno ai contenuti narrativi verso cui è più orientato il secondo, la landa innevata della corona.

La pubblicazione di contenuti aggiuntivi sottoforma di dlc a pagamento all’interno dell’ecosistema “Pokémon” è una novità piuttosto importante e, sulla carta, anche piuttosto necessaria per correggere il tiro su determinate scelte di design e sviluppo che renderebbero necessaria la pubblicazione di una terza versione “enhanced” del gioco, come è sempre accaduto all’interno del mondo videoludico di Pokémon per quanto concerne, almeno, la serie principale.

Se da un lato questa nuova politica ha generato un bel po’ di malcontento soprattutto vista l’inserimento di mostriciattoli “castrati” durante lo sviluppo dei titoli principali, le promesse fatte da The Pokémon Company per questi due prodotti lasciavano comunque bene intendere: nell’isola solitaria dell’armatura avremmo avuto un focus sulle lotte con delle sfide, sulla carta, piuttosto interessanti mentre nella landa innevata della corona avremmo approfondito tutti quei buchi di trama rimasti aperti nell’avventura principale, il tutto condito da nuovi Pokémon e qualche meccanica nuova per la modica cifra di 30 euro circa.

30 euro che diventano 60 se si ha necessità di avere i dlc per entrambe le versioni di gioco visto che, in modo del tutto discutibile, si è deciso di pubblicare un contenuto identico per entrambe le versioni in due pacchetti separati, uno per Spada e uno per Scudo. I motivi sono tutti da ricercare nell’incapacità, storica, di Nintendo di gestire cose così semplici a cui, per fortuna o purtroppo, la compagnia arriva con decenni di ritardo rispetto al resto del mondo trovandosi ad affrontare problemi già noti che chiunque ha già risolto. O più semplicemente sono degli stronzi.

Un dlc da dimenticare. Completamente.

Propendiamo un po’ per la seconda soluzione perché, dopo aver completato quanto aveva da offrire l’isola solitaria dell’armatura, quello che è rimasto nelle nostre mani è stato semplicemente un portafogli più vuoto di 30 euro e un senso di delusione ed amarezza per il cui superamento dobbiamo lottare duramente: difficile dimenticare quanto giocato in questo dlc, difficile non pensare al fatto di essere stati “derubati” sia dei soldi che del tempo per giocare un contenuto ridicolo, ben al di sotto delle già basse aspettative e che contribuisce a rendere Pokémon Spada e Scudo ancora più “piccoli” rispetto a quella che è già l’opinione comune.

Cosa è andato storto nello sviluppo di quest’isola quindi? Decisamente tutto, ogni singolo elemento è senza alcun dubbio sbagliato e fuori posto, cominciando dal fatto che è un contenuto pensato per l’end-game, quindi in un momento in cui i giocatori hanno già una buona squadra sulle spalle e, magari, anche un buon team competitivo ma che ha lo stesso livello di difficoltà dei primi percorsi. Una mancanza che si fa sentire al punto da non avvertire in alcun modo un senso di sfida tale da spingere il giocatore ad impegnarsi: si tira avanti dritto continuando a spammare attacchi senza una vera e propria strategia perché questo è il modo più veloce di completare il dlc.

L’isola solitaria dell’armatura è poi costellata di fetch quest tipiche di un MMO free-to-play di bassa categoria e, la cosa più grave di tutte, è che quasi tutte sono obbligatorie per procedere avanti con l’avventura: sconfiggi tre Slowpoke veloci, raccogli tre funghi, visita i tre punti panoramici dell’isola. C’è un limite a tutto, no? No, perché la primissima cosa che ci accoglie sull’isola è una fetch quest (secondaria) in cui ci viene richiesto di cercare 150 Diglett di Alola sparsi nell’isola, una delle attività più insignificanti e brutte che io abbia mai visto in 20 anni di Pokémon.

Un’indecenza tale da avermi fatto passare la voglia di giocare il titolo ancora prima di iniziare ad esplorare i suoi contenuti principali, che si sono rivelati ancora più scadenti di quanto ho avuto modo di vedere nei primi minuti: NPC tutti uguali fra di loro, altre quest secondarie terribili come “portami n Watt così compriamo migliorie per il Dojo”, animazioni completamente inesistenti e sostituite dalla classica schermata nera con musichetta di sottofondo e chi più ne ha più ne metta. Ci sono persino NPC che chiedono scambi con Pokémon regionali che… non esistono, il che al limite della barzelletta.

Pigrizia o essere stronzi?

Ciao, scambieresti un Marowak di Galar con quello della mia regione?” Sì, certo, se non fosse che il Marowak di Galar… non esiste, un Marowak come tutti gli altri ma catturato a Galar. Ed è solo dei tanti Pokémon regionali inesistenti richiesto da questi figuri che costellano la mappa in bassa risoluzione del gioco. Una mappa molto spoglia, poco dettagliata e figlia di un level design decisamente molto pigro e svogliato che genera incomprensioni nei percorsi da seguire e un continuo ritornare sui propri passi per provare ad orientarsi visto che la scarsa qualità tecnica non aiuta: tutti gli elementi visivi utili all’orientamento non si vedono a certe distanze.

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Cosa mi resta, allora, dell’isola solitaria dell’armatura? Niente, semplicemente un cattivissimo ricordo di un gioco che, allo stato attuale, non riesco più a giustificare nemmeno io, un fan di vecchia data che ha chiuso gli occhi di fronte a tante, troppe cadute di stile da parte di Game Freak che torna a confermarsi come una compagnia completamente inadatta alla gestione di un prodotto simile. Cos'altro mi resta? Niente, perché ho persino perso la voglia di giocare il secondo dlc, quello per cui nutrivo un sincero interesse che, alla luce di questo prodotto, è andato a perdersi fra le texture a bassissima risoluzione di un’isola da dimenticare.