Mai mi sarei aspettato, nel 2020, di scrivere una recensione che portasse il nome di Desperados al suo interno, un nome che per molti di voi potrebbe quasi risultare sconosciuto ma che a me ricorda un tempo estremamente lontano in cui i (pochi) videogiochi davvero miei erano quelli che potevo trovare nei pacchetti delle merendine o quelli dei cereali. Ecco, entrai a contatto con il saga proprio con un disco contenuto in uno di questi (penso fossero dei cereali) che portava il nome di Desperados: Wanted Dead or Alive.

Ero innamorato di quel gioco, che fu anche il mio primo titolo appartenente al genere, quello degli stealth in tempo reale, e di cui porto dentro ancora un grandissimo ricordo. Il nome “Desperados” fu associato poi al secondo capitolo, che proseguiva gli eventi di Wanted Dead or Alive, per poi morire con il terzo gioco (che chiudeva un po’ l’avventura di John Cooper e la sua banda) che si chiamava semplicemente Helldorado: Conspiracy, uscito oramai tredici anni fa.

Suona molto strano, quindi, scoprire che parecchi anni più tardi il brand sia stato riportato in vita da THQ Nordic, soprattutto pensando a quanto sia stata pessima l’accoglienza del pubblico per quel terzo capitolo della saga. Eppure oggi siamo qui, a parlare di Desperados III (che malgrado il nome è in realtà un prequel) e di quanto sia stato fantastico riprendere i panni di Cooper, Kate e Doc, oltre che quelli dei nuovi personaggi introdotti all’interno del gioco che hanno saputo decisamente reggere il confronto con il trio storico della serie.

Per lo sviluppo di Desperados III THQ Nordic ha ben pensato di chiedere nuovamente ai ragazzi di Mimimi, gli stessi dietro a Shadow Tatics, uno dei migliori esponenti del genere. L’esperienza del team con il genere la si sente subito tutta e il risultato è a dir poco eccezionale: la nuova avventura di John Cooper è, senza dubbio, la migliore dell’interno arco narrativo e Desperados III si pone subito un gradino sopra il suo fratellino giapponese rubandogli con una certa prepotenza quel primato.

Non si spara e basta

Il sistema di gioco è molto semplice: visuale isometrica, un obbiettivo e 5 personaggi (che sbloccheremo gradualmente) ognuno con le sue abilità peculiari con cui cercare di svolgere ogni singola missione all’interno di un arco narrativo piuttosto interessante, al netto della sua eccessiva semplicità. Cooper vuole sfidare a duello un certo Frank, ucciderlo e riscuoterne la taglia ma rimane invischiato nei loschi traffici della compagnia di DeVitt (di cui Frank è al servizio). Kate, Doc, Isabelle e Hector si uniscono alla sua causa chi per un motivo chi per un altro, anche se tutti legati dal comune denominatore di DeVitt.

La storia è una classicissima storia western fatta di intrighi e vendette che di certo non vi stupirà (e non cercherà nemmeno di farlo) con colpi di scena più o meno elaborati: tutto è perfettamente lineare e ben raccontato e ogni personaggio si inserisce in maniera del tutto naturale all’interno delle vicende narrate. Ma non è per la sua scrittura che Desperados III è un titolo eccezionale, quanto per il suo gameplay, studiato nei minimi dettagli, che offre al giocatore numerosissimi approcci e “sfide mentali”.

Se completare gli obbiettivi principali della missione può sembrare semplice (e non lo è) riuscire a completare anche tutte le sfide secondarie richiede una buona dose di pensiero laterale che trasforma il gioco da uno shooter stealth isometrico ad un puzzle game pieno di tempismo in cui riuscire a trovare ogni incastro perfetto per il superamento di questa o di quella piazzetta piena di guardie. Ogni errore, anche nelle difficoltà più basse, costa così tanto che la dose di concentrazione richiesta va ben oltre il limite di “sano”.

La combinazione delle abilità di ogni personaggio è la chiave di volta per riuscire ad uscire vivi da ogni situazione che sarà posta davanti al giocatore a cui sarà richiesto un tipo di pensiero fuori dagli schemi per trovare il bandolo della matassa che porti alla soluzione della missione di turno. Le abilità sono tutte interessanti e, per fortuna, differenti da quelle degli stessi personaggi negli altri capitoli nonostante sia rimasta comunque la stessa tipologia di caratterizzazione: Kate è una seduttrice, Doc gioca molto con veleni e cure mentre Cooper fa un po’ di tutto. I due personaggi nuovi, Hector e Isabelle, sono un ottimo sostitutivo rispettivamente per Sanchez e Mia: ne condividono alcuni tratti anche se poi sviluppano una personalità e abilità completamente differenti.

Magia nera

Sicuramente il personaggio più interessante fra i cinque è Isabelle, una “strega delle paludi” capace di utilizzare il vodoo contro i nemici: le sue abilità aprono ad una serie così grande e variegata di scenari che la pongono, senza dubbio, come la miglior caratteristica della produzione. L’utilizzo del controllo mentale, da solo, crea un numero soluzioni così ampio che basta e avanza per tenere altissimo il livello della produzione.

Alle missioni normali (con obbiettivi secondari parecchio interessanti) si aggiungono poi le sfide del Barone, ovvero il dover superare alcuni livelli con delle limitazioni particolari o semplicemente con qualche obbiettivo cambiato (gli sviluppatori promettono altre sfide aggiuntive con aggiornamenti gratuiti molto frequenti) che rendono la longevità del gioco piuttosto alta (l’arco narrativo principale vi richiederà non più di una ventina d’ore nella difficoltà più bassa).

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In conclusione Desperados III non solo è stato un grandissimo ritorno per quel che riguarda la mia personalissima storia da videogiocatore ma è anche un must have per tutti gli amanti del genere che devono, senza se e senza ma, giocare quello che, secondo l’opinione di chi scrive, è non solo il miglior esponente del genere ma anche, e soprattutto, un grandissimo videogioco.