Esiste, nel mondo, un confine piuttosto sottile fra “demenziale” e “divertente”, due facce di quella che potremmo definire quasi come la stessa medaglia (in senso molto molto lato, chiaramente). Capita, molto spesso anche, che le due cose coincidano, altre volte, invece, coincidono decisamente di meno, o comunque in base alla sensibilità umoristica del singolo individuo.

Nel mondo videoludico le cose non differiscono troppo, anzi, possiamo quasi dire che siamo di fronte allo stesso identico concetto, con una piccola quanto significativa differenza: un prodotto solo ed esclusivamente demenziale è bello e divertente per i primi minuti, poi sfocia nella noia (un esempio su tutti è Goat Simulator). Un prodotto divertente (può anche non essere bello, intendiamoci) è interessante per tutta la sua durata e difficilmente riesce a stancare. Ne consegue che qualcosa di demenziale e di divertente fa parte della seconda categoria: ci gioco fino alla nausea ridendo fino alle lacrime.

Uno di questi casi, l’ultimo per meglio dire, è Maneater, quello che più comunemente viene definito “il gta con lo squalo”, ovvero un titolo in cui impersoniamo uno squalo e facciamo casino in giro: uccidiamo bagnanti, pesci, barche, moli, città e chi più ne ha più ne metta. In tutto questo c’è una storia ben precisa che può essere seguita, o ignorata semplicemente per fare caciara in giro, magari facendo tutte quelle piccole micro-attività che il gioco mette a disposizione del giocatore.

Mettiamo subito le mani avanti: Maneater non è un bel gioco, nella maniera più assoluta. È ripetitivo, è ignorante… è “poco appetibile”. Succede però che in titoli di questo tipo entra in gioco il “fattore divertimento” che, nel caso specifico, si fonde squisitamente con il “fattore demenziale” con il risultato di una ventina di ore (molte meno se tirate dritti) che vi scivoleranno via come niente, al netto di scendere a compromessi con tutta una serie di difetti su cui, se questa fosse una recensione, non potrei sorvolare.

Cosa funziona di preciso?

Quali sono le intuizioni, interessantissime, di Maneater che lo pongono su una posizione privilegiata rispetto al resto delle produzioni simili? In realtà poche, pochissime, ma bastano per far sì che io abbia visto i titoli di coda del “gta con lo squalo” e non abbia visto il finale di molte altre realtà simili. Così poche che possiamo ridurle essenzialmente a tre, che funzionano proprio perché esistono tutte e tre insieme nello stesso momento: Chris Parnell, il “programma tv” Maneater e le mutazioni dello squalo.

Iniziamo con il nome, quello di Chris Parnell. Chi è? Si tratta di un attore comico statunitense di cui potreste aver sentito il nome in prodotti come Rick and Morty o Archer (entrambe due serie animate che dovreste recuperare se non lo avete ancora fatto) ma la sua carriera è molto più ampia, interessante e divertente di queste due singole serie. Chris è il narratore principale degli eventi di Maneater e, che ci crediate o meno, il gioco non avrebbe funzionato con una voce diversa a fare le stesse battute demenziali che accompagnano la nostra avventura.

Il suo modo di porsi e la sua “verve” lo rendono un personaggio piuttosto azzeccato per quel tipo di ruolo che contribuisce a tenere alta l’attenzione del giocatore al quale viene strappata più di una risata, con più lacrime di quello che succederebbe semplicemente leggendo la stessa battuta sullo schermo. Chris Parnell è probabilmente l’asso di briscola per Maneater e senza alcun dubbio il suo pregio migliore che da solo potrebbe quasi riuscire a reggere tutta la baracca anche se con uno sforzo notevole, mitigato, in parte, dagli altri elementi.

Di cosa parliamo nello specifico? Di un’interessante intuizione narrativa che vede tutto l’arco narrativo del gioco come una gigantesca puntata di un programma TV (Maneater per l’appunto) che segue le gesta dei più importanti cacciatori di squali che tengono tranquille e pacifiche tutte le coste e della gestione della crescita del nostro piccolo protagonista. Il nostro squalo può subire delle mutazioni che variano dalla più semplice coda più forte alla possibilità di ottenere dei denti elettrificati che potenziano il nostro morso.

Quindi lo gioco?

Sembreranno due banalità ma contribuiscono in maniera notevole in una fruizione più fluida dell’esperienza di gioco, che riesce a risultare interessante, divertente e mai banale al netto di tutti i problemi di camera, di controlli e di bilanciamento di cui il gioco soffre. Se combattere contro un alligatore è un’esperienza che possiamo solo definire frustrante, farlo mentre lo fulminiamo e lo riempiamo di lividi con i colpi di coda diventa tutta un’altra esperienza, specie con il commento in tempo reale del buon Chris.

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Maneater è il perfetto esempio, quindi, di come gestire, equilibrandoli, “demenziale” (di cui il gioco è pieno) e “divertimento”. Il perfetto esempio di come gestire perfettamente un progetto di questo tipo tenendo altissima l’attenzione e la voglia di giocare del giocatore che non ci penserà due volte prima di concludere l’avventura, al netto di una scrittura fin troppo raffazzonata, povera e decisamente banale. Sì, il consiglio è di giocarlo, chiaramente, perché si tratta di una sorpresa che vi dimenticherete difficilmente.

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