Se ricordate di un mio articolo di un paio di mesi fa su Half-Life: Alyx, non sbagliate. Non si trattava di una recensione, ma bensì di una lode alla serie e all'incredibile dispiacere che provai nel non poterlo provare in prima persona al lancio.

Al tempo, la quarantena mi impediva di sfruttare il mio amato Oculus Rift, parcheggiato a diversi chilometri da me, costringendomi di conseguenza a guardare e riguardare i gameplay di altri giocatori, nel vano tentativo di consolarmi.

Ora, in contemporanea con il debutto della lingua italiana nel gioco sono finalmente qui per dare la mia opinione rispetto al nuovo capitolo della saga più importante mai sviluppata da Valve. Inizio con il dire che mai avrei pensato, in passato, di poter recensire un Half-Life. Che dire: il destino.

Ma ora basta fare i sentimentali e buttiamoci nella mischia. Indossiamo il nostro visore per la realtà virtuale di fiducia e lanciamoci a capofitto dentro City 17, per la prima volta non nei panni di Gordon Freeman.

Una vista magnifica

La città probabilmente insediata nell'Europa Orientale è più bella che mai. Nei primissimi minuti di gioco è lei ad accoglierci, grazie ad una vista mozzafiato da un balcone della periferia. Molto è cambiato rispetto alla nostra ultima visita, o meglio, molto cambierà.

Half-Life: Alyx, infatti, è ambientato circa 5 anni prima della nuova venuta di Gordon Freeman e della distruzione della Cittadella, che nel tempo di questo nuovo capitolo sembra essere ancora parzialmente in costruzione.

L'invasione Combine è più consolidata che mai ed il loro dominio è ancora indiscusso sul pianeta Terra. Fin da subito, gli sviluppatori hanno voluto dare numerosi indizi ai fan della lore di Half-Life su quello che probabilmente è accaduto.

Un mappamondo mostra i luoghi che ormai non ci sono più, tra cui tutta l'America del Nord, mentre una zona dell'Europa dell'Est è curiosamente evidenziata. Qui probabilmente sono stati concentrati i rimasugli della civiltà umana, incapace di procreare e ribellarsi.

half life alyx

Alyx è cresciuta in questo mondo e nelle primissime fasi di gioco, utili anche al giocatore per ambientarsi alla realtà virtuale costruita da Valve, ne scopriamo tutta la sua brutalità. Veniamo rapiti insieme a nostro padre Eli, ma grazie al nostro amico Russell riusciamo a fuggire.

Da questo momento avremo un unico scopo: salvare nostro padre dalle grinfie dei Combine, prima che venga portato a Nova Prospekt. Per svolgere al meglio la nostra missione, Russell ci fornirà i Gravity Glove, precursori della Gravity Gun e probabilmente gimmick più interessante della realtà virtuale, ad oggi.

Si tratta di guanti in grado di manipolare la gravità, per l'appunto, e come il suo successore, sono in grado di tirare a se qualsiasi oggetto. Il tutto non è, e non sarà, così automatico come premere un pulsante del mouse, anzi.

Dovremo compiere un movimento ben preciso per selezionare l'oggetto desiderato e tirarlo verso di noi. Un gesto che in poche ore diventerà quasi abitudinario, diventando parte dei nostri movimenti ed utile anche in combattimento, permettendoci di compiere delle azioni incredibilmente cinematografiche.

Si tratta di un vero e proprio antipasto a quello che è in grado di offrire il gioco. Fin dalle prime battute ci viene letteralmente sbattuta in faccia la grandissima interattività con tutto quello che ci circonda. Quadri, soprammobili, pennarelli, scatole, vestiti, munizioni, granate, attrezzi.

Ogni oggetto è esattamente dove dovrebbe essere e l'amalgama con il flusso di gioco è pressoché imparagonabile. Questo aumenta esponenzialmente le possibilità offerte dagli sviluppatori, che a loro modo hanno sapientemente sfruttato, le risorse del motore di gioco.

Enigmi che in una situazione “normale” sarebbero potuti essere risolti con soluzioni banali e “già viste”, qui sfruttano ogni oggetto e possibilità offerte dal Source Engine 2, garantendo un gameplay unico nel suo genere.

Nelle oltre 12 ore di gioco non dovremo soltanto sparare, ma anche cercare nei cassetti munizioni e risorse, nasconderci dietro auto e macerie, chinarci per entrare dentro dei cunicoli, risolvere complicati meccanismi di hackeraggio e molto altro ancora.

Uno spin-off che non è uno spin-off

Uno dei principali dubbi che avevo all'annuncio di questo nuovo Half-Life è stata proprio questa apparente deriva narrativa. Perché mostrarci qualcosa avvenuto anni prima dell'arrivo di Gordon Freeman a City 17?

Per chi ha giocato alla triade di Half-Life 2 saprà che proprio l'arrivo di Gordon ha scatenato tutta una serie di eventi che hanno portato alle prime vittorie dei terrestri sui Combine. Che senso ha quindi parlare di un periodo in cui si sopravvive a fatica?

In fondo parliamo anche di una iniziale poca carica emotiva. Eli Vence è stato rapito, ma ce lo ricordiamo tutti nelle prime scene di Half-Life 2. Sappiamo che non rischia nulla e che la nostra missione andrà tranquillamente a concludersi positivamente.

Qual'è quindi il punto? Ci sono almeno due incontri, che cambieranno letteralmente le carte in tavola. Uno non lo dirò, l'altro nemmeno, ma sappiate che si tratta di nostre grandissime conoscenze. Alla fine tutto avrà un senso e capiremo il motivo per il quale stiamo giocando un prequel e non un sequel.

Paraculaggine? Si, anche. Parecchia a dirla tutta, ma il punto è che dopo quasi 15 anni ci accontentiamo anche di questo. La storia pian piano procede e le basi per un terzo capitolo (si spera) ci sono tutte. Se sarà un gioco per la VR, questo è tutto da vedere.

Mentre scrivo è uscita una mod che permette di giocare ad Half-Life: Alyx senza visore per la VR. Bene ora vi spiegherò perché è incredibilmente sbagliato.

Semplicemente vi annoiereste. Alyx è nato e pensato per essere questo, un profondo titolo per la realtà virtuale che fa di quest'ultimo il suo più grande cavallo di battaglia. Pensare ai numerosi scontri contro i combine o contro gli zombie senza pensare alle interazioni, ai movimenti e alle azioni esperibili con il visore è veramente disarmante.

La possibilità di accucciarsi letteralmente per nascondersi da un nemico. Mettersi una mano davanti alla bocca per non respirare le spore. Mettersi un cappello da muratore in testa per evitare che gli headcrap si attacchino. No, giocare senza il visore lo snaturerebbe troppo e non gli renderebbe giustizia.

Come può un gioco per la VR essere innovativo a tal punto? In realtà è molto più complessa di così. Non si tratta di innovazione pura e semplice, quanto di una grandissima cura ai dettagli, al motore di gioco e alle dinamiche del gameplay.

Posso dire che sicuramente si tratta del miglior titolo per la realtà virtuale presente sul mercato, senza sé e senza ma. Anche se a difesa degli altri si tratta del primo vero tripla A di questo nuovo settore videoludico.

Per questo lo stesso gioco trasposto in versione non VR non funzionerebbe, ma avrebbe bisogno di nuovi guizzi di fantasia e creatività per renderlo veramente memorabile. Ad ora, lo è in quasi tutta la sua interezza, ma solo grazie alle possibilità offerte dal visore.

A ciò si aggiunge una cura anche per altri elementi, a partire dai personaggi. Una manciata, ma costruiti in maniera ineccepibile, molto caratterizzati e riconoscibili. Passando poi per le ambientazioni uniche, ed un level design di qualità sopraffina, che nonostante tutto ci permetterà una grandissima mobilità.

Infine, arriviamo alle armi. Ne avremo tre in tutto, tra cui una pistola, un fucile a pompa ed una mitraglietta leggera. Tutte potenziabili grazie alle resine che troveremo sparse ovunque nelle mappe. A ciò si aggiungono le granate terrestri e Xen,

Un po' di hardware

Questo è solo un piccolo antipasto di cosa vi aspetta. L'unico limite come detto è proprio il visore ed un computer abbastanza potente per farlo girare.

In questo caso l'ho provato su un PC con una CPU i5 6700, con 16 GB di RAM DDR4 ed una GTX 1070 da 4 GB di VRAM. Insomma non la bestia che ci si aspetterebbe, anzi, parliamo di una macchina che comincia ad avere qualche hanno sulle spalle, soprattutto lato CPU.

Ciò nonostante se l'è cavata egregiamente a patto di sopportare qualche problema. Ovviamente Half-Life: Alyx l'ho fatto girare a dettagli minimi, ma nonostante ciò non sono mancati i cali di frame rate che in realtà virtuale sono un pugno nello stomaco.

Questi si sono concentrati soprattutto nei grandi spazi aperti, quindi se nei primi minuti di gioco vi verrà da vomitare, resistete. Gran parte del gioco, infatti, passa attraverso livelli disegnati quasi interamente all'interno di edifici, fogne e quant'altro con un carico per la GPU notevolmente ridotto.

In più, anche se giocherete a dettagli minimi, tranquilli che la qualità rimarrà incredibilmente alta. Sembrerebbe una contraddizione ma non lo è. Facendoci caso, noterete che con queste impostazioni la qualità degli oggetti con cui interagirete rimarrà altissima, come quella dei personaggi.

A diminuire sarà la qualità soprattutto delle superfici, in particolare di quelle meno in vista. Un escamotage che farà sudare molto meno il vostro PC e vi garantirà un frame-rate solido per quasi tutto il gioco.

Altro grande plauso va a tutto l'ambito sonoro di Half-Life: Alyx. Ovviamente i suoni ambientali perfettamente posizionati la faranno da padrone, soprattutto nelle scene e nelle zone "più horror" con zombie ed headcrap che saltano fuori da ogni dove.

Per le situazioni più combattive, invece, entrerà in gioco una prepotente colonna sonora tecno, che ci riporterà alla memoria alcune tracce di Half-Life 2.

Io per primo avevo pochissime aspettative per Half-Life: Alyx. Parliamo di un progetto sbucato quasi dal nulla e sui cui c'è stata una piccolissima attenzione mediatica, se non all'annuncio e all'uscita.

Aggiungo che probabilmente la ragione della sua esistenza è l'avere un titolo valido per trainare le vendite di Steam VR, quindi perché aspettarsi qualcosa da questo gioco. Come detto prima, ogni dubbio passerà dopo la prima mezz'ora dentro City 17.

Valve è riuscita nel compito, mantenendo fede al suo motto di voler innovare con ogni capitolo di Half-Life che pubblica sul mercato. Half-Life: Alyx è coinvolgente, divertente e non vorrete smettere di giocare fino a quando non vi sanguineranno gli occhi o le orecchie.

A ciò si aggiunge una storia che fortunatamente porta avanti, se pur di poco una saga lasciata ad ammuffire da più di una decade ed anche solo per questo meriterebbe di essere giocato da ogni fan della serie.

Ovviamente l'unico problema è proprio il VR per cui è stato costruito, non si tratta di uno scoglio di poco conto e se non avete intenzione di acquistare questo hardware vi capisco e vi rimando al mio precedente articolo. In soldoni, vi toccherà giocarlo su Twitch.

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