L'annuncio di Assassin's Creed Valhalla non è arrivato come un fulmine a ciel sereno, anzi. Il titolo stesso rumoreggiava tra i subreddit già da qualche tempo. Ciò nonostante la sorpresa e lo stupore dopo i due giorni della scorsa settimana sono palpabili. Con un'incredibile maestria, infatti, Ubisoft ha saputo canalizzare l'hype dei fan in un evento streaming, nella quale abbiamo scoperto nome, periodo di uscita ed il primo trailer del prossimo titolo della saga dell'Assassino.

Manca ancora l'incognita del gameplay, il quale nonostante tutto non è stato rivelato nemmeno all'Inside Xbox avvenuto in questi giorni. Di conseguenza non resta, per quello, che aspettare un evento ad hoc di Ubisoft, che sicuramente verrà annunciato nelle prossime settimane.

Ovviamente anche solo il trailer in CGI, pubblicato da Ubisoft, è stato sufficiente per aizzare la passione per la storia di molti e qui arriva in soccorso questo articolo, nella quale andremo a puntualizzare molto di quello che abbiamo visto e sentito, tra miti moderni e qualche romanzata.

Ubisoft ha sempre tenuto in grande considerazione la realtà storica. Fin dal primo capitolo di Assassin's Creed, infatti, la software house francese ha cercato di trasporre il più possibile fedelmente particolari periodi storici su schermo.

Il Discovery Tour introdotto con Assassin's Creed Origins e rinnovato con Odyssey ne è un esempio. Trattasi di una particolare modalità di gioco, nella quale possiamo liberamente girare per la mappa, con l'unico scopo di andare alla scoperta delle meraviglie dell'Egitto e della Grecia Antica, attraverso tour guidati.

Si tratta di un accorgimento non da poco, considerando che molti altri titoli videoludici, che si rifanno alla storia non hanno mai proposto al giocatore nulla di simile, se non il classico Codex di nozioni. Ubisoft in tal senso ha avuto sempre un grande occhio di riguardo per la verità storica, cercando di offrire dei giochi che possano essere divertenti, ma al contempo un minimo istruttivi.

Il Q&A pubblicato sulle pagine di Ubisoft, poco dopo la pubblicazione del trailer è un esempio di questa attenzione. Trattasi di un'intervista a Thierry Noël, ricercatore e storico che ha collaborato alla realizzazione di Assassin's Creed Valhalla e che in questo articolo prova a spiegare chi fossero davvero i vichinghi al di la delle leggende diffuse attraverso la cultura pop.

In esso abbiamo trovato diversi spunti interessanti, che coprono in maniera molto generale vari argomenti, oltre che le nostre conoscenze sulla cultura norrena. E da qui abbiamo deciso di partire, guidati ancora una volta dal Professor Roberto Pagani dell'Università d'Islanda, che qualche settimane fa ci portò nei meandri della cultura islandese in seno ad Hellblade II: Senua's Saga.

Vichinghi: tra miti e realtà

Ovviamente partiamo dal nome: vichinghi. Una parola che nel contesto moderno ha assunto una variante quasi romantica ed eroica, ma che nella realtà ha avuto ben altri significati. Come ogni cosa, questo termine non indica una connotazione bianca o nera che sia, ma rimane in una sorta di limbo che viene più o meno declinata a seconda di chi la usa.

”Vichingo"ci ha spiegato il Professor Pagani "è un termine che assume connotazioni diverse a seconda dei contesti: Adamo da Brema, nel secolo XI, ci dice che 'quelli che chiamano vichinghi sono in effetti pirati'. Il senso più generale era essenzialmente quello di 'pirata stagionale'”.

Molte volte anche l'origine dei “vichinghi” poteva non essere così scontata. ”Un islandese, un norvegese o un danese 'facevano' i vichinghi in estate, e in inverno si dedicavano alla pastorizia.”

"Le bande dedite alla pirateria in modo più o meno stabile esistevano come esistono tutt'ora forme di brigantaggio organizzato, e queste potevano reclutare membri in qualsiasi meta dove facevano porto, incluso il mediterraneo. Abbiamo notizie di incursioni vichinghe - ad esempio - in Marocco. Ugualmente esistono resti umani del periodo alto-medievale di origine nord-Africana in area nord-Europea".

"Sono casi rari", aggiunge Pagani "e non certo la norma, ma chiaramente alcuni individui di origine mediterranea si erano inseriti, volenti o nolenti nelle società nordiche, e viceversa. Le incursioni vichinghe sono state un elemento caratterizzante della storia europea negli ultimi secoli del primo millennio".

Cosa spingeva quindi, queste persone ad intraprendere la “carriera” del vichingo? Bene, questo è presto detto: ”erano un modo di accumulare ricchezze rapidamente, per esempio tra i rampolli non primogeniti che sarebbero stati in svantaggio nell'eredità.”

Questo portò ad un sentimento comune non proprio positivo verso il termine stesso. Preconcetto che rimase nelle popolazioni scandinave fino a qualche decennio fa, almeno fino a quando la narrativa in merito non divenne maggiormente romanzata.

”Fino a qualche hanno fa", ci racconta il professore "nessuno diceva di essere discendente dei vichinghi. Questo perché ora l'effetto che si ha è di meraviglia, del biondo eroe nordico, quando in realtà anche un nord-africano poteva diventare un vichingo. Ora c'è proprio questa sorta di riscrittura di rimando della storia”.

”Nelle fonti islandesi il termine viene usato però per descrivere soprattutto individui violenti e problematici. È interessante notare come spesso il termine venga usato in tono dispregiativo per gli antagonisti di una saga, mentre i protagonisti (anche nel caso si diano loro stessi alle razzie) non vengono indicati come tali”.

Tra l'altro anche l'idea del classico guerriero alto, tatuato, biondo e con occhi azzurri è abbastanza lontano dalla realtà. Questa immagine si è diffusa negli ultimi decenni, anche grazie ad alcune serie TV, che si dicono “storiche”, ma che di quest'ultima offrono una vera e propria storpiatura.

Pensando a Vikings, penso alle acconciature (spesso ridicole), e ai vestiti - sempre scuri: sicuramente per attirare un certo target, penso ai fan del metal. I norreni di classe elevata sfoggiavano abiti sfarzosi dai colori appariscenti per segnalare il loro status”. In questo senso anche Assassin's Creed Valhalla sembra riferirsi all'immaginario pop e già nel trailer si possono vedere capigliature o abiti, molto simili a quelli della serie TV, che evidentemente è stato preso come punto di riferimento estetico per il design artistico dei personaggi.

Ovviamente non si tratta di scelte che devono essere demonizzate in virtù di uno stoicismo storico assoluto. In fondo, cercano di colpire un immaginario preesistente da diverso tempo nella nostra società, ed è anche un modo sibillino di avvicinare il pubblico più generalista ad un prodotto che nasce come di intrattenimento. Da qui l'importanza della presenza di un Discovery Tour che ci immaginiamo estremamente ricco di contenuti, almeno quanto quello dei predecessori. E che offra uno scorcio della vera società norrena in tutta la sua estensione anche territoriale.

Tra Norvegia e Gran Bretagna

Proprio riguardo l'estensione territoriale, almeno dalle prime indiscrezioni, la mappa di gioco coprirà un territorio estremamente vasto, che andrà dalla Scandinavia all'Inghilterra. E proprio in quest'ultima, pare che si svolgerà il fulcro dell'azione, lasciando alle regioni del Nord probabilmente le battute iniziali o una sorta di hub per gestire il proprio insediamento.

Questa estensione territoriale è dovuta alla grande espansione che ebbero le popolazioni norrene in quel periodo, che arrivarono a diffondesi su buona parte delle coste e dell'entroterra del Nord Europa. Basti pensare che l'Inghilterra del 873, anno in cui è ambientato il gioco, è occupata per buona parte proprio da queste popolazioni danesi.

Può sorprendere, ma dire che l'Inghilterra era stata invasa e conquistata dai vichinghi è abbastanza sbagliato. Di fatto si dovrebbe parlare più correttamente di “avanzata danese” nel territorio inglese. Questo significa che il protagonista Eivor è danese? Probabilmente no, in quanto è molto più probabile che gli sviluppatori abbiano voluto dare un'origine maggiormente “nordica” al personaggio. Forse per alimentare quella vena da cultura pop, di cui comunque Assassin's Creed Valhalla è un poco intriso.

Si potrebbe anche pensare, che fino ad allora queste popolazioni non fossero mai uscite dalle proprie terre. Pagani ci ricorda che non è così. “Che una comunità nordica" ha affermato "fosse completamente all'oscuro dell’esistenza di terre a ovest del mare del nord è semplicemente ridicolo. Le genti scandinave avevano contatti commerciali già con i Romani. La Danimarca è farcita di monete romane!”

Ciò nonostante ad un certo punto, accadde che interi e numerosi gruppi di popolazione si mossero verso altre terre. Le ragioni specifiche di questa “emigrazione”, come accennato anche nell'intervista di Thierry Noël sono ancora molto dibattute e come sostiene probabilmente sono state causate dalla necessità di ottenere nuove risorse e terre fertili.

Anche se personalmente trovo molto più interessante il come siano arrivati a controllare mezza Inghilterra, che rimase in salde mani danesi comunque per parecchio tempo. Il tutto ovviamente inizio con le classiche razzie, fino a diventare qualcosa di diverso.

”La prima incursione documentata avvenne nel 793, al monastero sull'isola di Lindisfarne", ci ricorda Pagani "quello che succedeva è che alcuni gruppi eseguivano sostanzialmente una toccata e fuga, portandosi a casa il bottino.”

”Questo fino a che non si resero conto che valeva la pena di stabilirsi in quei territori che stavano razziando.”. A questo punto, però, bisogna sottolineare come questi movimenti verso l'Inghilterra necessitavano di finanziamenti in madre-patria.

Infatti, come Pagani ci ricorda una nave poteva costare anche quanto un'intera proprietà terriera e chi poteva permettesi queste spese, poteva assoldare anche gli uomini necessari a portarlo in Inghilterra”.

A questo punto della storia si erano formate delle vere e proprie bande organizzate, che una volta sul territorio crearono una struttura gerarchica di comando, per gestire i territori che avevano conquistato.

E a questo punto viene da chiedersi se quanto visto nel trailer corrisponda a verità. Nel video pubblicato da Ubisoft, infatti, si vede ad un certo punto un villaggio probabilmente in Inghilterra nella quale i guerrieri danesi stanno costruendo edifici e strutture.

Questo a sottolineare, il fatto che questi guerrieri non hanno solo predato e razziato e mettendo questo concetto in contrasto con la voce del Re Alfredo, il quale parla degli invasori come di distruttori “che non ameranno mai questa terra”. Ebbene anche in questo caso bisogna capire, che la storia ed il mondo non è mai così bianco o nero.

Ovviamente Assassin's Creed Valhalla riporterà il classico contrasto tra “Templari” ed “Assassini”, nella quale, da come si è potuto vedere nel trailer, gli invasori norreni sosterranno la frangia degli Assassini.

Per tradizione la saga di Ubisoft non ha mai viaggiato nel grigio ideologico e la distinzione tra buoni e cattivi è sempre stata abbastanza netta. Si potrebbe dire allora che “tutto va bene”, anche se personalmente non vedo l'ora in una maturazione del pubblico, che potrebbe spingere la software house a scelte narrative più realistiche ed interessanti.

Anche il professor Pagano si è espresso riguardo a questa idealizzazione del vichingo-buono, inglese-cattivo: "penso che siano letture che sentiamo il bisogno di fare noi, che a prescindere dal nostro essere atei o credenti siamo comunque figli di una visione dualistica del mondo per la quale esistono un bene e un male ben distinti.”

” In realtà giudicare un vichingo come malvagio per via delle incursioni sarebbe come considerare un gatto cattivo perché caccia i topi. Non si possono analizzare momenti storici con i parametri morali di epoche diverse. O meglio, si può fare, ma si tratta di un esercizio velleitario.”

”D’altra parte, cercare di rivalutare l’immagine dei vichinghi per poterla “vendere” come un modello desiderabile per chi cerchi un passato in cui identificarsi, seppure molto comune, è altrettanto illecito: cercare nei vichinghi, o meglio, nelle popolazioni nordiche, degli antesignani dei movimenti ecologisti, dei diritti delle donne o della resistenza contro il cristianesimo, è semplicemente inopportuno.”

Quindi che tipo di rapporto c'era tra le due popolazioni in terra inglese? Sempre guardando il trailer, questa domanda sorge spontanea.

“Pare che nonostante l’élite della parte di Inghilterra sotto il controllo danese fosse scandinava, comunque si è assimilata alla popolazione locale. Un po’ come fecero i longobardi da noi.”

Il dominio scandinavo finì nel X secolo, con l’annessione di territori precedentemente sotto il controllo danese, o la sottomissione di capi danesi all’autorità di monarchi anglosassoni. Nell’anno 1066, gli invasori Franco-normanni sconfissero l’ultimo sovrano nordico con mire espansionistiche in Inghilterra, il Norvegese Araldo il tiranno. L’evento sigla la fine del periodo delle incursioni vichinghe.”

Re o tiranni?

Arriviamo dunque a cercare di capire la situazione dall'altra parte. L'Inghilterra non è minimamente quella che conosciamo oggi. Come lo stesso Thierry Noël ha raccontato nell'articolo pubblicato sulle pagine Ubisoft, parliamo di un territorio estremamente frammentato. “Al tempo” scrive “l'Inghilterra era una società multietnica. Era dominata dagli Anglosassoni, ma c'erano anche Bretoni, che discendevano dagli antichi romani e molti altri. Era una terra ricca, ma divisa specialmente tra i regni Anglosassoni”.

Tra l'altro questa divisione fu uno dei principali motivi per la quale, la penetrazione danese riscì ad arrivare così in profondità nel territorio danese. In quel periodo uno dei pochi regni “forti”, era proprio quello del Wessex di Alfredo il Grande, come venne rinominato in seguito.

“Alfredo il Grande, venerato come santo, è stato un grande uomo di lettere. Promotore della diffusione dell’erudizione cristiana nel suo regno, diede anche grande impulso allo sviluppo letterario Anglosassone. Ce lo vedo seduto a scrivere con quel tono pomposo che si vede nel trailer!”

”Con un misto di diplomazia, intelligenza militare e carisma, riuscì ad arginare e poi a fermare l’avanzata danese in Inghilterra, riuscendo poi a costringere alcuni leader danesi a farsi battezzare. Questo calmò le acque tra la parte danese e quella inglese dell’Inghilterra, ma il re anglosassone dovette far fronte ad incursioni e attacchi su scala più piccola.”

“ Riuscì a sconfiggere una flotta danese che tentò un’invasione per poi darsi alla fuga (evento non così raro, nonostante siano rare le occasioni in cui la cultura pop mostra i nordici come perdenti e i popoli cristianizzati come vittoriosi).”

Ovviamente, molto verrà rimaneggiato da Ubisoft. Sembra chiara, come detto in precedenza, l'appartenenza o la sudditanza del Re del Wessex ai Templari. L'incognita rimane, però, sul come potrebbe finire il gioco. Se dovesse seguire il corso della storia, il nostro o la nostra cara Eivor si troverebbe inevitabilmente sconfitta dagli inglesi.

E qui viene il bello. Evidentemente non è così semplice come sembra e gli elementi narrativi dati in pasto alla community con questo primo trailer, servono solo a caricare gli animi. O forse questa è solo una mia personalissima speranza, ovvero che la trama possa essere molto più complessa ed articolata rispetto al passato.

In attesa di scoprirlo non ci resta che aspettare ancora qualche giorno in attesa del prossimo reveal, il 7 maggio. Ovviamente colgo l'occasione ancora per ringraziare il Professor Roberto Pagani per la disponibilità. Come già ricordato in passato, se volete seguirlo, potete visitare la sua pagina Facebook “Un italiano in Islanda”.