Negli ultimi 3 anni, Capcom è riuscita a mettere a segno diversi colpi rivitalizzando la saga di Resident Evil arrivata su un binario morto. I recenti Resident Evil 2 e 3 Remake non sono nient'altro che una conferma delle grandi capacità della software house giapponese di saper creare ottime iterazioni videoludiche. Questo ritorno al passato ha riportato in auge una sorta di apprezzamento generale per il genere survival horror.

Ed è proprio in questa scia che si innesta Daymare: 1998, titolo italiano sviluppato da Invader Studios e rilasciato su PC lo scorso settembre, arrivato su console proprio in questi giorni. Già dai primi capitoli è evidente come si ispiri fortemente alla saga di Capcom, così come è similare l'idea che ha portato alla creazione dei due titoli.

Resident Evil 2 Remake e Daymare: 1998, un'origine comune

Tempo fa mi capitò di chiacchierare con uno degli sviluppatori di Invader Studios alla Milano Games Week e mi spiegò che il gioco in origine nacque proprio come remake apocrifo di Resident Evil 2, nel tentativo di svecchiarne lo stile e dargli un'impronta nuova. La cosa incredibile è che la loro attività non passò inosservata.

Capcom, infatti, li notò e li invitò in un colloquio a porte chiuse nella quale, visti i loro piani per il futuro, gli spiegò che avrebbero apprezzato un passo indietro da parte loro, offrendogli allo stesso tempo il supporto, in termini di design artistico, per un progetto ex-novo che non avesse nulla a che fare con il marchio di Resident Evil.

Da qui nacque Daymare: 1998, un titolo che riesce nell'intento di darsi uno stile ed un gameplay a suo modo unici, oltre che una trama incredibilmente molto più complessa di un qualsiasi capitolo della saga di Capcom.

Il gioco ci metterà nei panni di ben tre personaggi, due soldati appartenenti a delle forze speciali del governo degli Stati Uniti ed un normalissimo cittadino.

Un po' di trama

Le vicende hanno inizio nella base militare segreta di Keen Sight, nella quale un incidente ha provocato la fuoruscita di una sostanza che “liquefa” le persone e le trasforma in zombie.

La nostra primissima missione consiste nel recarci alla base e tentare di insabbiare l'accaduto, con anche l'intento di rubare i progetti e dei campioni di questo agente patogeno. Purtroppo qualcosa andrà storto portando ad un disastro che coinvolgerà anche la vicina cittadina ed i suoi abitanti.

Il personaggio principale della storia è Sam Walker, un afro-americano in cerca di vendetta dopo i fatti avvenuti ad inizio gioco.

La trama di Daymare: 1998, nonostante l'incipit abbastanza banale, è molto articolata e sostenuta da ottime cinematic che trainano la storia, oltre che da una buona documentazione che aiuta ad arricchire la lore.

Quest'ultima a tratti risulta quasi eccessiva. Ci sono documenti composti da numerose pagine che purtroppo non hanno un gran mordente e difficilmente si ha la voglia di leggerli. A ciò si aggiungono dei link, che se inseriti in un qualsiasi browser reindirizzano a pagine di un sito dove vengono ulteriormente approfonditi determinati aspetti della trama.

Per quanto abbiamo visto, sicuramente sono tutte aggiunte utili per comprendere al meglio il filo narrativo, ma a volte pare che la voglia di creare un mondo di gioco abbia fatto perdere un po' di vista il focus principale. Un vecchio adagio sostiene che se una storia deve essere spigata da terze parti, non è una buona storia.

In questo caso, è vero a metà. Il gioco, se seguito limitandosi alle cutscene e ai dialoghi, è perfettamente godibile, con un ritmo decisamente ottimo per una software house alla sua prima opera.

Il finale stesso è decisamente valido, se non fosse per la scena dopo i titoli di coda che fa cadere le braccia, più che la mascella. La voglia di colpi di scena in questo caso ha giocato un bruttissimo scherzo.

Quei maledetti caricatori

Il gameplay a suo modo riesce ad essere caratteristico, dandosi uno stile proprio. Fondamentale è la gestione delle risorse: oltre al classico centellinamento delle munizioni, dovremo stare molto attenti nella gestione dei caricatori.

Infatti, per ricaricare si dovrà andare nell'inventario e combinare i proiettili con i singoli caricatori. Questo significa che non potremo averne più di un paio per volta e se finiremo quelli, pur avendo le munizioni, ci toccherà darci alla fuga.

A ciò si aggiunge un'ulteriore difficoltà. Potremo ricaricare le nostre armi in tre differenti modi. La prima è la modalità lunga, in cui tenendo premuto il tasto X del pad il personaggio sostituirà il caricatore e riporrà quello vuoto dentro l'inventario.

daymare 1998

Segue la modalità breve, in cui premendo una volta il tasto X il personaggio sostituirà il caricatore lasciando cadere a terra l'altro, e l'opzione aggiuntiva attivabile col tasto Y nella quale potremo scegliere quale caricatore inserire nell'arma.

Si tratta di un sistema abbastanza complesso, ma è molto più difficile a dirsi che a farsi. In gioco, dopo le primissime ore, diventerà quasi automatico tenere premuto il tasto X o definire una sorta di strategia d'azione.

La vera pecca di questo sistema è la ricarica breve: la possibilità di perdersi un caricatore in giro per la mappa è molto concreta, soprattutto perchè in situazioni concitate schiacciare il tasto X senza tener premuto diventa un'azione involontaria.

Daymare 1998

Una forte nota dolente di Daymare: 1998 va sui nemici. Abbiamo a che fare con i classici zombie ciondolanti, già visti nei remake di Resident Evil. Sarà difficile colpirli alla testa e comunque c'è la possibilità di vederli rialzati, a meno di non fargli esplodere completamente la testa. E fino a qui niente di nuovo.

Il problema è la loro poco differenziazione. Come per la trama, gli sviluppatori hanno voluto complicarsi la vita, realizzando diversi tipi di nemici, ma senza caratterizzarli troppo. Approcciare il Melted Men o lo zombie classico ha una differenza esclusivamente nei colpi inferti, ma non nell'atteggiamento con cui lo andiamo ad affrontare.

Di base, non ci troveremo mai ad affrontare un nemico totalmente diverso dai precedenti, considerando anche che gli avversari più temibili torneranno a più riprese nel corso del gioco.

L'unica vaga eccezione è il boss finale, che risulta abbastanza interessante anche per quel che riguarda il design, ma come i precedenti si comporterà con un pattern fin troppo standardizzato.

Daymare 1998

In conclusione

La versione che abbiamo provato è quella per Xbox One, che al netto di qualche caricamento forse eccessivamente lungo si comporta abbastanza bene. A livello grafico il gioco rimane piuttosto fedele alla sua controparte per PC e non abbiamo notato un calo nella qualità delle texture.

Probabilmente questa eccessiva fedeltà ha comportato alcuni momenti critici. Per esempio, certi spazi sono misteriosamente poco stabili dal punto di vista dal frame-rate, forse a causa di alcuni giochi di luce che vanno ad aumentare il carico di lavoro sulla console.

In conclusione, Daymare: 1998 è un titolo che ha saputo darsi un tono, svincolarsi da Resident Evil, ma rimanendo perfettamente ancorato al genere. Ovviamente la poca esperienza della software house si fa sentire e si capisce di avere a che fare con un titolo indie.

Si tratta probabilmente di uno dei migliori survival horror indie presenti sul mercato. L'arrivo su console permette ad una più ambia gamma di videogiocatori di provare un titolo che può dire qualcosa di nuovo. Si capisce la passione degli sviluppatori di Invader Studios e non vediamo l'ora di vederli al lavoro sul loro prossimo titolo.