Sapete cos’è il burnout? Il burnout è il risultato di una condizione di forte stress, spesso e volentieri legato all’ambito lavorativo, che porta nei soggetti che ci arrivano a conseguenze psicofisiche che vanno dal niente al molto grave. Insomma, il burnout è una cosa brutta, una cosa pericolosa e una cosa che, generalmente, si deve cercare di evitare, per questo questo possa essere, in effetti, possibile.

E perché stiamo parlando di burnout in un sitarello di videogiochi? Perché voglio raccontarvi una storia, la storia degli ultimi due mesi, circa, della mia vita e di comei videogiochi, e nello specifico Persona 5 Royal e Animal Crossing New Horizons mi abbiano, in qualche modo, salvato da questa brutta condizione. Per raccontarla questa storia, facciamo un salto indietro di un bel po’, più o meno a quando la situazione in Italia non è quella di adesso e il virus si affacciava timido sui nostri lidi.

In quel periodo, circa un mese fa, io stavo entrando nel burnout e non me ne sono accorto, anzi, giorno dopo giorno peggioravo la mia salute, peggioravo i rapporti con i miei colleghi e peggioravo la mia resa lavorativa. Non c’è molto da spiegare sul come o sul perché io ci sia finito dentro, anche perché sforeremo in tecnicismi del mio lavoro che non interessano a chiunque, e che comunque non sono comprensibili da tutti.

Basta sapere che con le consegne non ero in tempo, che quello su cui stavo lavorando si è ingigantito parecchio e che sono andato completamente fuori fase sulla lavorazione. Questo si è tradotto nell’ovvia consegna mancata, nelle mia mani ridotte ad un colabrodo perché ho continuato a graffiarle senza pensarci troppo e nel mio essere troppo stanco per qualsiasi cosa dopo aver concluso le attività lavorative. Insomma, un periodaccio che, per fortuna, si è concluso.

Un mese "particolare"

Il mese attuale è iniziato sotto le stesse, orride, premesse con l’aggravante dell’obbligo di smart working. Lavorare da casa non è mai pesato troppo, ma lavorare da casa su certe attività importanti e, nell’ultimo periodo, solo per 4 ore al giorno ha un peso decisamente troppo alto. La concentrazione è massima per un quanto di tempo troppo basso e si perde facilmente il filo “dovendo” staccare all’ora di pranzo, insomma non è proprio un momento lavorativo estremamente piacevole in termini di qualità e quantità di cose da portare a termine.

Se a questo aggiungiamo tensioni intestine con i colleghi dovute alle più stupide delle cose che diventano troppo più grandi se condite con il giusto contesto, l’unico risultato che se ne può ottenere è una sorta di condizione di stress non troppo piacevole da affrontare, al di là che questa possa trasformarsi o meno in patologie più gravi. Ed ecco, se pensiamo che negli ultimi giorni ho lavorato ben oltre le 4 ore richieste dal periodo (e ben oltre le 8 richieste normalmente), posso dire con una buona dose di certezza che sono stato salvato dal burnout dai videogiochi.

Ecco, vedete? Da quando Animal Crossing New Horizons è nella mia vita, questa è, in un modo che non riesco ancora a definire pienamente, migliorata in modo notevole. Il semplice accendere la console per un’oretta alla sera per annaffiare due fiori, parlare con qualche abitante e costruire un mobiletto mi rilassa in modo assurdo. Ma non è solo questo, perché Animal Crossing per me è significato anche allargare la mia sfera di conoscenze ed amicizie affacciandomi ad una piccola community meravigliosa.

Sono entrato in un piccolo gruppetto di giocatori molto simpatici con cui parliamo quotidianamente e, nell’ultimo periodo, discutiamo anche del più e del meno al di fuori dell’ecosistema di Animal Crossing: insomma posso dire di essermi fatto qualche amichetto nuovo con cui, spesso, ci si vede su qualche isoletta a passeggiare e raccattare le stelle che il gioco ci offre. E che ci crediate o meno, questa piccolezza (che tanto piccola non è) è importantissima per farmi staccare, per farmi vivere qualche ora di relax e salvarmi dall’oppressione delle consegne che, anche questo mese, sembrano andare male.

Vita virtuale e vita reale

Cosa c’è di speciale in Animal Crossing New Horizons è molto difficile da dire, in fondo non fa niente di davvero speciale, però questo suo “non fare niente” è esattamente quello che ci vuole in situazioni del genere ed è esattamente quello che ci vuole quando la testa non ce la fa più. A volte serve semplicemente non fare niente, godersi un panorama, sistemare qualche fiore ma senza i troppi fronzoli che altri “simulatori” simili offrono all’utenza.

Ma assieme ad Anima Crossing ho anche Persona 5 Royal, ovvero la mia prima volta con il quinto capitolo nonché il primo titolo della serie Persona che mi ha davvero preso convincendomi a spenderci giusto quel paio di ore in più. E anche li, in quella Tokyo virtuale, mi perdo al punto da dimenticare che domani dobbiamo consegnare e che ieri notte ho fatto tardi per concludere alcuni flussi mancanti.

Ecco, di Persona 5 Royal non mi sta aiutando tanto il suo aspetto esplorativo ricco di dungeon o combattimenti: in questo momento quello non è che un riempitivo nelle mie attività di tutti i giorni. Andare a scuola, fare gli esami, leggere un libro in biblioteca o guardare un film al cinema all’interno di una Shibuya più reale che mai (o almeno così dice mia sorella che ci è stata sul serio). Quindi mi fermo un momento per riflettere su quello che sto facendo e che mi sta accadendo attorno.

Mi rendo conto che forse mai, prima d’ora, i videogiochi hanno avuto un ruolo così centrale e fondamentale per la mia vita e per quella che possiamo chiamare “la mia salute”. Ma la cosa più interessante non è tanto che i videogiochi sono in grado di “aiutare” ad uscire da situazioni difficili e fortemente stressanti come quella che ho vissuto nell’ultimo periodo, la cosa che ritengo più interessante è l’aspetto e la tipologia di videogiochi che possono essere definiti “terapeutici” per questo genere di momenti incresciosi.

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Ed ecco, è tutto qui. Non stiamo scoprendo l’acqua calda e di certo non vogliamo insegnare niente a nessuno perché non abbiamo nessun tipo di competenza per parlare di questo genere di cose così particolari e delicate, però ecco… Nonostante tutto posso dire di essere felice, anche in questo periodo, e se lo sono lo devo in parte (una buona parte) ai videogiochi e di certo non sono mai stato così fiero e contento di essere un videogiocatore quanto lo sono in questo momento.