Prima di approcciarmi a Resident Evil 3, che attendevo con discreto gusto essendo uno dei pochi titoli originali della saga che non ho mai affrontato, mi sono voluto concedere una partita a Resident Evil Rebirth su PlayStation 4. Interpretando Jill ovviamente, perché avevo voglia di fare a posteriori un confronto molto diretto tra le due incarnazioni del personaggio.

E non mi soffermerò troppo sull’estetica perché, onestamente, sono discorsi che lasciano il tempo che trovano. Una cosa però bisogna dirla, giusto una.

La Jill di Resident Evil 3 Remake è modellata sul volto di Sasha Votova, modella russa. Come molti saprete la Jill che abbiamo imparato a conoscere (di nuovo) dall’enorme Resident Evil Rebirth per GameCube in poi ha invece il volto di Julia Voth, modella ed attrice canadese.

Parliamo in entrambi i casi di donne che, insomma, non possono di certo essere definite poco attraenti. Eppure c’è chi si è lamentato della nuova Jill, dicendo che l’hanno fatta diventare un maschiaccio e che non è più sexy come prima.

sasha votova jill valentine

Una nuova Jill

Al di là del mettere in dubbio le oneste capacità visive di chi ritiene la signorina Votova un maschiaccio che, per carità, de gustibus, va detto che i due Resident Evil 3 escono a 20 anni di distanza, ed il mondo è cambiato nel frattempo. Riproporre minigonna e tubino (che comunque sono utilizzabili come costume secondario) onestamente è qualcosa che non ha molto senso.

È vero che il gioco è ambientato pur sempre alla fine degli anni ’90, ma sono uscite molte opere di intrattenimento da allora ad oggi.

Quindi, non solo Sasha Votova dona alla nuova Jill un volto meno da top model, conferendole uno sguardo quasi truce da eroina d’azione qual è, ma l’estetica del nuovo look è perfetto per un ex-agente della S.T.A.R.S. che sta cercando di sopravvivere per tre giorni prima di andarsene da Raccoon City, e che di lì a breve dovrà iniziare una fuga dall’implacabile Nemesis.

E parliamo anche banalmente del corpo, tonico ed atletico, non quello di una modella ma di un agente addestrato che ha bisogno di essere fisicamente prestante. Quando qualcuno è in forma fisica, generalmente, risulta più attraente, ma non è questo che la Jill Valentine del 2020 vuole essere in prima battuta.

jill valentine nemesis

Nel segno di Lara Croft

Ed è interessante proprio come RE3 ci mostra lo scontro tra Jill e Nemesis. I primi venti minuti, circa, del titolo sono ad altissima adrenalina, con l’agente S.T.A.R.S. che cerca di fuggire tra condomini e corridoi dei suoi dirimpettai, mentre il Tyrant non si fa scrupoli nel buttare giù qualsiasi cosa ci sia tra lui e il suo bersaglio.

Azione che Jill subisce fisicamente nel modo più letterale possibile, perché viene spinta e scaraventata ovunque, un po’ come la nuova Lara Croft di Crystal Dynamics se vogliamo.

Vi immaginate quanto poco senso abbia che una ragazza in minigonna riesca a saltare già da una scala antincendio, via per delle finestre, ed avere la mobilità necessaria per sfuggire ad una creatura alta tre metri con la forza e la resistenza di un treno?

Tornando al confronto con le due Jill è bello vedere come, soprattutto adesso grazie a migliori dialoghi e regia, ci sia una differenza incredibilmente netta tra l’agente S.T.A.R.S. che esplorava Villa Spencer e quella che scappa da Nemesis a Raccoon City.

jill valentine julia voth

Nel primo caso, al di là del fatto che potesse essere armata fino ai denti, alcune volte Jill era quasi la classica damsel in distress, se vogliamo. Barry la accompagna spesso ovunque e la salva anche dalla trappola della pressa nella stanza del fucile a pompa (sempre se non l’abbiate incontrato già prima nel salone, giusto?), e gli dona il grimaldello con il quale può aprire svariate porte.

A parte l’egida di Barry, nonostante la sua nota infamia, anche Chris quando la incontra tende a trattarla come una inesperta ragazzina alle prime esperienze.

Ci sono anche delle brevi sequenze filmate, almeno un paio se non ricordo male, in RE Rebirth in cui Jill si ritrova faccia a faccia con delle creature ed arretra, fino a sentirsi svenire e cadere a terra, tra le altre cose.

Ben diversa dalla Jill che, invece, prende a parole chi la chiama “dolcezza” e Carlos che fa di tutto per fare il cascamorto, prova a prendere sotto Nemesis con un’automobile e SPOILER! imbraccia una railgun grossa tre volte lei per farlo esplodere una volta per tutte.

jill valentine re 3 remake

Una questione di estetica, ma non solo

Aiuta moltissimo, come dicevamo, anche l’estetica del personaggio. Julia Voth donava alla vecchia Jill “rinnovata” un volto da fotomodella, perfetto nelle forme e nella femminilità.

In questa nuova veste invece, complice ovviamente la mimica facciale digitale in cui Capcom è diventata maestra negli ultimi anni, Jill riesce veramente ad essere una eroina d’azione molto più incredibile è dotata di attributi in mezzo alle gambe che, teoricamente, la natura dovrebbe avergli donato.

È Jill Valentine, quindi, il più grande valore di Resident Evil 3 Remake. Un titolo su cui tutti speravamo molto, che in molti hanno definito il primo “scivolone” di Capcom degli ultimi anni, e che come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione sicuramente aveva bisogno di un po’ di attenzione in più.

La sua ultima apparizione cronologica è in Resident Evil 5, dove Albert Wesker la trasforma in una sorta di Soldato d’Inverno al femminile per usarla come braccio armato. La speranza è che Capcom possa riprendere questo importantissimo personaggio al più presto, raccontandoci una sua ulteriore evoluzione.