Quando abbiamo appreso la notizia di The Last of Us Part II rinviato a data da destinarsi, abbiamo pensato tutti la stessa cosa: e se non uscissero più videogiochi nel 2020?

L’idea può sembrare estrema, ma Naughty Dog ha specificatamente detto che il problema è di natura logistica. Non si riesce ad avere la sicurezza di stampare un numero sufficiente di Blu-Ray e mandarli in giro per il mondo, banalmente. Aggiungiamo anche il non-detto ovvio: organizzare il marketing per una produzione del genere quando si è impossibilitati a vedersi di persona è impossibile.

E un titolo come questo ha bisogno della fanfara tipica a cui siamo abituati: eventi preview, installazioni in giro per le piazze di tutto il mondo, feste e festicciole dedicate, momenti di pierraggio vari ed eventuali di persona, e così via.

Quindi, tutti i videogiochi in uscita da maggio in poi sono potenzialmente a rischio nel momento in cui il Covid-19 sarà un problema da tenere in considerazione fino alla fine dell’anno. Lo sarà, ce lo dicono gli esperti, finché non avremo un vaccino. Certo prima o poi il mondo dovrà ripartire, le aziende e le attività commerciali dovrebbero riprendere a funzionare perché altrimenti, beh, è uno scenario che non vorremmo vedere.

La logistica è un problema reale

Il problema logistico e delle ristrette possibilità di marketing è reale. Il nostro lavoro è parzialmente cambiato, perché le software house iniziano a fare eventi digitali tra videochiamate e prove coadiuvate da server Discord in cui conversare con sviluppatori e PR. Però ci sono cose che inevitabilmente vanno fatte, o almeno rendono estremamente di più, quando vivono nel mondo reale, ed è difficile che aziende così grandi rinuncino del tutto a pubblicità del genere.

Certo The Last of Us Part II verrebbe comprato in massa anche se uscisse domani, a caso, senza promozione. Se per noi videogiocatori informati la comunicazione quasi non è necessaria, perché vediamo ogni giorno notizie, trailer e le novità del mondo videoludico, la massa di giocatori occasionali e non - come nel caso di un franchise così trasversale come quelli di Naughty Dog che si appresta anche a sbarcare in TV – ha bisogno della cara e vecchia campagna di marketing martellante per essere convinta.

C’è un’altra considerazione da fare, ovvero che nel 2020 una buona parte delle “bombe” deve ancora uscire. Certo abbiamo avuto Resident Evil 3 Remake e Final Fantasy 7 Remake che per fortuna ce l’hanno fatta (anche se in quest’ultimo caso Square Enix ha dovuto anticipare notevolmente l’invio delle copie fisiche per non rischiare), e prima ancora DOOM Eternal ed Animal Crossing: New Horizons.

Pensando al recente maggio abbiamo Xenoblade Chronicles Definitive Edition, Marvel’s Avengers a seguire, per non parlare ovviamente di Cyberpunk 2077 a settembre. Quest’ultimo è ancora lontano ma, come detto sopra, al momento non è possibile fare previsioni esatte di come sarà la vita da qui a due settimane, figuriamoci qualche mese. Parliamo pur sempre di un’azienda che spende moltissimo in marketing (ricorderete le cifre astronomiche per The Witcher 3: Wild Hunt), e che quindi ha bisogno di certezze solide.

Ghost of Tsushima

Il resto del 2020

In tutto questo ci sono anche le altre uscite per Nintendo Switch annunciate, e quelle di cui ancora non sappiamo niente come Bayonetta 3, Breath of the Wild 2 eventualmente, un qualcosa a sorpresa che non ci aspettiamo delle storiche IP, così come i remake/collection dei Super Mario degli ultimi anni di cui si è vociferato di recente. C’è Ghost of Tsushima, già poco presente generalmente nella comunicazione di Sony, passato sempre un po’ in sordina e in uscita a giugno. Il gioco sarà finito? In che condizioni sarà la logistica e l’indotto industriale di tutto il mondo?

Stesse domande per gli altri giochi citati, e la risposta da darci non c’è. Perché a meno che i titoli di maggio siano già pronti e confezionati (il che è abbastanza improbabile), la verità è che sono ufficialmente a rischio. I titoli usciti finora sono produzioni che già erano pronte da tempo, rinviate da altrettanto e con una lavorazione fatta a cavallo tra l’inizio e l’apice dell’emergenza Coronavirus.

Da adesso in poi la domanda che ci siamo fatti all’inizio di questo articolo avrà risposte sempre più grigie. Purtroppo, insieme a quello di The Last of Us Part II, credo che dovremmo aspettarci a breve altri rinvii illustri delle più grandi produzioni.

Tra il problema delle aziende di poter fare una campagna pubblicitaria sostenuta, distribuire, e banalmente avere la certezza che la gente possa comprare i suoi prodotti, il 2020 videoludico è chiaramente in pericolo. Perché anche l’emergenza rientrasse più in fretta del previsto, c’è un’altra considerazione da fare: il potere d’acquisto.

L’emergenza sanitaria si porterà dietro una crisi economica peggiore di quella da cui, molto timidamente, ci stavamo riprendendo. Questo significa che i consumi caleranno ed i videogiochi di certo non rientrano tra i beni primari. Forse, finiti questi mesi molto incerti, le uscite videoludiche riprenderanno con regolarità, ma di certo avranno un impatto molto inferiore in termini di vendite di quanto avrebbero potuto.

Infine c’è ancora la parentesi aperta di Xbox Series X e PlayStation 5 che Microsoft e Sony davano per sicure ma, a questo punto, è probabile che tra qualche settimana rifaremo un articolo del genere ma con un tema diverso.