In questi giorni surreali, il mondo dell'intrattenimento sta lentamente facendo un passo indietro, con lo sport (i campionati nazionali come la Serie A e le coppe europee) e il cinema (recente il caso di Fast and Furious 9 ma anche la sospensione delle riprese per i live action Disney) che stanno rinviando, mossi da decisioni forse tardive ma legittime, gli appuntamenti già segnati per la stagione entrante a causa delle ripercussioni del nuovo Coronavirus, o COVID-19, o Sars-CoV2 – ma cosa sta succedendo e, soprattutto, cosa succederà ai videogiochi programmati per il 2020?

Questa è la grande domanda alla quale nessuno di noi, al punto in cui siamo giunti, può davvero rispondere. Guardando al passato recente, sono saltati eventi storici come GDC ed E3, ma il fatto che siano saltati riguarda la sfera pubblica del medium e non il tessuto dei videogiochi, ossia i videogiochi stessi.

Il gaming ha fatto quel passo indietro nel momento in cui c'è stato da rispettare ordinanze governative, dunque ha abbassato la serranda quando la questione si è spostata dallo schermo di un televisore alle affollate hall di un'America che a breve, purtroppo, assaggerà la potenza devastante del male del decennio.

Ma quello che sarà, ora che ci sarà da giocare una partita dentro il campo dei videogiochi e non all'esterno, non nelle circostanze collaterali di quelli che alla fine sono soltanto eventi promozionali, è difficile da prevedere, o peggio ancora è difficile trovare una risposta a questi dubbi che possa far piacere a noi che stiamo aspettando nuovi giochi e nuove console.

the last of us part ii

Per le grandi uscite PS4 basterà il digitale?

Parliamoci chiaro – da questa situazione, chi ha qualcosa da perderci è inevitabilmente Sony. PlayStation 4 sta avendo, e si appresta ancora ad avere, quella che probabilmente rimarrà alla storia con la più grande lineup di esclusive della sua generazione, contando anche Nioh 2 e Final Fantasy VII Remake che non provengono da studi first-party ma saranno giocabili soltanto lì per qualche tempo almeno.

I videogiochi, esattamente come le serie TV, possono essere goduti anche in digitale e persino pure in streaming di questi tempi, ma prodotti tripla-A come quelli che sta per ricevere la console made in Japan – diversamente dalle produzioni orientate al digitale di prossima uscita su Xbox - vedrebbero, nel caso molto probabile che l'emergenza non dovesse rientrare per tempo, di gran lunga diminuite le proprie possibilità di generare introiti qualora venissero imposti limitazioni sulle uscite degli individui (come succede oggi in Italia) o peggio la chiusura di centri commerciali.

Il problema è estremamente marcato e sono sicuro che qualcuno in PlayStation ci stia già pensando: The Last of Us Part II ha una data di lancio fissata al 29 maggio, finestra in cui è lecito immaginare si avrà un picco di contagi e vittime negli Stati Uniti, dove si viaggia pressoché con un mese di ritardo sotto questo punto di vista a confronto con l'Italia, autentica sponda del virus in Occidente.

Gli States sono il mercato più grande al mondo per quanto riguarda i titoli e le console di Sony, ed è dunque inevitabile che, dovesse la situazione precipitare (ammesso non sia precipitata già), si potrebbe valutare uno slittamento della data d'uscita a tempi migliori, evidentemente non prima dell'estate o addirittura del prossimo autunno.

ghost of tsushima

In tutta franchezza, se vogliamo giocare con i silenzi della compagnia in questo frangente, questa ipotesi non solo non è da scartare ma è forse persino la più plausibile di quelle sul piatto; mantenere la data attuale sarebbe un gesto di “generosità”, che verrebbe fatto per alleviare i patemi d'animo che i videogiocatori in tutto il mondo si stanno ponendo in questi giorni di quarantena o quasi e nei confronti di una fanbase già piuttosto provata per ciò che riguarda l'attesa.

Qualora si dovesse prendere una decisione del genere, oltre a prefigurare il terzo rinvio per l'action adventure di Naughty Dog, ne conseguirebbe una reazione a catena che avrebbe un impatto anche su Ghost of Tsushima, l'altra grande storia PlayStation in arrivo quest'anno con un carico di attesa e aspettative notevole.

Mi è parso evidente, guardando al rinvio sotto traccia del titolo di Sucker Punch quando si è messo mano alla prima data di TLOU 2 (quella dello scorso febbraio), che ci sia una sorta di concatenazione tra i due nelle programmazioni di Sony, come se quest'ultimo dovesse uscire prima dell'avventura a base di samurai per calcoli e ragionamenti indecifrabili all'esterno.

the last of us part ii

Considerando i temi (parliamo di un titolo post-apocalittico molto crudo in un momento di, siamo onesti, pre-apocalisse) e la grande sensibilità sul sociale della software house dell'uomo immagine Neil Druckmann, sembrerebbe più il secondo The Last of Us a rischiare e a potersi permettere un rischio simile visto che sarà un gioco che si venderà da solo qualunque sia il suo posizionamento lungo il calendario delle release.

Tuttavia, nella dinamica del prima l'uno e poi l'altro dettata forse da meccanismi interni di cui non siamo a conoscenza oltre che dallo sviluppatore cui non farebbe certo male avere altro tempo a disposizione per una rifinitura e un'esposizione mediatica superiore o più diluita, sarebbe ancora GoT a risultare slittato in ultima analisi.

In tale logica, venendo meno The Last of Us Part II che potrebbe sfruttare la finestra di giugno, al pari del capitolo originale, i creatori di inFamous traslocherebbero a quell'autunno che dovrebbe vedere il debutto di PS5; e allora si prefigurerebbero due ipotesi: 1) Sony “sacrifica” Ghost of Tsushima per non vedere esplodere i suoi piani per l'inizio di una generazione che sarà comunque avviata dalla concorrenza, che di per sé ha già una certa fretta; 2)...

sony ps5 ces 2020

In un'eventuale reazione a catena, PS5 potrebbe rimetterci

Se la situazione di cui abbiamo discusso finora può definirsi nebulosa, quella di PS5 ha dell'arcano. Ci si era prefigurati, complici rumor e le dichiarazioni di Sony che aveva parlato di tempistiche simili a quelle di PlayStation 4 per il reveal della nuova console, un annuncio nel mese di febbraio (come fu appunto per la macchina current-gen) ma questo non è arrivato.

Che si tratti di una soluzione digitale/online come quella auspicata da Microsoft in sostituzione dell'E3 o meno, è abbastanza sicuro indicare che questa presentazione non arriverà neanche a marzo visti i recenti sviluppo legati al COVID-19 che vedono l'emergenza aggravarsi e, in termini poco delicati ma tecnicamente tant'è, rubare la scena da un punto di vista mediatico.

Finirebbe col non destare il clamore che si desidererebbe per una nuova PlayStation e, paradossalmente, potrebbe scaturire in un effetto boomerang per l'indelicatezza di una conversazione con i fan e i futuri clienti intavolata in un momento in cui l'intrattenimento tutto ha fatto un passo indietro.

Il gigante giapponese ha promesso un lancio per le vacanze natalizie ma, col suo modus operandi finora estremamente “felpato” (e qui utilizzo un eufemismo), si è lasciata aperta ogni possibilità; sulla potenza della console, sul prezzo, sulla data d'uscita, su qualunque argomento si potesse dilatare la decisione finale si è pensato di tirarla per le lunghe in modo da lasciare al competitor, di certo più bisognoso di accelerare e destare quel clamore di cui sopra, il compito di sbilanciarsi ed eventualmente tirarsi la zappa sui piedi da solo – qualcosa che ha dimostrato di saper fare benissimo con Xbox One.

Questa mossa potrebbe valere qualche punto a favore quando si tireranno le somme, ma chiaramente lascia nell'incertezza più totale gli analisi e i fan che sono ancora qui con le mani in mano ad aspettare una goccia di informazioni da lasciar cadere tramite un post sul PlayStation Blog, un'intervista su Wired, una dichiarazione su GamesIndustry International, e chi ne ha più ne metta.

In questo clima d'incertezza, detto che la produzione non preoccupa particolarmente visto che in Cina si sta già tornando a regime, è chiaro che alla luce dell'emergenza sanitaria in cui ci siamo ritrovati si lasci adito a considerazioni come un rinvio della data d'uscita di PlayStation 5, fosse anche soltanto per marzo 2021 (similmente a quanto accadde a PS3) o in qualche territorio (come successe, sempre in quella gen, in Giappone – una pista che Jim Ryan, CEO e presidente di SIE, ha anticipato si proverà ad evitare ma, appunto, sarà un tentativo).

La porta sul rinvio è stata tenuta aperta, per come la vedo io, anche in modo da capire come poter gestire al meglio la libreria di esclusive di PS4 lungo tutta l'annata. Death Stranding è stato lanciato lo scorso anno contro molte previsioni e anche con un certo dissapore rimasto sia in dirigenza che in Kojima Productions, ma il plateau di esclusive, specie dei team first-party, rimane molto sostanzioso e di un grado che va assolutamente valorizzato perché esso stesso valorizzerà le entrate che deriveranno dall'avere una PS4 al massimo della userbase che può esprimere e la stessa PS4.

God of War ha venduto oltre 3.1 milioni di copie in tre giorni, senza tirare in ballo prodotti su licenza come Marvel's Spider-Man che praticamente si vendono da soli e giocano un campionato a parte, e un The Last of Us Part II a pieno regime – non piagato da una commercializzazione retail monca – avrebbe la forza di eguagliare e superare un risultato del genere; non rinviarlo significherebbe esporsi al pericolo di spremerne il potenziale soltanto in digitale e lasciare a terra quello legato alle copie fisiche nonché a tutte le edizioni speciali pianificate.

Con queste considerazioni ben in mente e l'idea (ovviamente da verificare dati alla mano alla fine el 2020) che PlayStation è sempre PlayStation e si può permettere di uscire qualche mese dopo la concorrenza, non stupirebbe troppo un rinvio per permettere alla libreria current-gen di prendere l'aria che merita di fronte ad un rinvio forzato dalle vicissitudini di The Last of Us Part II e Ghost of Tsushima.

...

Sarebbe un azzardo e potrebbe essere l'extrema ratio, ma nei tempi che viviamo il rischio che saltino due generazioni è più vivo che mai; andrà valutato fuori dagli schemi degli allarmismi e tenendo conto dei pro e dei contro che deriverebbero da una decisione di tale portata se ne verrà davvero la pena di cambiare programma o rispettare una tabella di marcia forse ancora tutta da definire.