Ci siamo. Oggi è arrivato il momento della resa dei conti per Dreams, almeno per quanto concerne Videogamer Italia. Arriviamo tardi, è vero, ma ci arriviamo così tardi perché Dreams non è un gioco come tanti altri e in quanto tale abbiamo preferito analizzarlo in modo differente, proponendovi un “viaggio” partito qualche giorno fa con il Viaggio di Art, la “campagna” del gioco, proseguendo poi con un’analisi del Sogniverso.

Entrambe le prime tappe che ci hanno portato a questo momento, quello del numero, sono fondamentali, a nostro avviso, per la comprensione del progetto di Media Molecule che ha deciso di non metterci fra le mani un semplice “videogioco”, quanto un’opera più complessa e vasta che sarà di certo ricordata per un lunghissimo periodo all’interno del medium videoludico.

Oggi, oltre ad esprimere il nostro parare numerico sul lavoro svolto dagli sviluppatori, vi parliamo dell’ultimo aspetto del titolo, quello forse più interessante e controverso della produzione, Il Laboratorio dei Sogni, che altro non è che il vero cuore pulsante di Dreams e di tutto quello che gli gira attorno. Parliamo della sua “modalità creativa”, ovvero quella fucina in cui qualsiasi creativo può dare vita a qualcosa di unico e speciale.

Mi preme dividere la disamina di questo aspetto di Dreams in 3 macro-categorie, che rispondono a 3 domande particolari (che sono quelle che mi hanno accompagnato fino alla release del titolo). Quanto è semplice creare un gioco su Dreams? Quanto è “user-friendly” l’utilizzo di un Pad per questo scopo? Quanto effettivamente posso creare all’interno di questo strumento?

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Quanto è semplice creare un gioco su Dreams?

Possiamo iniziare subito dicendo che creare un gioco (e utilizziamo la parola gioco in modo improprio, perché Dreams veicola un concetto di “gioco” molto più ad ampio spettro) è molto semplice. Creare un buon gioco è leggermente più complesso, un po’ perché il software ha qualche limite strutturale e un po’ perché non tutti hanno una certa sensibilità e pazienza nel dare vita a certe fantasie.

Media Molecule ci propone però uno strumento eccezionalmente semplice nel suo utilizzo basilare quanto incredibilmente profondo e complesso nelle sue funzionalità più avanzate. A semplificare maggiormente la fruizione degli strumenti di creazione, Dreams ci propone una serie di tutorial estremamente efficienti ed efficaci che vanno dal più basilare movimento di camera alla più complessa gestione di illuminazione di una scena di gioco.

Nonostante Media Molecule cerchi di andare incontro a chiunque si appresti a creare un prodotto tramite Dreams, il Laboratorio dei Sogni non è di certo uno strumento che è possibile definire semplice, al netto di un’interfaccia ben congegnata e di un sistema di apprendimento notevole che ci accompagnerà nelle prime ore di utilizzo.

Se dare vita quindi ad una piccola scenetta con qualche schema di logica e un pizzico di gameplay è, di fatto, semplice per via dell’effettiva semplicità dell’editor, produrre qualcosa di vagamente godibile ed effettivamente bello richiede un certo tipo di manualità e di comprensione delle funzionalità più avanzate che decisamente va al di là dell’utilizzo del giocatore medio.

Quanto è “user-friendly” l’utilizzo di un Pad per questo scopo?

A rendere le cose ancora più complesse vi è l’utilizzo del Dualshock, una periferica decisamente anomala per il tipo di portata dell’editor di Dreams anche se Media Molecule si è impegnata al punto da renderlo uno strumento decisamente meno peggio del previsto, a patto di avere numerose ore a disposizione per “prenderci la mano”.

L’utilizzo di un pad per scolpire, dipingere, animare e così via non è semplice e la missione che si sono posti gli sviluppatori era, a conti fatti, impossibile. Il risultato è, a tutti gli effetti, encomiabile e ben al di sopra delle aspettative anche se difficilmente è da considerarsi una missione conclusa con successo.

Il Dualshock non è uno strumento adatto allo scopo e in ben più di un’occasione offrirà filo da torcere ai creativi nonostante l’eccellenza del lavoro di Media Molecule che fa sì che Dreams sia in effetti un’eccezione alla regola: se è vero che l’utilizzo del pad è quantomeno problematico è anche vero che il risultato finale è ben al di sopra della media. Possiamo quasi definirlo eccellente.

Vero è anche che se Dreams non offrisse all’utenza un certo tipo di possibilità, il Dualshock, al netto di un buon tutorial e di un’ottima interfaccia, non avrebbe riscosso il successo che ha fra tutti i creativi che hanno deciso di sbatterci comunque la testa cercando di superare ogni limite offerto da questa particolare periferica. (Non diremo niente in merito all’utilizzo dei Move se non un laconico “fate finta che non siano supportati”).

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Quanto effettivamente posso creare all’interno di questo strumento?

Da qui ci colleghiamo direttamente all’ultimo punto, che non può che essere un incredibile successo per il Laboratorio dei Sogni viste le premesse e l’altissimo numeretto nel riquadro iniziale della recensione. Sì, Dreams non ha, letteralmente, limiti. Si può creare letteralmente di tutto e a dimostrazione di ciò abbiamo i vari esponenti dell’eccellenza nel Sogniverso che ci dimostrano quanto è in grado di fare il software di Media Molecule.

Impensabile, oggi, avere qualcosa di meglio di Dreams per la creazione di opere interattive. Sì, il mercato non ha da offrire niente di meglio e speriamo vivamente che nel futuro sia presente un’integrazione con lo store di PlayStation in modo tale da premiare, economicamente, i creativi più meritevoli.

Il Laboratorio dei Sogni di Dreams è probabilmente uno degli aspetti più magici e meravigliosi dell’intera produzione che meriterebbe approfondimenti maggiori su ogni più piccolo aspetto e dettaglio visto quanto ogni singola opzione di personalizzazione permette di creare, letteralmente, ogni cosa.

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I limiti del linguaggio sono i limiti del mio mondo”, diceva un grande filosofo tedesco. Ecco, i limiti di Dreams sono effettivamente gli stessi.