Ho un rapporto strano con i picchiaduro. Li ho sempre amati, e negli ultimi anni ho imparato a seguire anche qualche scena competitiva, esaltandomi per le giocate ma anche per i gesti tecnici (di quei videogiochi di cui conosco la grammatica, almeno). Con alcuni picchiaduro nella mia vita sono anche diventato bravo, però non ho mai avuto quello slancio per riuscire a diventare davvero bravissimo. I riflessi che calano, la mancanza di tempo per dedicarmi a dovere, nessun tutorial/coaching di amici ed esperti del caso, un misto di tutto questo. E questa cosa mi ha dato sempre un po’ fastidio.

Perché è un genere che mi piace, davvero molto, seguo picchiaduro che neanche ho mai giocato. In fondo quale videogiocatore, e forse anche non-videogiocatore, non si esalterebbe davanti ad una partita di torneo al fulmicotone disputata da due professionisti? È come il calcio. A tutti piace il calcio, ma non tutti conoscono le regole, le formazioni dell’anno, i movimenti di calciomercato e le notizie dell’ultim’ora. Eppure ai mondiali siamo tutti davanti al televisore.

Tra i picchiaduro che mi hanno sempre dato difficoltà c’è stato Street Fighter, da molti considerato curiosamente uno dei più accessibili. Soprattutto il quinto capitolo dove il gameplan è meno influenzato dall’esperienza e permette anche a chi gioca più con l’istinto di poter ribaltare l’esito di una partita.

Street Fighter V Champion Edition mi sta facendo sentire un boomer che chiede a suo figlio di “insegnargli la PlayStation”. E il titolo Capcom rientra esattamente nella schiera dei videogiochi a cui mi riferivo poco sopra: mi piacciono, anche tantissimo, ma sento che c’è un qualcosa che non supererò mai per riuscire anche solo a difendermi onestamente contro un giocatore più o meno preparato.

Perché bravo (in termini di giocare efficacemente con amici anche molto preparati, e prime partite online per i primi videogiochi che le avevano, non ho mai disputati tornei) con qualche picchiaduro lo sono stato nella mia vita. Soul Calibur II su GameCube è stato il primo in cui mi sono applicato notevolmente. Poi è arrivato qualche Tekken, il sesto capitolo su Xbox 360, dove cominciavo a dire prepotentemente la mia nelle partite online con Asuka. In mezzo tutti gli Smash Bros, che è quello dove posso dire di essere più competente in assoluto (sì, è un picchiaduro e non un party game, non fate i boomer voi, adesso), e quello dove ancora oggi me la cavo con più scioltezza con un Link che ho completamente rivisitato ed appreso da zero.

In Dragon Ball FighterZ sono anche riuscito ad applicarmi notevolmente e raggiungere un glorioso quadratino rosso. Poi in mezzo c’è stato Soul Calibur 6 che mi ha riportato all’infanzia e sul quale sono riuscito a divertirmi onestamente con il caro Mitsurugi anche per molti mesi dopo la recensione. Curiosamente, ho scoperto che il secondo videogioco che ho giocato di più su PlayStation 4 nel 2019 è stato Dead or Alive 6 dove, anche lì, sono riuscito ad imparare una Christie niente male.

Ma Street Fighter è come un muro insormontabile per me.

E mi incarognisco perché la Champion Edition è un punto perfetto dove ricominciare (avevo ripreso confidenza con il gioco nel 2018 con la Arcade Edition), il roster è completo e ci sono pure tutti i costumi. Sapete che ho un feticismo videoludico per due cose in particolare: costumi e photo mode. Il gioco è anche cambiato abbastanza, la Arcade Edition introduceva un secondo V-Trigger per i personaggi, mentre la Champion Edition ha un ulteriore V-Skill per ognuno dei lottatori. Questo significa dover (quasi) studiare di nuovo il gioco per intero.

Mi sono detto che, forse, con un arcade stick potrei migliorare la situazione, ma credo sia un problema di fondamentali. Incasellare una Critical Art alla fine di una combo anche semplice è attualmente il mio scoglio più grande. Lo so che è la base, ma in fondo il punto dell’articolo è che mi sento un boomer con Street Fighter. Ora voi potrete pensare: “ma perché non giochi e basta e ti diverti con i personaggi che vuoi?”. Eh, la fate facile.

street fighter V laura

Non sono un videogiocatore estremamente competitivo, ma non mi piace neanche sentirmi come un neonato che fa la gara dei tre punti contro Kobe Bryant (pace all’anima del campione). In ognuno dei videogiochi che ho citato so cosa faccio di sbagliato a seguito di una partita persa. Così come sono in grado di riconoscere quando un giocatore è palesemente più forte di me ed evito di chiedere la rivincita. So incassare una sconfitta, ma vorrei almeno capirla. Quando perdo un match di Street Fighter la sensazione spesso è quella di venire investito da un tram, di notte, con gli occhiali da sole e la musica nelle orecchie.

Probabilmente mi manca un apprendimento come si deve alle spalle, anche se riguardando la lista dei videogiochi che ho citato c’è un certo pattern… che io sia più un giocatore da picchiaduro 3D? Probabile. In queste prime ore con Street Fighter V Champion Edition mi sono applicato di più che in passato, mi sono fatto una bella carrellata di Prove e Dimostrazioni, arrivando a scegliere Laura come primo alfiere della mia nuova (ennesima) vita su Street Fighter. Ho pure collezionato una inaspettata serie di sei partite vinte, che sia la volta buona?