In un momento storico che vede le esclusive per Nintendo Switch replicate su PC attraverso cloni non autorizzati, vedasi il caso di Temtem con Pokémon ma anche quello più recente di Hokko's Life con Animal Crossing, Marvelous e XSEED portano Daemon X Machina sulla piattaforma per la gioia degli appassionati di mecha.

Mi ero avvicinato e appassionato al gioco per la sua veste grafica totalmente su di giri, e per la narrazione tipicamente giapponese che era trapelata fin dai primi trailer. Tuttavia, complice la finestra di lancio settembrina, avevo dovuto saltare per dedicarmi ad altri titoli almeno in apparenza più impegnativi.

Non appena ho saputo del suo arrivo su PC, mi sono detto che per niente al mondo me lo sarei lasciato sfuggire, ed è così che ci ritroviamo oggi a parlarne alla scadenza dell'embargo, dopo svariati giorni passati ad accumulare ore e ore tra missioni principali della storia e secondarie.

Cosa non va?

Considerando che ho un'opinione complessivamente piuttosto positiva del gioco, mi pare il caso di iniziare dalle cose che non vi funzionano a dovere, in modo da non ritrovarci a chiudere con le impressioni negative e lasciarci con un amaro in bocca che francamente non rispecchia il mio stato d'animo.

Marvelous non ha fatto molto per rendere digeribile la sua produzione, e questo va detto fin da subito: non solo parliamo di un titolo a base di mecha, non il massimo della popolarità dalle nostre parti, ma anche di uno che fa una grande fatica a partire in termini di storia e gameplay.

Il primo terzo della campagna propone infatti un numero di missioni principali e non, tutte dallo stesso design e dal livello di difficoltà sotto lo zero; complicato appassionarsi alle vicende degli Outer, i mercenari del mondo di Daemon X Machina, quando ogni task è una passeggiata di salute e soprattutto è una sequela di compiti ripetuti senza troppo sforzo.

Senza mezzi termini, per circa cinque ore sono stato sostenuto dall'impatto visivo della produzione e dal fatto che ho voluto crederci, ma non biasimerei alcun giocatore nel momento in cui mi dovesse dire che l'ha mollato prima di trovarvi del buono.

Allo stesso modo, la trama decolla in maniera molto lenta, sfruttando gran parte del tempo a sua disposizione a delineare i caratteri dei personaggi che collaborano con noi e si sfidano con noi quando hanno assegnazioni contrastanti alle nostre.

Lancia qualche anticipazione qui e lì, ammicca a complotti e temi filosofici che, pur toccando le corde giuste nel sottoscritto amante alla follia di Metal Gear, Zone of the Enders e affini, tardano a vedere un compimento e, quando pure lo fanno, sembra troppo tardi per ottenere l'esplosione che avrebbero meritato.

Un problema con cui spesso avrete a che fare è l'interfaccia del gioco: su schermo è estremamente invasiva, per quanto personalizzabile nella nuova versione PC, e nonostante ciò spesso non si riesce a capire bene cosa fare per compiere una certa azione, anche semplice come limitarsi a cambiare arma.

Questo è un peccato sia perché avere una UI consente di esaltare ulteriormente la bellezza della direzione artistica del gioco, sia perché la gestione dell'inventario è ingegnosa e credibile nelle intenzioni di design, e avere un'interfaccia più leggera le avrebbe probabilmente permesso di risultare ancora più appagante.

Cosa funziona, e pure bene

Detto di questi “contro”, è finalmente il momento di passare a quello che funziona e a quanto di buono Marvelous ha portato a compimento con questa ormai ex esclusiva per Nintendo Switch in uscita un po' a sorpresa su Steam.

Come abbiamo già avuto modo di dirci, Daemon X Machina è letteralmente una gemma in termini visivi: un autentico piacere per gli occhi il tratto vignettistico, che si sposa divinamente con i colori acidi di cui sono disseminate le ambientazioni e le quali affollano lo schermo ad ogni esplosione.

La scoperta di nuovi paesaggi, nonostante siano desolati, è un motivo di per sé valido per cui continuare a giocare, e lo stesso si può dire della personalizzazione dei mecha, che avviene sia col progredire della storia che con il ritrovamento di mosaici negli ambienti.

Nel pacchetto rientrano le musiche, con brani originali realizzati, com'è tradizione per i prodotti nipponici, per i temi dei personaggi principali insieme ad altri per le battaglie principali. Il main theme, ascoltabile nel menu principale, è già entrato di diritto nella mia playlist quotidiana: un inno di guerra epico accompagnato inaspettatamente da alcuni passaggi dolci al piano, proprio in linea con un titolo che accosta le sorti di un mondo post apocalittico alle vicende personali che si susseguono al suo interno.

La buona notizia è che questa proposta artistica eccezionale arriva su PC con richieste in termini di hardware davvero limitate: sia sul computer fisso di casa che su un portatile non progettato per il gaming sono riuscito a giocare a 60fps in tutta tranquillità, nel primo caso al massimo dei settaggi a 1080p e nel secondo a 1280x720 (la stessa risoluzione di Switch in portabilità) e livello di dettagli medi.

Il gioco è poi divertente quando si tratta di capire quali armi e quale assetto rendano di più prima del combattimento: il gameplay non mette al servizio degli utenti un livello in stile RPG, per cui è il ritrovamento e l'installazione di nuove armi a dettarne un teorico level up.

Queste armi sono piene di numeri da consultare e spesso non ne esiste una migliore in termini assoluti; ce ne sono di migliori per quanto riguarda la penetrazione a base di proiettili, altre preferibili per la potenza dei laser, e così via. Lo stesso dicasi dei pezzi della corazza.

Mi è capitato un paio di volte nella storia di notare che non fossi abbastanza forte per portarla avanti, ed è così che mi sono cimentato in missioni secondarie per guadagnarmi dei nuovi pezzi sia per il mio mecha che per il mio arsenale; questo di per sé mi ha reso più abile e arruolabile per il prosieguo della campagna.

Tale sistema è particolare e piacevole una volta padroneggiato, sebbene vada a discapito dell'economia interna del gioco: vi capiterà molto raramente di acquistare dei pezzi d'armamentario o per la vostra difesa, e quando succederà sarà probabilmente perché li avrete fabbricati (pagando) e comprati (pagando di nuovo) non facendo un grosso affare.

Storia e gameplay arrivano; tardi, ma arrivano

Avevamo parlato di un design delle missioni non ispiratissimo nel primo terzo del gioco e in effetti non è che le cose cambino in maniera radicale; soltanto, e non è poco, le tipologie di missioni a disposizione della storia aumentano gradualmente, e in genere lo fanno dopo le cinque ore iniziali di ambientamento.

Non è un caso che la situazione migliori parecchio, in tal senso, quando – per ragioni di storia che non ho intenzione di anticiparvi – capita che i mercenari si scontrino tra di loro oppure vengano introdotte delle boss fight più dinamiche.

Le sfide tra Outer sono le più veloci e appaganti sotto il profilo del gunplay, e star loro dietro a livello di difficoltà non è semplicissimo, da qui l'esigenza di passare per qualche secondaria (non troppe: il grinding non è un problema nel nostro caso) prima di tornarvi più forti che mai.

Pur tardando a mostrare tutte le sue carte, il gameplay è costruito su un'ossatura ingegnosa, che permette di salire in cielo per combattimenti aerei e scendere su piani stabili con inattesa fluidità e a seconda delle proprie esigenze a livello di armi – il mio fucile ad acido ad esempio rende per ovvie ragioni più sulla terraferma.

La fluttuazione in aria si alterna con uno sprint che consuma una barra della stamina, e l'aspetto più piacevole della cosa è che questo ha un impatto anche sulle prestazioni dei nemici; costringerli a muoversi di frequente, quindi, permette di ritrovarseli completamente scarichi in certe fasi della battaglia dove poter affondare il colpo.

Curiosa pure la trovata che consente di muoversi a piedi una volta perso il proprio mecha; la battaglia continua anche dopo la sconfitta, sebbene in questi frangenti non sia possibile recuperare bottino dagli avversari sconfitti. Un consiglio da amico: se in tali casi vi sentite più forti a piedi che a bordo del vostro robottone, è il caso di trovare nuove armi.

Nel complesso, e questo posso raccontarvelo, lo sviluppatore si è cimentato nella creazione di una mitologia articolata, infarcendola di circostanze e dandole una storiografia credibile nel suo essere fantascientifica.

Una Luna che cade, un mondo chiuso sulla Terra, un governo unitario al di sopra di consorzi che assegnano le pratiche più complicate a team di mercenari ora rivali, ora costretti a collaborare tra di loro; gli ingredienti per appassionarsi, e magari sperare in un sequel, ci sono proprio tutti, al netto di un'esecuzione forse un po' incerta.

Daemon X Machina ci mette delle ore a diventare ciò che sembra ma la giusta dose di pazienza riserva la sorpresa più grande: un gioco che ha sì una direzione artistica spettacolare ma che è anche capace di andare oltre, divertendo con un gameplay abbastanza stratificato e veloce, e una storia che – al netto della narrazione non brillantissima – è capace di spunti intriganti.