Nel 2017, il primo Nioh sorprese tutti per la capacità di portare le meccaniche da soulslike all'interno di un contesto spiccatamente nipponico.

L'avventura di William nel Giappone Feudale convinse critica e pubblico, tanto che non sorprende affatto l'arrivo ormai imminente – e in chiusura di generazione – del sequel ufficiale.

Sequel che, a conti fatti, prende ciò che di buono è stato fatto con il predecessore e lo innesta in una vicenda ambientata anni prima rispetto alla storia del primo capitolo.

Negli uffici di Sony Interactive Entertainment Italia e in presenza del director del gioco, Yosuke Hayashi, abbiamo potuto saggiare un'ampia fetta di Nioh 2, presa di peso da una fase piuttosto avanzata dell'avventura principale.

La parte giocata ha luogo in un castello feudale in fiamme, preso d'assalto da tutta una serie di temibili avversari, umani e non.

La prima cosa che balza all'occhio, è l'aver accantonato un protagonista ben definito a favore di un personaggio creato da un ricco editor.

Che sia uomo o donna, il personaggio principale di Nioh 2 sarà plasmato grazie ala fantasia del giocatore, il quale deciderà volto, vestiario, costituzione fisica e altro ancora.

In tal senso, si tratta di una scelta che avvicina ancor più il titolo Team Ninja ai classici soulslike di Miyazaki (Dark Souls in primis).

Senza presunzione, questa è la mia spada migliore

Una volta presa dimestichezza (di nuovo) con il sistema di controllo, ecco che veniamo gettati a capofitto all'interno di quello che sembra essere un action game piuttosto canonico.

Il layout dei comandi è lo stesso del primo Nioh: potremo infatti effettuare colpi leggeri e pesanti, unito alla possibilità di effettuare una schivata o uno scatto, utili entrambi a eludere l'avversario (o fuggire a gambe levate).

La presenza di arco e frecce cercherà di venirci incontro nelle situazioni particolarmente ostiche, sebbene l’arma andrà a consumare una gran porzione della nostra stamina (oltre al fatto che le frecce nella nostra faretra saranno in numero decisamente esiguo).

Poter prendere temporaneamente la forma e le capacità di uno Yokai, creature mistiche ispirate all'antica tradizione giapponese, si rivelerà fondamentale per uscire sani e salvi da scontri particolarmente frustranti e complicati, in particolare quelli coi boss di fine o metà livello.

A tal proposito, il test di gioco ci ha permesso di affrontarne ben due: il primo ci ha sicuramente impegnati più del previsto, grazie ad attacchi dalla breve distanza in grado di eliminarci in una manciata di secondi.

Il “vero” boss di fine livello, invece, è risultato realmente meno impegnativo, avendo dalla sua una maggiore lentezza per quanto riguarda l'esecuzione dei colpi.

Specie nel caso dei nemici di metà e fine livello, la difficoltà di gioco ha toccato livelli piuttosto alti, tanto che per superare indenni alcuni passaggi abbiamo dovuto fare affidamento ad un utile personaggio “fantasma” di supporto gestito dalla CPU.

La gestione del Ki, ossia la barra della stamina in possesso del protagonista, è sicuramente uno degli elementi di maggiore importanza di Nioh 2 (nonché quello da tenere sotto stretta osservazione).

Esaurirla durante un combattimento vorrà dire morire nel 99% dei casi, cosa questa che ci obbligherà ad abbassare la guardia non appena il nemico si distrarrà (o cadrà al suolo, sconfitto).

La possibilità di recuperare armi, pezzi di corazza, oggetti curativi e non, permetterà di migliorare inoltre lo status le statistiche del nostro personaggio, una “spruzzata” da gioco di ruolo legata a doppio filo all'albero delle abilità, il quale ci permetterà anche di ampliare il carnet di colpi a nostra disposizione.

Che cosa significa essere samurai?

Per il resto, Nioh 2 è esattamente quello che si aspetterebbe di trovare in un sequel: come confermatoci da Hayashi, il gioco ha dentro di se tutte le idee messe in pratica dal team di sviluppo, tra cui l'idea di raccontare una storia ambientata prima delle vicende del capitolo originale.

Ciò apre infatti un ventaglio di possibilità narrative gustose e per nulla scontate, inclusa la possibilità più che concreta di ritrovare sul proprio cammino personaggi già visti nel NiOh del 2017.

Se ciò si tradurrà in un soulslike tanto interessante da seguire quanto da giocare, questo non ci è ancora dato sapere.

Le uniche parentesi negative dopo questo ennesimo test di prova sono due, non certo di poco conto: la prima, è che Nioh 2 sembra non volersi distaccare troppo dal predecessore.

Non che ciò sia prettamente un male (dopotutto, il primo Nioh funzionava e anche piuttosto bene), ma è altresì vero che avremmo gradito una maggiore voglia di osare da parte di Team Ninja, specie dopo l'uscita sul mercato di un titolo pressoché perfetto come Sekiro.

In secondo luogo, il comparto grafico non sembra di certo essere quello di un titolo prodotto e sviluppato a fine generazione, tanto che le migliore rispetto al gioco di tre anni fa sono davvero impercettibili (per non dire del tutto assenti).

A fare da contraltare intervengono i 60 fotogrammi al secondo costanti, che rendono ogni traversata un vero piacere da giocare.

Ovviamente, Nioh 2 è un videogioco che punta in primis su un impianto di gioco preponderante e massiccio, lasciando da parte virtuosismi tecnici e scenici.

Certo è anche vero che gli sviluppatori, in virtù della notorietà della serie, avrebbero potuto infondere maggiore creatività e tecnica, scivolando invece in un visibile riciclo di asset.

Se ciò si tradurrà necessariamente in una nota di demerito, lo scopriremo a partire dal 13 marzo 2020, giorno dell'uscita del gioco sugli scaffali, in esclusiva assoluta su console PlayStation 4.