È fondamentale che un videogioco ambientato nello spazio restituisca immediatamente la sensazione di stare navigando in qualcosa di nuovo, sebbene siano pochi quelli che riescono davvero a farlo. Journey to the Savage Planet ambisce a catapultare il giocatore in una situazione completamente diversa da quella in cui vive ogni giorno ma della quale è una conseguenza diretta, portandolo a mettere piede in e su una realtà che non avrebbe mai immaginato di esplorare.

L'aggettivo “Savage” è tutt'altro che un termine messo lì per caso, al contrario è l'emblema della filosofia che sottostà all'intera produzione di Typhoon Studios per PC, PS4 e Xbox One: per l'interezza del gioco avremo non soltanto la sensazione di stare navigando in qualcosa di nuovo, di cui sopra, ma anche che quel nuovo corrisponda alla definizione in quanto minaccioso e pericoloso.

Mettendo la testa fuori dalla navicella spaziale per la prima volta nel gioco mi sono ritrovato davanti ad alcune creature aliene senza sapere come avrei dovuto comportarmi nei loro riguardi; sarebbero state ostili? Mi avrebbero attaccato in qualità di rappresentante di una razza sconosciuta vista come pura forza colonizzatrice? Oppure mi avrebbero semplicemente ignorato?

La prima sorpresa in Journey to the Savage Planet è probabilmente proprio questa, perché in quell'istante ho provato a dare fiducia al gioco e a quelle che mi sembravano, almeno all'apparenza, delle simpatiche creaturine, e il gioco mi ha ripagato: quelle creature non mi hanno attaccato, anzi mi hanno omaggiato di una razione di carbonio in cambio di un'esca. E, senza farvi spoiler superflui, mi hanno pure strappato una risata per il modo in cui lo hanno fatto.

Sotto il profilo della messa in scena, il team dell'ex Ubisoft Alex Hutchinson ha realizzato un prodotto brillante, che ruba l'occhio con colori vivaci e strutture misteriose, così come ammicca continuamente al giocatore con una versione futuristica della Terra post surriscaldamento globale e corporativismo, alzando di rado i toni della conversazione e preferendo generalmente la gag sguaiata che non ti aspetteresti.

Sognando i tripla-A

L'obiettivo è raggiunto sfruttando quel che si può: non siamo di fronte ad una tripla-A e la cosa si avverte in più di una circostanza ma, come sostengo sempre, è nei limiti che la creatività spicca di più, ed è così che i video live action registrati e spiaccicati nel gioco per portare avanti la storia – insieme ai log e ai monologhi con la nostra intelligenza artificiale – figurano di diritto nell'elenco di quanto meglio riuscito in Journey to the Savage Planet.

Per quanto si ispiri alle dinamiche dei tripla-A, introducendo ingredienti che ci si aspetterebbe da un open world dei team di Assassin's Creed o Far Cry qual è il rampino e tante altre derivazioni familiari, e abbia una meccanica di traversata estremamente rifinita, questi limiti però si notano e fanno parte delle componenti che finiscono sul lato dei “contro” sulla bilancia.

Il titolo ha in generale una relativa carenza di contenuti: al di là della durata della campagna – ci abbiamo messo 8 ore e 30 girando in maniera molto disinvolta e senza fretta lungo il pianeta -, le missioni principali sono poche e si risolvono tutte nell'attiva quel portale o difendi quel portale o scansiona quest'oggetto.

Un buon guizzo è il posizionamento di “barriere” artificiali lungo il completamento di una missione: dovremo talvolta fermarci ad un dato punto di una quest e spostarci verso un'altra ambientazione in cui reperire un potenziamento necessario al prosieguo, in una dinamica per certi versi da puzzle game che ha contaminato felicemente il gameplay.

Un'altra contaminazione felice è rappresentata dalla componente roguelite, che si fa sentire specialmente nelle battute iniziali: nella fase di apprendimento delle meccaniche base vi capiterà di morire più di una volta e perdere tutto quello che avevate accumulato, almeno fino a quando non andrete nel punto del game over per recuperarlo.

Sino allo sblocco dei portali, ce ne sono a iosa per fortuna, vi capiterà di dover fare del backtracking e nel complesso vi dovrete spostare spesso per ambientazioni già visitate, ma andare e venire dalla base col teletrasporto diventerà una piacevole routine per immagazzinare i materiali più preziosi; il brivido della morte aggiunge quel pizzico di pepe che in un'avventura così leggera non guasta.

Oltre alle missioni principali, lo sviluppatore non ha prodotto contenuti secondari scritti di proprio pugno ma ha fatto affidamento sull'ambientazione e sulle meccaniche di progressione per avere materiale aggiuntivo durante il primo playthrough e l'endgame.

Il problema è che in assenza di una mappa, e in presenza di un indicatore per la navigazione che spesso e volentieri si impalla per qualche ragione e rimanda a location del tutto errate, diventa piuttosto difficile cercare col lanternino questo o quell'ingrediente per completare un pezzo d'equipaggiamento oppure un esperimento scientifico (sfide ambientali come saltare per 50 metri prima di salvarsi la pelle col jetpack).

Missione compiuta

Insomma, una volta finita la vostra prima run potreste essere tentati di continuare a giocare, visto il tempo piuttosto esiguo speso nella storia, ma non avrete moltissimi incentivi per farlo, dal momento che Typhoon Studios ha puntato parecchio sulla bontà del suo sandbox e come vedremo sulla qualità dell'esplorazione rinunciando a realizzare contenuti guidati.

La quantità di oggetti e pezzi d'equipaggiamento è invece discreta, e il fatto che non ci siano troppi elementi della tavola periodica a disposizione (soltanto tre, come del resto i biomi diversi, per chi temeva un No Man's Sky 2) favorisce se non altro la disponibilità a completare il quadro da questo punto di vista.

L'esplorazione, anche in questo aspetto, è principe, e avere degli ingredienti non sarà sufficiente per poter creare delle novità per il proprio arsenale: il gioco chiederà quasi sempre di avere delle componenti reperite tramite la ricerca sul campo per poterli creare.

Savage Planet è per larghi tratti un platform in prima persona, e l'esplorazione trae enorme vantaggio da questa propensione: saltare su enormi funghi che svaniscono dopo pochi istanti di permanenza, oppure arrampicarsi con un rampino su rocce fluttuanti, oltre ad essere estremamente esotico è anche estremamente divertente.

Farlo dopo essere tornati in ambientazioni visitate in precedenza, notando di potere ora accedere a location prima bloccate grazie a nuovi potenziamenti ottenuti come da manuale del buon metroidvania, è poi un altro toccasana, per quanto più di una volta ci sia capitato di restare delusi per la “ricompensa”.

Il fatto che lo sia molto più dello shooting la dice lunga sull'indole pacifica di un gioco che, pur non proponendo migliorie sostanziali all'armamentario – difatti c'è una sola pistola -, si produce in soltanto tre boss fight e neanche troppo difficili.

La flora e la fauna sono molto numerose, ed eliminare quella meno socievole saprà essere alquanto complicato sia per scelte di design (bisognerà ad esempio colpire specifici punti del corpo di una creatura, magari dopo averla immobilizzata) che per la gestione non troppo precisa del reticolo.

Ciò non toglie che, per il prezzo contenuto al quale è proposto e per il budget a disposizione del team di sviluppo, il gioco sia sorprendente per rifinitura di gran parte delle sue meccaniche basilari e gradevolezza di un comparto artistico capace di rubare più di un applauso sia nello stretto che nei vasti panorami da immortalare magari, e qui c'è chi lo ha fatto decine di volte, con la modalità fotografica inclusa.

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Journey to the Savage Planet è la fantasia dell'esplorazione spaziale fatta videogioco, con la concessione di una massiccia dose di humor e la pretesa di non prendersi troppo sul serio. È un prodotto notevole per rifinitura, e dotato di un core loop a base di esplorazione e platform appagante, così come spicca per la carenza di contenuti fatti a mano che gli avrebbe garantito non semplicemente una maggiore durata ma anche, a parità di monte ore, una permanenza più piacevole.

Disponibile per PC (versione testata), PS4 e Xbox One