Dovendo tornare un po’ indietro con la memoria a quando ero un ragazzetto che aveva ancora voglia di sedersi ad un tavolo a giocare a Dungeons and Dragons (oggi mi trovate più facilmente seduto ad un tavolo con qualcosa di meno “classico”) non posso non ricordare con un certo affetto Baldur’s Gate, quello che ad oggi è forse la miglior trasposizione videoludica dei Forgotten Realms esistente.

Un ricordo di questo genere non è, chiaramente, casuale e chi fra voi ha già giocato questo piccolo gioiello di Obsidian che è Pillars of Eternity II: Deadfire avrà già capito dove voglio andare a parare, no? Era, in effetti, dai tempi di Baldur’s Gate II che non giocavo un videogioco di ruolo così.. “di ruolo” e così vicino a quelle sessioni notturne infinite che tanto scatenavano le ire dei miei genitori che riecheggiavano in un “è tardi”.

E un pochino mi pento di non aver goduto di Pillars of Eternity II (mi perdonerete se non utilizzerò più il sottotitolo nel corso dello scritto) quando uscì un paio di anni fa su PC. E me ne pento perché, come avrete notato se avete indugiato nello specchietto con voto prima della recensione, non sono rimasto eccessivamente soddisfatto dalla versione console del titolo.

Ma non sono rimasto soddisfatto principalmente perché, per fortuna o purtroppo, ho avuto il piacere di giocare titoli appartenenti allo stesso genere che sono riusciti meglio di Pillars a sbocciare anche su una piattaforma tanto ostile al genere di gioco, e mi riferisco in particolar modo alla serie di Divinity che, nel suo “piccolo” riesce ad essere superiore a Pillars in quasi tutto.

pillars of eternity 2

Un confronto duro da reggere

Proprio quel “quasi” mi lascia un po’ l’amaro in bocca perché Pillars of Eternity II in quanto gioco di ruolo sembrerebbe non temere rivali: è passato davvero tanto tempo dall’ultima volta che mi sono sentito così partecipe di una storia così ben narrata, con tanto di situazioni tipiche di un tavolo con Master ad aggiungere ulteriore valore ad un’esperienza narrativa che già si attesta su livelli altissimi.

Ed è un peccato scoprire come sin dalle prime battute il gioco dimostra di non saper adempiere pienamente all’arduo compito che si è prefissato: non riesce, in nessun modo, ad arrivare ai giocatori console a causa di un mancato intervento laddove si sarebbe dovuto lavorare maggiormente. E parliamo, chiaramente, di interfaccia grafica e controlli (su questi ci arriveremo a breve) ancora troppo legati radicalmente alla piattaforma originale della produzione.

Non riesco a non pensare al lavoro svolto da Larian Studio con Divinity che ha saputo dare vita ad un’interfaccia che funziona in modo impeccabile su console riuscendo a garantire a quello che possiamo definire il miglior gdr videoludico di sempre una seconda vita su console. Obsidian invece, purtroppo, ha preferito puntare su altro e, nel suo piccolo, quel voto che ho deciso di assegnare al suo Pillars of Eternity Iine è la conferma.

A sentire certe parole verrebbe da pensare a come, infatti, il titolo abbia potuto superare la sufficienza e questo è dovuto solo ed esclusivamente alla sua estrema bellezza che non possono non spingere chiunque sia innamorato dei giochi di ruolo con carta e penna a non rimanere intrappolato nella rete narrativa del titolo che riesce, al netto di una trama che in taluni passaggi raggiunge picchi di banalità inenarrabile (così come accade anche al tavolo però), ad entrargli dentro con una forza rara.

pillars of eternity 2

Accontentarsi

Impossibile non rimanere affascinati dal mondo di gioco, dalle sue scelte, dai personaggi e da tutto quello che gli sviluppatori hanno confezionato, con una certa dose d’amore per questo genere di prodotti narrativi, per il giocatore. Sarebbe bastato pochissimo, qualche scritta in meno, un po’ di iconografia in più qua e la e il titolo ne sarebbe uscito come uno dei migliori della sua categoria.

E invece si è preferito accontentarsi di esistere su console, senza provare ad eccellere complice anche un sistema di controllo che non si sposa affatto con la modalità in real-time della produzione, quello che forse possiamo definire il suo più grande tallone di Achille.

Per fortuna gli sviluppatori hanno previsto una modalità a turni, che non solo si sposa meglio con lo schema di controlli (al limite della sufficienza) presente all’interno del gioco, ma si sposa benissimo anche con il genere di gioco che richiede sicuramente un’organizzazione strategica ben pensata dei combattimenti per una corretta gestione del party, degli oggetti e delle abilità.

È pur vero che in real-time è presente la possibilità di mettere in pausa il gioco (così come vuole anche la bella tradizione di Baldur’s Gate e affini), ma è anche vero che se riesco ad immaginare un certo ordine nel caos che deriva da certi scontri con un mouse e una tastiera non sono stato altrettanto bravo a ritrovare la pace con un pad alla mano costringendomi al cambio di modalità per riuscire a non perdere troppo la pazienza.

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Concludendo mi viene impossibile non consigliare l’obbligo d’acquisto di Pillars of Eternity II a chiunque ami giocare di ruolo, e mi viene impossibile sconsigliare anche questa sua iterazione su console a chiunque non possa giocarlo altrimenti perché, difetto o non difetti, si è trattato di una delle esperienze videoludiche più preziose che mi porterò e (ne sono certo) vi porterete sempre nel cuore.