Avrete probabilmente letto la notizia delle ultime ore: Joe Biden (ex-Vice Presidente USA durante l’amministrazione Obama) ha definito “spregevoli” degli esponenti della Silicon Valley, tra cui sviluppatori videoludici. Precisamente ha usato la parola creep, che nello slang statunitense ha un’accezione fortemente negativa. Fuori dagli ambienti istituzionali si può tranquillamente tradurre con qualcosa tipo “verme”, “viscido”, più o meno.

Il contesto di questa affermazione è una lunga intervista del New York Times a Joe Biden del 17 gennaio 2020. Nel lunghissimo incontro tra la testata giornalistica ed il veep, che trovate per intero a questo indirizzo, Biden racconta moltissimi aspetti del suo lavoro, della sua linea politica, e anche della sua carriera. Tra cui l’incontro in questione con il mondo della Silicon Valley che nell’intervista non viene inquadrato esattamente nel tempo ma, come vedremo successivamente, Kotaku ipotizza essere un vertice avvenuto nel dicembre del 2009 (relativo alla discussione delle infrazioni del copyright ed eventuali tutele da concordare con le industrie dell’intrattenimento), oppure un successivo incontro del 2012 relativo allo stesso argomento. E che il nome coinvolto possa essere l’allora CEO di Electronics Arts, John Riccitiello, l’unico che poteva essere accusato di essere un creatore di videogiochi violenti (le altre aziende erano Apple, Netflix, Facebook, Google e Zynga), come vedremo.

Joe Biden racconta la sua esperienza di questi incontri con i seguenti toni, ai microfoni del New York Times:

NYT: Sotto l’amministrazione Obama, il potere della Silicon Valley si è espanso notevolmente in realtà. Sono state poche le fusioni bloccate. Ha qualche rimpianto al riguardo?
JB: La ragione per cui mi è stato dato potere presidenziale quando mi è stato dato l’incarico, è perché ho mantenuto i malumori che avevo con il presidente, come dico sempre, con il presidente. Una delle ragioni per cui ha detto di avermi scelto è che non ho mai varcato la soglia dello Studio Ovale risultando intimidito dall’essere nello Studio Ovale. […] Ricorderà le critiche che ho ricevuto per aver incontrato i leader della Silicon Valley, mentre stavo cercando di trovare un accordo per gestire la tutela delle proprietà intellettuali degli artisti negli Stati Uniti d’America. Ad un certo punto uno di questi piccoli spregevoli seduto intorno al tavolo, che era un quasi multi-miliardario, mi ha detto di essere un artista perché era capace di creare dei giochi che ti insegnano ad uccidere la gente, ha presente…
NYT: Tipo videogiochi.
JB: Esatto, videogiochi.”

Ora, prima di andare avanti, è bene schiarirsi un attimo le idee. Quelle che possono sembrare le classiche dichiarazioni da Vecchio Trombone® di Joe Biden, potrebbero essere in realtà il risultato di una reazione quasi comprensibile di un vecchio politico di fronte a qualcosa che, probabilmente, non concepisce a pieno. Non è solo l’Italia dei palazzi del potere ad avere ancora grosse difficoltà nel gestire la new economy, tutto il mondo è Paese e soprattutto ricorderete quanto Donald Trump sono negli ultimi mesi si sia impegnato per scagliarsi contro l’industria del videogioco. Vi consigliamo di recuperare la vicenda con alcuni dei nostri articoli:

È chiaro che la generazione di Joe Biden sia fuori tempo massimo per capire cosa sta accadendo nel mondo della tecnologia, come noi saremo fuori tempo massimo tra 20-30 anni. L’unica colpa, in questo caso, è di non riuscire ad avere un team adeguatamente informato e competente di cui circondarsi.

Infine non è questo il modo di riferirsi a persone che, per quanto effettivamente fastidiose possano rappresentare se i toni del discorso siano stati effettivamente quelli riportati da Biden, stanno in ogni caso muovendo l’economia statunitense e mondiale a passi da giganti verso il futuro. Quella di Joe Biden è una definizione che un uomo nella sua posizione non dovrebbe avere la leggerezza di permettersi.

Anche perché, come vediamo in un successivo segmento dell’intervista, l’approccio di Biden è esattamente quello della vecchia generazione che si scaglia contro la nuova:

“Sono stato rimproverato da uno di questi senior qui. […] Uno di questi retti personaggi mi ha detto, sa, 'Siamo il motore economico dell’America. Siamo gli unici'. Fortunatamente avevo fatto un po’ di compiti prima di andare lì ed ho detto, sa, lo trovo affascinante. […] Ho detto, 'Avete meno persone nel vostro libro paga di quante General Motors ne abbia perse nell’ultimo quarto, di impiegati. Quindi non venite a farmi la lezione su come avete creato tutta questa occupazione'.
Il punto è l’arroganza al riguardo, una soverchiante arroganza per cui siamo noi, siamo noi gli unici. Possiamo fare quello che vogliamo. Non sono d’accordo.”

Silicon Valley contro General Motors. L’industria del videogioco contro l’automobile. I giovani sbarazzini contro i vecchi e duri lavoratori. Questo è esattamente lo scontro generazionale in cui, da un decennio abbondante, siamo coinvolti e che non si riesce a risolvere in alcun modo. Già nel 2013 Biden aveva proposto di applicare una tassa addizionale sui medium considerati violenti, tra cui i videogiochi.

Joe Biden non ama affatto i videogiochi, e in quest’ultimo intervento in cui cita i licenziamenti della General Motors a mò di “ci sono problemi più seri” fa un po’ il vecchio trombone volendo, ma potrebbe non avere esattamente tutti i torti.

Se le parole da lui citate sono vere, se davvero Riccitiello (o chi per lui) avesse detto queste cose di fronte all’ex-Vice Presidente, allora possiamo capire se non altro il fastidio di Biden nel ritrovarsi in mezzo ad un dialogo del genere. Lo capiamo, pur non giustificandolo, perché è evidente che la colpa sia anche nell’industria dei videogiochi che non riesce a dialogare efficacemente con la politica.

C’è una tensione evidente tra il mondo della politica e quella dei videogiochi, e forse l’imminente punto di rottura sta portando entrambi le parte in causa ad esaurire la pazienza nei confronti dell’altra.

Non che non sia comprensibile, almeno per il nostro mulino. Ne abbiamo vissute, e ne viviamo ogni giorno, in Italia e in tutto il mondo. Perché per ogni Alexandria Ocasio-Cortez che - da brava millenial qual è - si dimostra vicina al settore e sincera appassionata c’è un Donald Trump, un Carlo Calenda che inorridisce al pensiero che i giochi elettronici entrino in casa sua, un servizio indignato del telegiornale di turno e una lettera scandalizzata della madre/psicologa del giorno (che sia a seguito di una sparatoria tra ragazzi oppure estemporanea non importa), oppure un impensabile tutorial su come disintossicarsi dai videogiochi di un Aranzulla selvatico (nonostante non siano dichiaratamente fonte di dipendenza, pur se l’OMS li inserisca nella lista degli elementi di attenzione).

C’è chiaramente un clima di vera e propria guerra fredda tra politica e videogiochi, ma dopo anni di reazioni al vetriolo, lettere aperte e raccolte firme è necessario trovare al più presto un modo per congelarla del tutto ed andare avanti.

Anche perché con dei casi come quello dell’ormai famigerato affaire Blitzchung di Blizzard che insinua un servilismo discreto nei confronti della Cina, gli esponenti dell’industria dei videogiochi hanno bisogno di riprendere fiato ed imparare a dialogare con la politica. Nonostante la vecchiaia, anagrafica e mentale, della classe dirigente attuale è fondamentale che si inizi a creare un clima di distensione. Non è professandosi guru e salvatori dell’economia che si riesce a catturare la loro attenzione, perché si entra in un gioco a chi ce l’ha più lungo con una posta a rialzo infinita.

Alexandria Ocasio-Cortez, conosciuta anche come AOC sul web.

È normale che Joe Biden, e anche chi rappresenta, veda negli esuberi della General Motors l’unico dato da tenere in considerazione. Per la sua generazione quella è la fabbrica per eccellenza, IL lavoro di riferimento per generazioni e generazioni di americani. Sarebbe interessante capire quanto conti oggi l’industria dell’automobile (da anni in crisi) proporzionalmente all’industria del videogioco (da anni in crescita), e spetta agli addetti ai lavori farlo, ma senza tirare fuori il petto inorgogliti. Senza voler fare un fastidioso paragone con gli anziani ma, di fatto, ci vuole pazienza.

Nell’epoca della lotta tra boomer e millenials bisogna trovare un punto d’incontro. Perché sono i suddetti boomer a fare le leggi, creare finanziamenti, inventare agevolazioni, trovare forme di contratto decenti, perché quello dei videogiochi possa continuare ad essere un settore florido, ed è con loro che bisogna trovare una mediazione. Questo non significa rimanere inermi a qualsiasi tipo di attacco, illazione o accusa, ma disinnescare quando serve, il proverbiale fine che giustifica i mezzi.

È il momento che l’industria dei videogiochi esca dal periodo dell’adolescente offeso per iniziare a fare… politica.