Dopo Square Enix che ha comunicato il rinvio dei suoi due titoli di punta, Marvel’s Avengers e Final Fantasy VII Remake, è il turno di CD Projekt RED che annuncia il rinvio di quello che possiamo definire il gioco del 2020: Cyberpunk 2077 che passa da un rilascio iniziale di aprile al 17 settembre. Sì, lo stesso mese di Avengers ma siamo consci che a parte i meme non esiste nessuna sfida in corso.

Cosa ci ha spinto a scrivere un approfondimento anche su questo rinvio nonostante avessimo già parlato degli altri due titoli? Essenzialmente perché questo rinvio in particolare è ben più importante ed imponente degli altri due: parliamo del “Death Stranding del 2020”, di un titolo che nel corso degli anni ha cucito addosso ai videogiocatori un’aura di hype che va ben oltre il “comune”.

Cyberpunk 2077 è diventato, a modo suo, un elemento importante della cultura pop e al netto dell’interesse nel gioco di ruolo o della conoscenza di quel particolare mondo di gioco. Non è importante quasi più niente del gioco, l’importante è che esca: tale è la potenza della cultura dell’hype e il modo in cui CD Projekt RED l’ha sfruttata nel corso degli anni è magistrale.

Vedete, c’è un distinzione bella e buona fra l’impatto mediatico di una nuova uscita e l’impatto sui videogiocatori che, a discapito di quel che si possa immaginare, è ben distinto e separato. E se possiamo dire che Final Fantasy VII Remake ha avuto un impatto mediatico incredibile non possiamo dire lo stesso di quel che riguarda l’utenza.

L'importanza di chiamarsi Cyberpunk 2077

Parliamo di un videogioco la cui attesa è relegata ad una determinata cerchia di videogiocatori, molto ampia è vero, ma pur sempre una cerchia e quindi inferiore a quello a cui punta Cyberpunk 2077, un gioco che tutti vogliono giocare, indistintamente, anche senza avere un motivo ben preciso per attenderlo. Lo si aspetta e lo si vuole giocare semplicemente perché esiste e fidatevi che non è cosa che possono permettersi tutti.

Cyberpunk 2077 presenta un’ulteriore differenza con gli altri due titoli rinviati: dietro il suo sviluppo abbiamo CD Projekt RED, una software house che fa un rumore più diverso rispetto a Square Enix quando apre la bocca. Cosa vuol dire? Che fa più chiasso? No, comunica in modo più silenzioso e pacato ma l’importanza delle sue parole ha un peso decisamente più importante.

Se CD Projekt dice che deve spostare di qualche mese il lancio del gioco del 2020 perché deve migliorare cose non perdiamo nemmeno tanto tempo a cercare di capire se fra quelle parole si nasconde qualcosa di più importante perché sappiamo perfettamente come lavorano e quanta importanza e amore inseriscono all’interno dei loro prodotti.

Nessuno, nella giornata di ieri, si è fatto le stesse domande che si è posto con Square: tutti hanno semplicemente accettato, anche di buon grado, questo rinvio. Fra chi se lo aspettava da tempo e chi è caduto come un pero maturo dall’albero, la reazione comune è stata “ok, tanto sappiamo che volete consegnarci un capolavoro”.

Dietro ai rinvii

Ecco che il rinvio a settembre di Cyberpunk 2077 non desta nessun moto rivoluzionario, non ci sono malcontenti, non c’è niente. Ma la cosa più importante dell’annuncio di CD Projekt non è tanto questa, perché a destare in noi qualche riflessione non è tanto il cambio di data, che in un certo senso aspettavamo, quanto quello che questo rinvio, così importante e fatto da questa particolare compagnia, comporta assieme a tutto il resto.

Cosa sta spingendo tutti questi giochi così importanti per il pubblico a cambiare improvvisamente strada lasciando scoperto un periodo dell’anno che generalmente non mette troppa ciccia. Ricordiamo sempre che un gioco come Cyberpunk non “ha paura” (come qualcuno ha ironicamente detto) di Final Fantasy per i motivi detti sopra, quindi tutto porterebbe a pensare a qualcosa di più.

In fin dei conti sono quattro le milestone videoludiche di quest’anno, tre delle quali hanno subito un ritardo. La quarta è sempre lì, fissata al 29 maggio anche se… Anche se. Tutto sembrerebbe muoversi verso l’ultimo quarto dell’anno, quel momento in cui la linea fra ottava e nona generazione si fa così labile e sottile che si riesce quasi a vedere oltre.

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Magari un oltre che tutti questi grandi titoli hanno bisogno di toccare con mano con più concretezza. La nona generazione ha iniziato già a mietere le prime vittime e definire tutto quello che possiamo definire, adesso con più certezza, il parco titoli cross-gen.