Nella giornata di ieri si è consumato un rituale abbastanza terribile per tutti i videogiocatori: il rinvio della data di lancio di alcuni importantissimi titoli, fra i più attesi del 2020 fra l’altro. Si parla, chiaramente, di Final Fantasy VII Remake e Marvel’s Avengers, entrambi titoli sotto l’etichetta di Square Enix.

Final Fantasy VII Remake viene rimandato, quindi, di un mesetto circa (dal 3 marzo inziale al 10 aprile) e Marvel’s Avengers rimandato addirittura di tre mesi (dal 20 maggio iniziale al 4 settembre). Questo ha chiaramente generato una forte ondata di malcontento e di post di analisti improvvisati sui social. Non ci si aspettava nulla di meno, in fondo.

Il rinvio di Final Fantasy VII Remake ha, ufficialmente, le classiche motivazioni dei rinvii di questo tipo. Quindi via del classicissimo “vogliamo un gioco in linea con le nostre aspettative”, “non vogliamo deludere i nostri fan” e così via. Niente di nuovo sotto il sole insomma anche se, alla luce degli scandali dell’ultimo periodo sullo sfruttamento degli sviluppatori nelle grandi compagnie, tali motivazioni hanno generato più polemica del dovuto.

Ancora una volta giustamente. Certo la speranza è che nessuno dei dipendenti di Square allo sviluppo di Final Fantasy abbia problemi di questo genere e che questo ritardo nella pubblicazione del titolo non porti ad un sovra-sfruttamento della forza lavoro. Ma non è di certo un argomento su cui vogliamo ricamare sopra qualcosa. Speriamo solo che questa ricerca della qualità non abbia un prezzo troppo alto.

I rinvii di Marvel's Avengers e Final Fantasy VII Remake

Le stesse motivazioni sono legate anche al rinvio di Marvel’s Avengers, e al netto di tutte le stesse considerazioni che possiamo fare viene quasi da chiedersi cosa diamine ha causato questa cattiva pianificazione da parte della compagnia che si vede costretta a rinviare non uno ma ben due dei giochi di punta che dovevano arrivare nel corso dell’anno.

Da un lato si potrebbe quasi pensare a Marvel’s Avengers come un titolo che uscirà a cavallo di entrambe le generazioni e che questo ritardo possa essere stato causato dalla necessità di ottimizzare il titolo anche sulle prossime console, ma non ci siamo troppo con le date annunciate che sarebbero comunque abbastanza lontane dall’arrivo degli hardware di prossima generazione.

Dall’altro lato si potrebbe ricamare un po’, con la giusta dose di cattiveria, sul fatto che Square Enix sia, a conti fatti, incapace di gestire i progetti come si deve. E da cosa possiamo capire tutto ciò? Dal fatto che sembrerebbe essere palese che il rinvio del titolo sui Vendicatori sia stato dettato dalla data troppo ravvicinata con quella nuova di Final Fantasy.

Due titoli così grandi a così breve distanza metterebbero in crisi chiunque, ma come si comporterebbe chi non è in grado (e lo ha dimostrato ampiamente in passato) di gestire questo tipo di problemi? Rinvierebbe il gioco ad una finestra più propizia per una buona gestione del prodotto.

Final Fantasy VII Remake

Un momento affollato

La finestra successiva coincide con l’inizio dell’estate e con quel classico periodo di magra videoludico in cui il lancio di un titolo così importante non farebbe il rumore che tutti vorrebbero sentire. Ecco che la prima data utile diventa così settembre. Breve comunicato in cui si dice che serve tempo per fare le cose per bene e il gioco è fatto. No?

No. I videogiocatori non sono, per fortuna, stupidi e quello che è successo nella giornata di ieri ha una sua gravità che, purtroppo, non graverà assolutamente sui titoli in questione che avranno quindi il successo e la visibilità che stavano cercando a prescindere da quanto male si sia comportata Square in questo frangente.

Ma fosse anche solo un rinvio per i motivi ufficiali, per migliorare la qualità di un titolo (ben vengano, sempre), resta difficilmente digeribile la situazione venutasi a creare ieri che non deve, in nessun modo ripetersi nella storia: una presa per i fondelli in piena regola che tradisce un’incompetenza nella gestione di progetti che, con ogni probabilità, dovrebbero trovarsi altrove.