La fine del 2019 rappresenta non solo l'epilogo di un anno di videogiochi davvero straordinario ma anche e soprattutto la chiusura di un decennio (non chiamatela decade, per carità di Dio), che ci ha offerto tutta una serie di prodotti realmente sorprendenti, accompagnati da altri decisamente meno incisivi.

Duemiladieci – duemiladiciannove verrà sicuramente ricordato per la riscossa di Nintendo (grazie mille, Switch), della consacrazione di Sony (grazie a una valanga di IP nuove e meno nuove) e delle promesse di Microsoft (e dei suoi servizi su abbonamento).

In tutto questo, è facile stilare una classifica dei 10 migliori gioco del decennio (dopotutto, di materia prima ce n'è anche troppo). Meno facile, di convesso, buttare nero su bianco una bella classifica dei peggiori titoli degli ultimi dieci anni, compito che faccio mio senza pensarci due volte.

Attenzione, però: la seguente classifica infatti non rispecchia in alcun modo i gusti della redazione di VideoGamer Italia, visto che è da intendersi come uno “sfogo” puramente personale, ergo tremendamente soggettivo e non aperto a critiche o ai vostri gusti personali (quelli teneteveli per voi, grazie). Va inoltre detto che l'elenco non è da tradurre automaticamente come “giochi brutti”, bensì come “delusioni” se analizzati sotto vari aspetti cardine.

Buon divertimento, fegato permettendo.

Journey (2012)

Impossibile non partire da lui. Uno dei falsi storici per eccellenza, un fraintendimento di proporzioni bibliche esaltato e idolatrato più per motivi prettamente estetici che ludici. Questo perché, soffiato via l'alone di misticismo e van poetica del titolo Thatgamecompany. ciò che resta è una sorta di walking simulator vestito a festa, bello (bellissimo) da vedere ma decisamente soporifero da giocare.

Metal Gear Solid V: The Phantom Pain (2015)

Quello che doveva rappresentare l'epocale epilogo della saga creata da Hideo Kojima, ha invece rappresentato la fine del rapporto tra lui e Konami. E la “morte” della saga, così come la conosciamo. L'ultima avventura di Snake (o chi per lui) è infatti un pasticciato open world diluito all'inverosimile, privo della stragrande maggioranza degli elementi che hanno fatto la fortuna della saga di MGS. Un finale da enorme punto interrogativo e quella sensazione – poi confermata a chiare lettere – che mancasse “un pezzo” al puzzle concepito inizialmente dal buon Hideo, fanno si che The Phantom Pain sia il peggior finale che la saga potesse mai ricevere. A patto di considerare Guns of the Patriots il vero epilogo di una serie straordinaria.

Watch Dogs (2014)

Quella che avrebbe dovuto rappresentare la seconda serie di punta di Ubisoft – dopo Assassin's Creed – si è invece dimostrata essere l'ennesima occasione persa, vittima delle sue stesse ambizioni. Watch Dogs è infatti (sulla carta) una discreta avventura dimanica a tema hacking e spionaggio, incapace di brillare sia per stile che per mera giocabilità. Quello che ne esce fuori è infatti una sorta di Grand Theft Auto privato del caratteristico cazzeggio, con una timida – timidissima - spolverata di Splinter Cell qua e là. Insomma, un titolo a cui manca una vera e propria identità.

Anthem (2019)

Un vero peccato, visto e considerato che Anthem aveva davvero tutte le carte in regola per essere l'anti-Destiny 2 che il videogiocatore hardcore meritava. Ciò che ne è uscito fuori, invece, è un contenitore scintillante con tante belle idee al suo interno ma sacrificate sull'altare del compromesso. Quel suo essere né carne né pesce, unito a uno stile piacevole ma davvero troppo derivativo, lo ha condannato ancor prima della sua messa in commercio. Forse, il più grande errore di BioWare e un titolo in grado di far tremare sul serio le fondamenta della celebre software house canadese.

Until Dawn (2015)

Già dal canto loro i titoli di David Cage e Telltale non sono mai stati quelle cifre stilistiche di grande giocabilità (anzi, proprio per niente), ma privarli di una trama interessante e di personaggi ben caratterizzati è sinonimo di masochismo. Proprio ciò che è accaduto con il “survival horror” (le virgolette sono d'obbligo) sviluppato da Supermassive Games e pubblicato da Sony Computer Entertainment in esclusiva per PlayStation 4. Le tematiche dei peggiori teen horror movie alla Scream, i cliché più triti e ritriti del genere e alcune meccaniche ludiche tanto tediose quanto fini a loro stesse. Grazie, ma no, grazie.

Star Wars: Battlefront (2015)

Basato sul franchise di Guerre Stellari e terzo capitolo “ufficioso” della serie Star Wars: Battlefront, il titolo DICE pubblicato da Electronic Arts è quello che può definirsi senza mezzi termini come un gol sbagliato a porta vuota. Proporre, in piena febbre da spade laser e cavalieri Jedi, uno sparatutto a squadre multigiocatore online, privo di una campagna single player e dei personaggi che hanno fatto la fortuna della saga creata da George Lucas, vuol dire non aver ben capito i gusti del pubblico pagante. Difatti, c'è voluto un sequel (almeno discreto) e il ben più incisivo Jedi: Fallen Order per far si che il pubblico dimenticasse questo turbamento nella Forza.

fallout 76

Fallout 76 (2018)

Hai un marchio come quello di Fallout. Hai una fanbase severa ma appassionata, che non vuole altro che tornare a esplorare le lande post-apocalittiche viste in Fallout 3 e 4. Hai tutte la carte in regola per proporre il MMORPG della vita. E invece ecco che la patch al day one è di dimensioni superiori a quelle del gioco stesso, lasciando il gioco in balia di crash, bug, glitch, cali di frame e instabilità dei server, su ogni versione disponibile sulle varie piattaforme. Certo, con il passare dei mesi la situazione è sensibilmente migliorata (senza mai fare gridare al miracolo, sia chiaro), ma con uno scivolone del genere è impossibile che Todd Howard venga perdonato così facilmente.

Killzone: Shadow Fall (2013)

Qui siamo più dalle parti del “non è così brutto, ma”. Dopo i Killzone apparsi su PS3, vale a dire il secondo e il terzo capitolo (due giochi tutto sommato dotati di classe da vendere, oltre che di un ottimo comparto visivo), la serie di sparatutto post-apocalittici di Guerrilla è stata ripresa svogliatamente su PS4 come titolo di lancio. Oltre ad aver completamente perso per strada quel retrogusto “a là Terminator” che ha reso più che godibile la trilogia originale, Shadow Fall non aveva nulla che rendesse davvero memorabile il nuovo scontro tra i Vektan e gli Helghast. In attesa che un giorno il team con sede ad Amsterdam decida di regalarci il vero, quarto capitolo.

Gears of War 4 (2016)

Con una serie possente come quella di Gears, il team di sviluppo The Coalition avrebbe dovuto solo fare il suo lavoro. Invece, ciò che è uscito fuori con Gears of War 4 (primo a non essere stato sviluppato da Epic Games) è un titolo che non solo è una palese fotocopia dei suoi predecessori - da cui prende il peggio nascondendo il meglio sotto quintali di déjà vu – ma è anche e soprattutto un gioco noioso. Già, la saga che è da sempre stata un baluardo per quanto riguarda gli action shooter in terza persona, si è inflitta un colpo (quasi) mortale. Fortuna vuole che con Gears 5 il Lancer in mano a Microsoft abbia riguadagnato lo splendore di un tempo.

The Legend of Zelda: Skyward Sword (2011)

L'uscita di un nuovo capitolo della saga di Zelda è sempre e comunque un piccolo evento. Specie dopo il rilascio del colossale Ocarina of Time, un gioco in grado di fare da spartiacque per il genere di appartenenza. Sorprende (in negativo) scoprire come Nintendo abbia deciso di fare uscire un capitolo piatto e privo di idee geniali come The Legend of Zelda: Skyward Sword. Ripensare alla magia di un Wind Waker, senza neanche dover scomodare la perfezione di Breath of the Wild, rende l'avventura di Link datata 2011 uno dei peggiori – se non il peggiore – capitolo tridimensionale ambientato nel mondo di Hyrule. Un inciampo, vediamola così.