Nel panorama videoludico indipendente non è di certo una sorpresa ritrovarsi di fronte ad un titolo che prende piede da un mix di generi molto cari a queste produzioni molto piccole: metroidvania, action e roguelike, il tutto inseriti all’interno di una cornice in pixel art di pregevolissima fattura che ben si sposa non solo con la struttura di gioco ma anche con gli elementi narrativi in essa proposta.

Non ci si stupisce, dunque, nell’osservare Dark Devotion, opera prima di un piccolo studio francese nata come campagna KickStarter della quale oggi vi parliamo nella sua versione per Nintendo Switch, probabilmente la versione migliore con cui approcciare il titolo data la natura ibrida della console che si inserire benissimo nel contesto roguelike della produzione.

Partiamo con il dire che Drak Devotion non è un gioco per tutti, decisamente. Al netto di un livello di difficoltà decisamente esagerato, il gioco pone di fronte al giocatore anche parecchi ostacoli artificiali e artificiosi che da una parte contribuiscono all’elitarismo del gameplay, dall’altra costituiscono probabilmente il difetto più grande dell’avventura.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di sviscerarne il gameplay in ogni sua forma. Iniziamo con la struttura del mondo di gioco che presenta un level design verticale bloccante, nel senso che non è possibile ritornare indietro dopo una discesa o dopo l’esplorazione di particolari stanze: un’idea tanto interessante quanto molto frustrante per le primissime run.

Per cercare di ovviare ad un ovvio problema di game design, gli sviluppatori hanno pensato di offrire al giocatore, quindi, la possibilità di recuperare determinati power up in zone fisse del mondo di gioco, così da consentirgli un rapido set-up nelle run successive per ritornare sui propri passi in modo decisamente più semplice e meno macchinoso.

dark devotion

Un’idea che di certo porta i suoi vantaggi ma che va, ben presto, a distruggere l’ottima componente roguelike di cui Dark Devotion si fregia nelle prime ore di gioco: sarebbe forse stato più interessante abbandonare completamente la strada del perma-death in favore di una meccanica differente? Decisamente sì, anche se l’esperienza finale, in fin dei conti, non viene eccessivamente distrutta da questa particolare mancanza… o abbondanza.

Il titolo si presenta come un action in due dimensioni puro, in cui è necessaria la costruzione di una build ottimale con gli oggetti ritrovabili all’interno della mappa di gioco e con la build formata da tutte quelle skill sbloccabili all’interno di un albero piuttosto semplice nella sua struttura, che rappresenta la crescita del nostro personaggio fra una run e l’altra.

A metterci i bastoni fra le ruote oltre ai nemici e alla verticalità delle mappe, abbiamo un’oscurità piuttosto marcata che limita la nostra visibilità e la presenta di maledizioni che otterremo quando subiremo troppi colpi da questo o quel nemico, con la conseguente morte obbligata del personaggio stanco di tutte le insidie che il gioco gli ha messo contro.

Al netto dei nostri punti vita e della nostra armatura, la morte sarà una costante fissa in Dark Devotion divenendo, dopo qualche ora, la nostra compagna più fidata nonché il principale motivo di frustrazione da parte del giocatore che continuerà a perire di fronte a nemici decisamente troppo veloci e potenti e ostacoli impossibili da vedere se non con determinati power-up.

Nonostante l’artificialità della difficoltà di gioco, Dark Devotion riesce a proporre un livello di sfida altissimo e “sano” che spinge il giocatore, partita dopo partita, a continuare a provare nella speranza di riuscire a vedere il mostriciattolo di turno nella successiva iterazione.

Questo perché Dark Devotion oltre ad essere difficile è anche divertente, fin troppo divertente, ed inserito all’interno di un contesto narrativo la cui progressione è scandita dalla lettura di libri e da dialoghi con particolari NPC che contribuiscono ad un lore così appassionante che sarebbe impossibile non voler continuare per scoprire di più.

La versione Switch del gioco è poi, senza mezzi termini, perfetta: Switch si è sempre dimostrata all’altezza del genere riuscendo ad offrire a certi titoli quel quid in più per risultare, senza troppi giri di parole, dei gran bei giochi. Proprio Nintendo Switch è il motivo principale dietro al mezzo voto in più che ci siamo sentiti di dare alla produzione rispetto alla precedente versione che abbiamo giocato e di cui vi abbiamo parlato in passato.

Un must per tutti gli amanti del genere.

Disponibile per PC, PS4, Xbox One e Nintendo Switch (versione testata)