Vi è mai capitato, durante la visione di un video su YouTube, di essere bombardati, letteralmente, da pubblicità relative a videogiochi mobile… particolari? E no, questa volta non voglio parlarvi di cose zozze e simili perché un’esplorazione di questo tipo l’ho già fatta a suo tempo e mi sono sollazzato abbastanza.

Oggi vi porterei con me alla scoperta di tutti quei titoli (in realtà ne analizzeremo nel concreto solo due) che portano l’utente allo sfinimento a colpi di pubblicità su YouTube, Facebook e compagnia bella ma che, alla fine dei giochi, offrono un gameplay che è completamente differente da quello che vendono, di fatto, nel commercial.

Da cosa parte questo piccolo excursus sulle pagine di VideoGamer Italia? Dalla curiosità, ovviamente, di provare ognuno di questi titoli un po’ perché alcuni di questi proponevano dei video davvero interessanti e accattivanti e un po’ perché voglio sempre un gran male al mio smartphone e quindi devo infarcirlo di cosacce fino al suo sfinimento.

Come detto qualche paragrafo sopra, mi concentrerò maggiormente su due titoli particolari, Archero (vincitore del premio dei migliori giochi innovativi del 2019 secondo Google Play) e AFK Arena. La scelta è dovuta semplicemente al tempo che ci ho passato sopra: questi due li ho giocati veramente tanto (su uno ci ho speso anche qualche euro) e sono in grado di fare un discorso più o meno approfondito, mentre a tutti gli altri ho dato solo una rapida occhiata prima di disinstallarli dal telefono.

Prima di osservare Archero e AFK Arena nel dettaglio però è bene soffermarsi un momento sulla natura di questi video pubblicitari che possiamo essenzialmente dividere in tre categorie: quelli onesti, quelli disonesti e quelli “bait”. Ognuna di queste tre formule funziona abbastanza da spingere i vari sviluppatori a prediligere l’una o l’altra senza avere particolari vantaggi legati al tipo di strategia.

Pubblicità "oneste"

In quelli “onesti”, che possiamo tradurre anche in “video sponsorizzati” in genere troviamo questo o quel Content Creator che apre il suo video (o il suo stream) con una pubblicità legata al gioco in questione e conclude con un codice, legato alla sua persona, che offre al giocatore un notevole boost iniziale nella sua avventura.

Fra questi titoli ultimamente vi sarete di certo scontrati con Raid: Shadow Legends che è arrivato a farsi conoscere anche in Italia grazie a sponsorizzazioni di vari creator sulle più svariate piattaforme. Lo stesso titolo è stato pubblicizzato ampiamente qualche tempo fa tramite alcuni simpatici video di pubblicità all’interno di varie app gratuite, ma la particolarità è che non ha mai mentito sulla sua essenza.

Il gioco è un simpatico PvP (dovrebbe esserci anche del PvE ma non l’ho esplorato molto bene) in cui si fanno scontrare squadre di mostriciattoli contro altre (di altri giocatori). Il gioco è bello, divertente, ha un entry level interessante con i vari codici offerti e rispecchia pienamente le sue pubblicità, salvo chiaramente commercial più ironici come quello in cui vediamo uno dei mostroni ad un colloqui di lavoro per entrare a far parte del gioco.

Questo è il classico esempio di commercial “onesto” quindi: il gioco è questo, lo scarichi ed effettivamente abbiamo in mano quel particolare gioco, esattamente come lo abbiamo visto in pubblicità. Vediamo invece un tipo di commercial “bait”, ovvero tutte quelle pubblicità che iniziano con “il gioco più difficile di sempre”.

Pubblicità "bait"

Generalmente questo tipo di pubblicità iniziano, almeno questo è il trend dell’ultimo periodo, con uno smartphone distrutto per la frustrazione per poi proseguire con delle immagini di gioco che non rendono in effetti chiaro il livello di difficoltà: in soldoni non capisci se è impedito chi gioca o se il gioco è davvero difficile.

Nel 100% dei casi si tratta della prima opzione, ma questo serve solo per far scaricare il gioco e bombardare l’utente di altra pubblicità che appare per ogni dannato tap all’interno di un gameplay di una facilità disarmante e in questa categoria troviamo giochi come Mr. Bullet ad esempio (che non vi invito a provare).

L’ultima categoria di pubblicità, quelle disoneste, sono quelle più interessanti e che ci offrono lo spunto di riflessione a cui voglio portarvi oggi (anche se tutto questo viaggetto è un po’ una grande riflessione su questo genere di strategie commerciali): parliamo di commercial in cui vediamo un gioco che poi scarichiamo perché sembra meraviglioso e poi… ne troviamo un altro.

Pubblicità "disoneste"

Non è questo aspetto però che rende questi commercial interessanti, quanto il fatto che il gioco finale è decisamente migliore di quanto mostrato all’interno delle pubblicità che a loro volta propongono già di per se un gameplay eccezionale (sempre in ambito mobile). Prendiamo come esempio Gardenscape, uno di quelli che gira molto ultimamente.

Cosa ci mostra la pubblicità? Un gioco ad enigmi in cui dobbiamo riuscire a trovare lo strumento corretto per risolvere puzzle che servono fuggire da questo giardino. Cosa ci troviamo davanti? Un pregevolissimo citybuilder tipicamente mobile: bello, colorato e ricco di edifici da inserire nel nostro giardino.

Ma analizziamo nel profondo AFK Arena (forse il caso più eclatante di fake ad) e Archero, i due titoli che più mi hanno fatto sghignazzare nel corso del 2019 (oltre che a divertirmi enormemente durante le piccole pause della giornata).

AFK Arena, nei suoi commercial, ha proposto un numero così elevato di generi e di gameplay che ho perso quasi il conto: una volta è un picchiaduro brutto, una volta un tower defense, una volta un RTS, altre volte ancora un Tamer, un idle e così via. Interessante come ogni pubblicità offra quindi un gioco diverso, come questo sia sempre eccellente ma come nessuna di queste mostri mai il gioco vero.

Il comune denominatore di ogni commercial è però il core di AFK Arena: giocare mentre non si è “connessi”. In effetti il gioco non è altro che un RPG con una storia molto blanda con elementi Idle fin troppo importanti che offre come cuore pulsante del gameplay la possibilità di farmare “offscreen” (e anche tanto) così da avere un’idea di progresso continua.

Il gioco crea una dipendenza incredibile un po’ perché la parte di farming offscreen è interessantissima, a modo suo, e un po’ perché graficamente AFK Arena è estremamente accattivante: insomma, parliamo di un gioco mobile che funziona proprio perché porta allo stremo la classica formula da gioco mobile arricchendola di elementi che ne incrementano il livello di dipendenza. Funziona e diverte.

Archero è forse il titolo che più mi lascia basito per il suo commercial (che potete vedere in questo Thread su Reddit) in cui possiamo vedere un arciere tirare frecce contro enormi orde di nemici mentre l’utente deve creare barricate con vari materiali per creare piccole arene in cui rinchiudere questi nemici (che possono rompere le varie barriere).

Bello, molto interessante. Poi lo si scarica e ci si trova davanti un titolo arcade in cui ci sono varie stanze ricche di nemici in cui possiamo sparare le nostre frecce fino alla pulizia completa. Ogni tot esperienza guadagniamo un potenziamento ai nostri colpi (colpo triplo, doppio, veleno e così via) con i quali costruiamo una build da usare per battere tutte le varie arena di gioco.

Non solo, con le gemme e le monete trovate possiamo sbloccare nuovi livelli dell’arco, nuove armi da lancio, armature e così via: insomma, il titolo offre una profondità di crescita piuttosto strabiliante ed un gameplay davvero, davvero, interessante e proprio per questo vincitore di un ambitissimo premio sulla piattaforma di Google.

Quindi... perché?

Eccoci giunti quindi alla fine, con una domanda, quella che ci scaturisce da tutto questo viaggio: qual è il senso di proporre all’utente una pubblicità ingannevole quando il gioco che hai in mano è così dannatamente bello? Cosa spinge gli sviluppatori a preferire una soluzione di questo tipo rispetto alle altre due? Paga di più in termini di download? Non sembrerebbe, dati alla mano.

E allora cosa? Difficile a dirsi perché, come abbiamo detto poco sopra, ognuna delle tre strategia funziona, a modo suo. L’unico rischi è quello che l’utente, trovandosi di fronte un gioco che non voleva lo disinstalli subito, senza offrirli neanche una possibilità. Ma è forse, semplicemente, il numero dei download che conta, e per tutto il resto ci sono solo passaparola di giocatori coraggiosi.

Io non posso fare altro che incoraggiarvi a farle certe prove, anche solo per avere un’esperienza nuova o per imparare qualcosa di più su titoli che non avreste mai immaginato essere così interessanti. E provateli sia AFK Arena che Archero, perché entrambi, al netto dei loro commercial, sono grandi giochi mobile.