Lo sappiamo tutti che il premio di Gioco dell'anno a The Game Awards 2019 verrà vinto da Death Stranding.

Nonostante le polemiche, la volontà di smarcarsi e le malelingue che girano intorno all’evento, Geoff Keighley non si farà sfuggire mai l’occasione di premiare sul palco il suo best friend Hideo Kojima.

A meno che non si adotti una manovra in stile Academy Awards, dando molti premi tecnici ad un videogioco ed il Game of the Year ad un altro per non creare scompensi ed eventuali problemi in termini di ricezione di stampa e pubblico, Death Stranding farà incetta di tutti i premi, compreso quello più importante di tutti. Se la può battere con Control, al quale potranno essere magari assegnati tutti i premi al di fuori del GOTY, ma onestamente non si vedono molti scenari.

Eppure c’è un altro titolo che avrebbe davvero la possibilità di essere premiato: Super Smash Bros. Ultimate.

super smash bros ultimate

Starete pensando che è una cosa da nintendaro, molti di voi si saranno messi a ridere al solo pensiero di un videogioco Nintendo che batte il Maestro. Però sono sicuro che, alla fine dell’articolo, qualcuno riuscirà a darmi anche ragione.

Andiamo con ordine. Iniziamo con la conta dei presenti.

Control rappresenta il grande ritorno di Remedy, liberata dal giogo di Microsoft libera di fare ciò che vuole. Un titolo che è piaciuto molto generalmente, ed ha dimostrato come i creativi dello studio siano ancora in grandissima forma.

Sekiro: Shadows Die Twice è una grandiosa rielaborazione del gameplay tipico di From Software, con un combat system che riesce a virare verso l’action senza perdere però quella necessità di studio e pianificazione che è tipica dei soulslike.

The Outer Worlds, in maniera similare e contraria a Control, rappresenta un altro grande ritorno. Quello di Obisidan, che entra nei studios di Microsoft e propone un Fallout fatto come si deve.

Resident Evil 2 è un remake che ha dell’incredibile, che personalmente ho amato, che rielabora un concetto, un’idea ed un’estetica per trasformarla in qualcosa di moderno. Però, ecco, è un remake.

Death Stranding… è Death Stranding. Il ritorno di Hideo Kojima, il titolo più chiacchierato degli ultimi tempi, un videogioco di nicchia trasformato in cultura pop, che ha mandato in tilt tutti quanti dalla critica al pubblico.

Super Smash Bros. Ultimate è invece la fine (per ora, almeno) di un lavoro che è iniziato venti anni fa e non si è mai fermato. Quella di Smash è una formula che in molti hanno tentato di copiare, fallendo tutti miseramente. Un gameplay che dall’epoca Nintendo 64 si è sempre evoluto, offrendo ogni volta qualcosa di nuovo, che fosse una novità più o meno importante o marginale. Al momento è il picchiaduro più venduto della storia, ad ogni evento internazionale in cui è presente è il videogioco più seguito su Twitch (come durante l’ultima edizione dell’EVO).

Un successo oltre ogni aspettativa che, a voler fare un’ultima arringa rispetto al mio discorso, stacca anche molti dei presenti di svariati punti su Metacritic. Lo so che è un paragone un po’ così, ma è importante includere nella disamina anche il mero giudizio numerico:

  • Control, 82 di Metacritic
  • Death Stranding, 82 di Metacritic
  • The Outer Worlds, 82 di Metacritic
  • Sekiro, 90 di Metacritic
  • Resident Evil 2, 91 di Metacritic
  • Smash, 93 di Metacritic

Come potete vedere, Smash stacca di dieci punti almeno tre dei grandi blockbuster presenti, tra cui i due super favoriti ovvero Control e Death Stranding. Uno scenario interessante, non trovate? Adesso siete d’accordo con me che non è più così scontato assegnare il Game of the Year quest’anno?

Per par condicio riflettiamo sui lati negativi nel dare un premio così importante a Super Smash Bros. Ultimate.

the game awards 2019

Il primo è che lo stesso Masahiro Sakurai si è unito alle celebrazioni generali per Death Stranding. Pur riconoscendone alcuni difetti ha trovato strepitoso il titolo di Hideo Kojima, come ha rivelato Famitsu di recente. Diciamo che non è una bella pubblicità per il proprio lavoro in ottica premiazioni, ma è sempre apprezzabile l’umiltà con cui i professionisti di questo settore (soprattutto nipponici) si rivolgono alla concorrenza. Cosa che Kojima non fa spesso per altro, ma questo è un altro discorso.

Poi ci vuole un settore maturo, in grado di accettare un premio "diverso dal solito", e se c'è stata una sollevazione generale nel 2018 per la mancata celebrazione di Red Dead Redemption 2, figuriamoci cosa può succedere con uno Smash Bros. che batte Death Stranding. Critica e pubblico non è generalmente pronta a discutere seriamente un'eventualità del genere, questo la giuria dei The Game Awards 2019 lo sa, ed è probabile che per il quieto vivere faranno la scelta più democratica e prevedibile di tutte.

Infine Super Smash Bros. Ultimate è l’ennesima iterazione di un franchise molto longevo e consolidato, mentre le altre produzioni sono tutte inedite. Anche se personalmente alzerei la mano per Resident Evil 2 che è appunto un remake, ma talmente clamoroso nel suo essere una rivisitazione totale da sembrare quasi un videogioco moderno. Il più giovane dei millennial videogiocatori di oggi farebbe fatica a pensare che abbia in realtà 21 anni sulle spalle.

Un premio come i The Game Awards dovrebbe celebrare, nell’idea generale di un evento che in realtà non ha ancora ben chiaro se vuole essere un carnevale oppure una manifestazione seria di senso critico, una produzione inedita prima di tutto. Quel videogioco in grado di scuotere il mercato, la percezione del pubblico e della critica, fare evolvere l’industria e chi all’interno di essa lavora.

Però nel 2018 se la sono combattuta Red Dead Redemption 2 e God of War, che sono tutto fuorché dei franchise inediti. E l’ha spuntata quest’ultimo, che è un reboot della serie con protagonista Kratos e, passatemi il paragone ardito, è quasi ciò che Resident Evil 2 rappresenta nella selezione dei Game of the Year di quest’anno: un grande ritorno sotto una nuova veste.

Non siete ancora così sicuri che io abbia torto, non è vero? E vi dirò di più. Pensate a Leonardo di Caprio.

the game awards 2019

Dopo un tormentone mediatico durato anni ed anni, in cui letteralmente cani e porci si sono uniti alla mobilitazione globale perché la giuria degli Oscar premiasse l’attore per un ruolo (anche gente che probabilmente non ha visto mezzo suo film, ma questo è un altro discorso), che alla fine l’Academy si è vista costretta a premiarlo nel 2016 per quella che, probabilmente, è la sua peggior performance da parecchi anni a questa parte: il ruolo in Revenant. Un Oscar che ha rappresentato chiaramente più un premio alla carriera che a quella specifica interpretazione, perché subito prima si era letteralmente superato in The Wolf of Wall Street dove non urla e grugnisce per tutto il tempo.

Dicevamo in apertura di una manovra in stile Academy Awards con una suddivisione di premi tecnici e miglior film. Ecco, questa è un’altra cosa che i The Game Awards 2019 dovrebbero avere il coraggio di fare: pensare alle carriere.

È vero che Hideo Kojima ha dalla sua una carriera a dir poco prominente, ma Death Stranding non è il suo capolavoro perché è tutt’altro che perfetto (nonostante da queste parti gli sia stato assegnato addirittura il perfect score), e lo stesso Kojima avrà sicuramente altre occasioni di superarsi nella vita. Per altro non ha di certo bisogno di questo premio, perché ne ha già vinti una miriade anche non prettamente videoludici, ed in generale è osannato e celebrato ovunque si presenti da un decennio almeno.

Masahiro Sakurai invece ha dato il 100% nel suo lavoro, perché dopo Ultimate è oggettivamente difficile pensare ad un nuovo Smash che possa essere migliore, e perché Sakurai ha lavorato come uno stakanovista con orari massacranti e una salute cagionevole dalla sua. Perché Leonardo di Caprio è stato premiato alla carriera, praticamente, per un pessimo film e Sakurai, Sora, Nintendo e Bandai Namco non possono essere celebrati per il loro capolavoro?

Super Smash Bros. Ultimate merita di vincere il Game of the Year ai The Game Awards 2019, anche se lo vincerà chiaramente Death Stranding.