Confesso di non essermi mai ritrovato all’interno di quelle etichette che vedono un giocatore come fan estremo di questa o di quella console. Ho sempre giocato dove trovavo maggiori titoli che mi interessavano, o dove avevo un qualche tipo di vantaggio che non avevo altrove. Non so rimanere indifferente, però, di fronte a ricorrenze particolari come quella dei 25 anni di PlayStation, nonostante in redazione me lo ha dovuto ricordare il buon Paolo, con insulti annessi.

La verità è che, nonostante certe celebrazioni siano interessanti perché, che ti piaccia o meno, si parla di entità dell’industria che hanno scritto la storia del videogioco e in quanto tali non possono lasciarmi indifferente, non sono granché interessato a certi eventi. Li “scopro”, mi fermo a pensare ad un piccolo momento di nostalgia e poi ritorno ai miei pensieri quotidiani.

Oggi però Paolo mi ha chiesto di scrivere due righe su questi miei pensieri nostalgici (anche se so che non gli interessa un bel nulla della mia stupida nostalgia) e chi sono io per negargli questa cosa? Io che adoro tanto scribacchiare di niente e in particolare dei miei “niente”? Quindi oggi vi sorbite il mio niente sui 25 anni di PlayStation un po’ perché parliamo di una console (la prima) che ha letteralmente rivoluzionato l’industria, e un po’ perché anche voi volete leggere queste grandi storie.

Quindi cosa vi racconto oggi? Vi racconto di quando mi avvicinai per la primissima volta alla primissima PlayStation e di come questo avvicinamento sia stato, di fatto, il mio primo contatto con una console e abbia segnato l’inizio di anni di litigi con i miei (che sono culminati in un GameBoy rotto, ma questa è un’altra storia) e l’inizio di quello che sono io oggi.

Una fantastica perdita di tempo

In famiglia i videogiochi sono (e sempre saranno) una perdita di tempo, pertanto io non possedevo nessuna console (e nemmeno un PC) e i rari casi in cui giocherellavo con le cose virtuali erano le rade visite ai Lidi (abitavo sul mare) in cui erano presenti alcuni cabinati. Poi accadde che un giorno, non ricordo di preciso cosa dovessero fare i miei e i miei nonni (in genere stavo con loro), i miei genitori accompagnarono me e mia sorella a casa dei miei zii.

Li scopro che mio cugino (c’è sempre un cugino di mezzo) aveva questa “PlayStation” e aveva un sacco di giochi (tarocchissimi perché all’epoca funzionava così e io non sapevo niente) fra cui uno su cui figurava la scritta “Pokémon”. Quindi sì, il mio primissimo contatto con PlayStation è stato con un gioco pirata che millantava un titolo e delle immagini che non corrispondevano al gioco vero.

Il gioco in questione era Rescue Shot e io lo porto ancora nel cuore come uno dei giochi più belli a cui abbia mai giocato nella mia vita. E sì, ne ho giocati di migliori, ma vuoi mettere il primissimo videogioco sulla primissima console della tua vita? Che poi la console non era nemmeno mia, ma non è importante.

Ancora oggi, dopo che i miei cugini hanno smesso di videogiocare regalandomi quei vecchi dischetti (la console era andata, purtroppo), conservo gelosamente quella custodia di plastica brutta con dentro, stampata male, una copertina con Ash e Pikachu e la scritta “Pokèmon” sopra. Il tutto su su uno sfondo rosso.

Semplicemente amore

Non so che fine hanno fatto gli altri dischetti che mi diedero, so solo che questo lo custodisco ancora come un antico tesoro a cui sono così affezionato che potrei non rispondere di me qualora me lo portassero via. 25 anni più tardi compro e rivendo giochi come se non ci fosse nessun legame fra me e loro, e va bene così.

Da lì in poi è stato semplicemente amore, non tanto per PlayStation quanto per i videogiochi che mi hanno accompagnato, e mi accompagnano ancora, nel resto della mia vita. Una vita che con PlayStation si è scontrata ancora due volte, con la seconda versione della console, comperata di seconda mano da un amico con i soldi ricevuti per la mia Prima Comunione (e relative ire dei miei a cui non ho chiesto il permesso), e con PlayStation 4.

Ho saltato PlayStation 3? Sì, l’ho fatto anche se non ricordo perfettamente i motivi. Probabilmente c’era altro che mi interessava e altrove, probabilmente i miei non volevano (molto probabile) o forse non la volevo in casa io.

Ecco, oggi, in questo giorno speciale per PlayStation, quello in cui spegne 25 candeline, io non posso fare altro che guardarmi indietro, osservare tutti i miei amici virtuali che mi hanno fatto iniziare il mio viaggio in questo mondo e sorridere di fronte al me bambino che ancora non vuole credere che Rescue Shot non è un gioco di Pokémon (e forse è meglio così).