Esistono tre tipi di videogiochi nel mondo: quelli che ti divertono e basta, quelli che ti fanno pensare un sacco senza avere sul serio un’offerta ludica e quelli che riescono a fare entrambe le cose in modo eccezionale.

Quando accade di trovarsi fra le mani uno di quelli appartenenti alla terza categoria non si può fare altro che chiudere gli occhi e, in silenzio, ringraziare gli sviluppatori per l’ottimo lavoro svolto e per tutto quello che sono riusciti a comunicare con poche ma semplici idee.

Arise: A Simple Story non è altro che uno di questi videogiochi, uno di quelli che ti ci porti dentro perché sì, uno di quelli che racconta una storia, una bella storia, e che lo fa in un modo così particolare ed interessante che difficilmente si può rimanere in silenzio dopo averlo portato a termine.

La cosa più incredibile però, che è poi la parte meravigliosa di questo genere di produzioni, è quanto un viaggio di questo tipo, che mira semplicemente a raccontare una bella storia , riesca ad essere un videogioco ancora prima di un’esperienza artistica interattiva.

Arise: A Simple Story (da ora in poi solo Arise) è semplicemente questo, un videogioco che non solo riesce a tirare fuori dal cilindro alcune fra le più belle ed interessanti idee di game design dell’ultimo anno, non solo riesce ad offrire un’esperienza ludica completa a 360°, ma racconta anche una storia di una tenerezza e di una dolcezza fuori dal comune.

 arise a simple story

Vedete, in questi casi, spesso, non è nemmeno troppo importante il contenuto della storia che gli autori vogliono raccontarci, quanto il modo in cui riescono a farlo: con una dolcezza che non direste mai propria di un prodotto videoludico.

Arise, a conti fatti, fa esattamente questo: prende piede da una storia piuttosto banalotta che si regge su un piccolo dramma, quello che ha caratterizzato la vita del nostro protagonista, che abbiamo già avuto il piacere (e non) di vedere realizzato in differenti medium e con un risultato più o meno riuscito.

Il titolo non sorprende per le tematiche trattate, non sorprende per la scrittura e non sorprende per nessun tipo di colpo di scena o caratterizzazione di protagonista e comprimari. Arise sorprende per il modo eclettico e meraviglioso con cui riesce a comunicare tutto quello che deve al videogiocatore riuscendo ad amplificare enormemente certi temi e certe situazioni.

Vedete, vedere la storia raccontata dagli sviluppatori dello studio Piccolo nella loro prima opera all’interno di un contesto differente da quello videoludico non ci avrebbe garantito le stesse emozioni e le stesse sensazioni che ci ha garantito invece Arise.

Non avremmo pianto sul finale, non avremmo sorriso di gioia e non ci saremmo immedesimati a tal punto con la storia del nostro vecchio protagonista che deve ripercorrere, dopo la morte, i traumi della sua vita per poter riuscire a trovare la pace interiore che tanto ha rincorso in vita.

 arise a simple story

Ed in questo, la storia che ci viene mostrata sotto gli occhi non ha nessun tipo di valore se non quello di aver dato spazio ad un gameplay tanto particolare quanto funzionale al tipo di narrazione silenziosa che il titolo propone al giocatore.

Ma non si tratta semplicemente di gameplay o di semplice “scrittura”: Arise è un prodotto artistico a tutto tondo che riesce a raccontare quanto deve anche e sopratutto attraverso la sua componente artistica che potremmo ridurre banalmente all’estetica e alla musica. Ma sarebbe come ridurre questo tipo di produzione a degli schemi piuttosto semplici quando è palese che sotto c’è tanto, molto, di più.

Ogni elemento, dal gameplay alle note musicali che tingono l’aria di Arise, contribuisce attivamente alla definizione artistica della produzione riuscendo ad elevare, quasi, il prodotto oltre alla semplice sfera videoludica rendendolo qualcosa di più, di non troppo meglio identificato.

Sono conscio che qualche esempio non guasterebbe per riuscire a giustificare quanto si dice, ma a allo stesso tempo sono consapevole che la semplice descrizione di talune scene comprometterebbe in modo irrimediabile l’esperienza che ciascuno di voi potrebbe riuscire ad ottenere giocando in prima persona Arise e godendo di quanto gli sviluppatori hanno confezionato per voi (nonostante le immagini possano parlare).

Diventa complesso anche il solo descrivere il gameplay, che possiamo ridurre ad un semplicissimo “puzzle-platformer” nonostante si faccia strada fra di noi la consapevolezza che Arise è molto di meno e al contempo molto di più.

 arise a simple story

Difficile quindi riuscire ad esprimere un giudizio, che sia obbiettivo o meno, su una produzione di questo calibro perché l’ago della bilancia riuscirebbe a pendere sempre in direzioni polarizzare da quanto sente chi impugna il pad e lo gioca.

Sì, obiettivamente è un gioco eccezionale e quasi “monumentale” tenendo presente il piccolo team che lo ha concepito, ma non basta di certo a renderlo un bel gioco se chi lo vive non riesce a provare nulla. Così come è innegabile che chiunque si lasci trasportare dall’enormità artistica della produzione rimarrà di certo deluso da piccoli scivoloni nella realizzazione tecnica del gameplay che vedono alcuni input poco precisi pur nella loro semplicità.

Al solito la verità sta nel mezzo, e per noi, oggi, quel mezzo è un 9.

Disponibile per PC (versione testata), PS4