Ho un ricordo fisso nella testa. Ero alle scuole medie e la maestra di italiano ci aveva assegnato come traccia per un tema “racconta il tuo hobby e un episodio simpatico legato ad esso”. Io scrissi del mio “hobby” di collezionare Pokémon e raccontai la mia epopea tragicomica della cattura di Lugia su Pokémon Argento.

Presi il mio primo “Ottimo” quel giorno e la maestra mi chiese di leggere il mio tema ad alta voce: ridevano tutti mentre leggevo. In seguito mi presero tutti in giro perché “giocavo ancora con i Pokémon” e che quello non era un hobby vero. Io, in fondo, lo sapevo ma era un episodio che quel giorno avevo voglia di raccontare.

Generalmente questo è uno degli episodi che racconto quando mi si chiede di chiacchierare di Pokémon, assieme a tanti altri che mi porto nel cuore e che mi hanno formato non solo come videogiocatore ma anche come persona. Ma non sto qui a raccontarveli tutti, per quelli potete offrirmi una birra se mi incontrate per strada.

Oggi sono qui per raccontarvi di Pokémon Spada e Pokémon Scudo, e questa introduzione piuttosto atipica, come atipica sarà questa chiacchierata che chiameremo recensione, serve semplicemente per sottolineare quanto questa ip, questa serie, sia così importante per me che continuo a cancellare e riscrivere intere frasi pur di riuscire a comunicare quanto vorrei e come lo vorrei.

Non lo faccio mai, in genere scrivo di getto vomitando le mie impressioni e le mie emozioni generali. Questa volta ho lasciato passare del tempo, non troppo a dire il vero, dai titoli di coda, comprensivi di post-game e ore extra, prima di riordinare i miei pensieri ed essere pronto a raccontarvi di Galar, di Sobble e della magia dell’ottava generazione.

pokémon spada scudo

Non è facile, lo ammetto, scindere questa volta i sentimentalismi da appassionato che si porta dentro la serie da quando ha memoria e la professionalità che dovrei avere nel parlarvi di un gioco che, al netto dell’importanza di alcune produzioni che lo hanno circondato e soverchiato nel suo periodo di lancio, risulta avere una rilevanza notevole per il mercato e per gli appassionati.

Non è facile separare e tenere separati i miei sentimenti dalla freddezza di un’analisi oggettiva perché a me Pokémon Spada e Pokémon Scudo sono piaciuti, e mi sono piaciuti così tanto che non trovo quasi le forze di spiegarvi perché sono dei cattivi videogiochi e perché, a conti fatti, si tratti effettivamente di due titoli che non riescono a brillare come quanto dovrebbero all’interno del panorama videoludico che non perdona più, al giorno d’oggi, certe mancanze e certe note di pigrizia, perché questo è quello che sono.

Mi risulta estremamente complesso ammettere che Pokémon Spada e Scudo sono giochi vecchi, datati, ricchi di difetti sia sul lato tecnico che su quello del mero gameplay, tanto da risultare quasi incompleti, acerbi e, per certi aspetti, semplicemente brutti. Mi perdonerete dunque se non lo farò. Mi perdonerete se invece vi parlerò di quanto i titoli possano essere apprezzabili e validi ignorando completamente tutti quegli aspetti oggettivi su cui questi due giochi, in effetti, crollano.

Non me ne vogliate. Non so essere obiettivo in casi come questi anche se, come avrete potuto notare nello specchietto riassuntivo, avrò trovato le forze di convogliare tutto il marcio presente in Pokémon Spada e Scudo, frutto di un lavoro pigro ed affidato ad un team che non ha più le forse di seguire questa serie, all’interno di quel numero che tanto odio in cima o in fondo alle recensioni.

Il problema, se così lo vogliamo chiamare, è che mi sono sempre rifiutato di crescere sotto aspetti di questo genere, rimanendo indissolubilmente legato a quel videogiocare da bambino, entusiasta di qualsiasi cosa si muova sullo schermo e così felice di vedere e scoprire cose nuove, colorate e magiche. E in fondo Pokémon è sempre stato questo per me: un gioco magico in cui il piacere della scoperta, quell’ansia dovuta dal “chissà in cosa si evolve adesso”, quel timore reverenziale nell’entrare nelle palestre o accedere alla Lega Pokémon, hanno sempre fatto da padroni riuscendo, quando più e quando meno, a cancellare completamente qualsivoglia difetto di sviluppo.

Pokémon Spada e Pokémon Scudo hanno avuto la fortuna di avere dalla loro una campagna marketing volta all’essenziale, povera di informazioni in merito a qualsivoglia aspetto del gioco se non per qualche funzionalità chiave necessaria quantomeno a creare del sano hype attorno alla nuova generazione.

Proprio questo aspetto è quello che ha più influito sulla mia avventura contribuendo a renderla unica, magica e meravigliosa così come lo era stato quel primo viaggio a Kanto tanti e tanti anni fa: e così ogni creatura era per me nuova e ogni angolo era una scoperta così importante ed interessante che non sono riuscito ad accorgermi di animazioni brutte o di corridoi dritti, semplicemente perché non me ne importava niente.

Non è solo questo che fa di un videogioco un bel videogioco in fin dei conti, no? E quei brividi che ho provato nel momento in cui ho vinto la Coppa Campione difficilmente saprebbero restituirmeli dei percorsi più contorti o un livello di difficoltà più elevato o qualsiasi altra cosa su cui Pokémon Spada e Pokémon Scudo potrebbero avere delle mancanze.

Non è importante e tanto basta a rendere questa ottava generazione una fra le più belle mai concepite da Game Freak. Galar è una regione esagerata con una delle lore più belle, interessanti e profonde mai scritte per un gioco Pokémon così come i suoi mostriciattoli nascondono alcuni fra i design più riusciti di tutto il mondo Pokémon, e non è un’impresa da poco. Ve lo assicuro.

Pokémon Spada e Pokémon Scudo hanno saputo racchiudere al loro interno un viaggio nostalgico all’interno della serie misto all’entrata in scena di novità importantissime che contribuiscono a svecchiare una ip che dorme sopito da, forse, troppo tempo riuscendo a trovare il coraggio di abbandonare certi pilastri e capisaldi in favore di una ventata d’aria fresca che sancisce un nuovo inizio per la saga.

pokémon spada scudo

Certo, si sente che certe scelte sono ancora piuttosto acerbe e agli albori, come le Terre Selvagge che nonostante le ottime intenzioni riescono ad essere ricordate come semplici intermezzi vuoti all’interno di una regione che avrebbe potuto e dovuto dare di più. Ma non ha importanza perché ci passerete comunque un numero indecifrato di ore senza sapere neppure perché.

Il motivo è invece sotto gli occhi di tutti ed è piuttosto lampante: Pokémon Spada e Pokémon Scudo rappresentano i migliori giochi di Pokémon di sempre che hanno riportato alla luce tutto quello che, in effetti, al franchise mancava. Quella voglia matta e disperatissima di scoperta, di cattura e di magia e tanto basta a cancellare dal gioco ogni possibile difetto che esso presenta.

Lo so. Chiunque sia arrivato fin qui a leggere, e lo ringrazio, continua a chiedersi perché quel 7 che tanto cozza con le belleparole che ho speso per descrivere Pokémon Spada e Pokémon Scudo e magari non ricorderà nemmeno le motivazioni che mi ci hanno condotto, perse in questo fiume di parole magari senza senso, magari senza filo.

I fatti sono che i problemi di Spada e Scudo sono sotto gli occhi di tutti da sempre e sono tutti quei problemi che ogni gioco Pokémon si porta dietro da anni. Parliamo di giochi nati vecchi, ancorati a concetti di gameplay vecchi che vedono il loro compimento in ore e ore di niente volto a complicare meccaniche già di per sé di difficile comprensione.

Parliamo del breeding che ancora oggi ci tiene nascosti determinati valori nelle statistiche dei Pokémon e che richiede un entry level completamente fuori scala per l'accesso al competitivo da parte di chiunque. Parliamo di un comparto tecnico che, senza mezzi termini, è inaccettabile per un gioco first party su Switch vista la qualità a cui siamo abituati.

pokemon spada e scudo

Parliamo di animazioni poco fluide, di attacchi statici nel loro compimento, di schermate nere vuote nel momento in cui si usa la funzione di volo o si prende un treno. Parliamo di un gioco nato senza un Pokédex completo che si nasconde dietro la scusa dello sviluppo di ulteriori funzionalità che nel corso del gioco non siamo riusciti a sentire minimamente.

Bisogna continuare? Le Terre Selvagge sono vuote, piatte, desolate: un mero riempimento di mappa per allungare un brodo già di per sé eccessivamente diluito. Affette da un lag tremendo se giocate connessi alla rete e con un numero discreto di modelli poligonali sullo schermo diventano un luogo quasi impraticabile e inaccettabile per un titolo di questo calibro e di questa importanza.

Ma non solo le Terre Selvagge, anche il resto dei paesaggi per quanto apparentemente curati in superficie nascondono fra i difetti più imbarazzanti di sempre: il copia-incolla di mappe per quanto riguarda gli interni, tutti guguali gli uni agli altri, e una linearità disarmante di percorsi e cittù che cercano di strabiliare la vista con effetti visivi incredibili solo per nascondere un level design decisamente di bassa lega.

Ma sapete una cosa? Non me ne importa niente e continuerà, credo, a non importarmene mai e il bello di Pokémon è anche e sopratutto questo.