Non riesco mai a non rimanere estasiato di fronte alle piccole produzioni indipendenti, che siano essere belle o brutte non ha importanza: il fascino che hanno su di me queste “piccole” realtà è sempre tale da convincermi sempre, o quasi. Dipende se devo scriverci qualcosa su queste pagine, che mi richiede un minimo di oggettività e professionalità, o se ne devo parlare al bar con i miei amici.

Sono affascinato dalla cosa perché in mezzo alle produzioni più grandi e giganti che spopolano nel mondo videoludico, piccoli team si prendono la briga di imbrigliare un’idea interessante e “nuova” all’interno di un gioco che se avesse avuto alle sue spalle un budget migliore magari sarebbe potuto diventare un capolavoro.

Ne sono affascinato perché lasciano tradire sempre un amore quasi maniacale per il media, al netto dei difetti che ne arrivano in corso d’opera o della qualità effettiva del prodotto completo.

Per questi motivi non ho saputo dire di no alla proposta di dare un occhio ravvicinato ad Arise, sviluppato dal team Piccolo che sbarca nel mondo videoludico proprio con questo titolo, che dovrebbe essere in arrivo sul mercato il prossimo 3 dicembre.

Visto quanto ancora manca all’uscita ufficiale questa che state leggendo è, chiaramente, un’anteprima di quello che il gioco avrà da offrirci nata dal completamento di una build intermedia, comprensiva di due livelli di gioco, che gli sviluppatori ci hanno gentilmente offerto per potervi raccontare del nostro piccolo viaggio emozionale all’interno del gioco.

arise

Arise: A Simple Story, questo il titolo completo del gioco, è innanzitutto un viaggio (so che questa parola è stata abusata, specie nell’ultimo periodo) emozionale che mira a farci provare qualcosa di differente delle solite cose all’interno di un videogioco: nei primi due livelli proposti in questa build abbiamo potuto provare gioia, felicità e rilassatezza così come abbiamo provato anche paura e un’enorme malinconia, specie sulle battute finali di Via, il secondo livello presente.

Prima di essere un viaggio ricco di emozioni, Arise è anche un videogioco e nella fattispecie è un puzzle con elementi di platforming che propone una meccanica piuttosto interessante, quella del controllo del tempo (che in due giocatori è affidata totalmente ad uno dei due player): in soldoni muovendo l’analogico a destra o a sinistra potremmo spostare il tempo in avanti o all’indietro ma solo per il mondo che ci circonda.

Con il grilletto destro invece possiamo bloccarne lo scorrimento, una meccanica che ci viene spiegata e ci tornerà utilissima all’interno del secondo livello di gioco.

Arise non ha la pretesa di essere un grandissimo puzzle game, anzi: i puzzle ambientali sono tutti minimali e non richiedono troppo sforzo, esistono solo per evitare che il titolo si trasformi in un “walking-simulator” e per offrire al giocare alcune scene davvero mozzafiato, anche e sopratutto grazie alla sua estetica incredibile.

Il gioco non ha la pretesa di essere nemmeno un grande platform: tutte le sezioni in cui ci è richiesto saltare non sono troppo piacevoli nell’azione del salto ma, anche questa volta non ha troppa importanza, non è questo che conta all’interno di Arise.

 

Gli sviluppatori hanno voluto raccontarci una storia, molto toccante, attraverso l’esplorazione di ricordi in mondo che sono confezionati appositamente per trasmettere le emozioni che quei ricordi dovrebbero suscitare.

Ecco quindi che Gioia, il primo livello, in cui esploreremo un ricordo fatto di amore e di amicizia è pregno di colori dalle tinte accese, di distese vaste e coloratissime, di fiori, di vento, di vita, perché è questo che il primo livello di gioco ha bisogno di trasmettere al giocatore che vivendo la storia del ricordo del nostro piccolo protagonista non riuscirà a non sentirsi tranquillo e spensierato.

Così come nel secondo livello, Via, vivremo un ricordo fatto di un abbandono forzato e di distruzione, inserito all’interno di un mondo piccolo, angusto, dai colori spenti e freddi così da farci stare sempre in tensione e quasi male mentre ne viviamo il viaggio.

Questo è possibile anche e sopratutto grazie al comparto artistico del gioco che presenta un’estetica ispirata e che possiamo quasi definire fuori scala per via della bellezza dei paesaggi e dei picchi che il titolo riesce a raggiungere in momenti più o meno climatici dell’avventura.

A questo si aggiunge una colonna sonora che possiamo solo definire perfetta visto quanto e come si amalgama perfettamente all’interno di un mondo di gioco che è costruito ad hoc per farci emozionare, riuscendo, fra l’altro, perfettamente nella sua impresa.

Se le premesse di Arise sono queste io, francamente, non vedo l’ora che arrivi la data d’uscita perché siamo di fronte, senza se e senza ma, ad un piccolo capolavoro di arte videoludica.