Nel corso degli anni, diversi sviluppatori hanno provato a battere la strada dei titoli videoludici ad episodi. Il tutto cercando di puntare sull'effetto serialità e su un tipo di narrazione che tenga lo spettatore con il fiato sospeso. Il tutto, però, creando un gioco che possa durare nel tempo, con molteplici episodi ad alimentarlo.

Half-Life 2 è stato di sicuro il più famoso, ma non è andata bene. Stessa cosa è accaduta ad Hitman, mentre sul fronte horror abbiamo il curioso progetto di The Dark Pictures, che ha debuttato da poco con il suo primo episodio Man of Maiden.

Song of Horror sembra essere un esperimento del genere, che ad Halloween debutterà con i primi due episodi su un totale di cinque. A differenza di altri titoli con scadenze decisamente più di lungo corso, qui ci troviamo di fronte ad una distribuzione più breve, che inizierà a novembre per finire a marzo.

Sviluppato dalla software house Protocol Games, Song of Horror come da nome rientra nel genere horror-adventure, con una forte componente investigativa e ad enigmi. La versione di prova che abbiamo potuto giocare racchiudeva i primi due episodi della storia, lasciandoci in attesa di scoprire come si concluderà la storia di Sebastian P. Husher.

Questo, infatti, è il nome del protagonista di questa serie, la cui scomparsa mette in moto l'azione che porterà allo svolgersi del primo episodio e poi alle indagini che vedremo nel secondo. Ma andiamo con ordine.

Di sicuro Song of Horror è un prodotto abbastanza particolare, che cerca di diversificarsi dagli altri titoli del genere sfruttando un paio di meccanismi interessanti sulla carta. Come già detto, la storia ruota attorno a questo scrittore ed appassionato di oggetti esotici, il quale a poche ore dalla consegna del suo ultimo manoscritto scompare nel nulla insieme a tutta la sua famiglia.

Preoccupati di cosa gli possa essergli capitato, ma anche interessati a recuperare il suo lavoro, il capo dell'editore a cui fa capo Sebastian, decide di inviarci a perlustrare casa sua, sperando di trovare risposte.

Daniel è il classico lavoratore svogliato, con tutta una serie di cliché legati al mondo dell'investigatore fallito. Alcolizzato, con una ex-moglie alle spalle e tanti problemi. Senza non esserci fatti pregare decidiamo di accontentare il nostro capo ed andiamo ad esplorare casa Husher.

Questa si presenta come una villa enorme, come da tradizione di questo genere di storie, deserta, ma con una strana sinfonia che ne inonda l'aria e l'atmosfera. Questa musica sembra non avere un'origine ben precisa, fino a quando non entriamo nello studio di Sebastian e qui vediamo qualcosa che non dovrebbe esserci.

Una porta, ma non una normale. Questa infatti è decrepita, mezza marcia, ma soprattutto non dovrebbe portare da nessuna parte, stando alla conformazione della stanza. Ma è li ad attenderci ed aprendola scopriamo un passaggio per quello che sembra essere uno scantinato, ma che si rivela essere una trappola.

Non serva aggiungere altro , se non che il fulcro di questo primo episodio è proprio la scomparsa di Daniel. Per cercare di trovarlo avremo a disposizione quattro personaggi: l'ex-moglie di Daniel, il suo capo, l'ex-maggiordomo della casa ed una operaia.

La cosa che fa storcere il naso fin da subito è proprio questa scelta un po' forzata. In una cutscene prima dell'inizio dell'episodio, vediamo chiaramente l'ex-moglie di Daniel chiedere informazioni al suo capo, facendoci dare l'indirizzo di casa Husher ed affermando di volerlo andare a cercare li.

Il fatto di poter scegliere un altro personaggio, come l'operaia messicana è totalmente de focalizzante rispetto alla trama. Una scelta che fa perdere moltissimo l'immersività. Chi è questa persona? Perché è andata li?

La spiegazione non ci viene mai data ed i collegamenti con le “vittime” sono sempre estremamente labili. Il secondo episodio non è da meno e pur conservando uno dei quattro protagonisti dell'episodio precedente, vale a dire quello che alla fine risolve “il caso”, lo accerchia con altri tre personaggi altrettanto “particolari”.

Abbiamo per esempio la figlia di un amico di Sebastian. P. Husher, ma anche un vigilante casuale che passava di li e senza un vero e proprio background. Ma perché tutti questi personaggi?

Qui arriviamo ad un'altra delle meccaniche particolari di Song of Horror. Infatti, lungo la nostra avventura potremo morire. I luoghi che visiteremo saranno invischiati in numerose minacce paranormali e non. Scelte errate, quick time event sbagliati ci potrebbero portare a salutare uno dei protagonisti.

Come ci ha insegnato David Cage, si tratterà di permadeath, senza la possibilità di recuperare alcun salvataggio o cercare di salvarlo in alcun modo. Qui purtroppo casca l'asino e alla fine si rivela essere una grande problematica abbastanza fastidiosa del titolo di Protocol Games.

Se l'idea di base è molto interessante, non lo è la realizzazione. Quando morirà il protagonista, infatti, verremo ributtati nella schermata di scelta, dove dovremo selezionare un altro personaggio e verremo quindi teletrasportati all'ingresso del luogo che dovremo esplorare.

I progressi fin li fatti verranno mantenuti, semplicemente troveremo nella stanza dov'è morto il giocatore un pacco con tutti gli oggetti raccolti fino a quel momento, dandoci la possibilità di continuare.

Nessuna cut-scene o spiegazione sul perché sia stato fatto questo passaggio di testimone, ma un brutale passaggio che rompe ulteriormente l'immersione del giocatore. A ciò si aggiungono le morti in se. Queste ultime in alcuni casi saranno sancite da quick time event, come detto precedentemente, che ci potrebbero far fuggire da fantasmi, demoni o altro.

In questi casi, se sbaglieremo, la colpa sarà nostra e di nessun altro, della nostra mancata abilità. Tutto sommato si tratta di una risoluzione legittima. Purtroppo, però, non saranno gli unici modi con cui rischieremo la palle. Potremmo per intenderci trovarci di fronte ad una finestra; interagendoci comparirà una finestra di dialogo che ci chiederà se vogliamo attraversarla.

Ebbene, una volta attraversata il nostro protagonista scivolerà giù morendo nel peggiore de modi. Nessun quick time event, ma solo una scelta dettata dal caso, senza possibilità di redimersi. Se non è la finestra potrebbe essere una vasca da bagno indemoniata, che ci catturerà portandoci nell'abisso della morte e così via.

Soluzioni che sono si particolari, ma anche molto sconfortanti, in quanto sono per certi versi quasi imprevedibili, non dandoci neanche la possibilità di rimediare ad un errore di valutazione. Sotto questo punto di vista Song of Horror è terribilmente ingiusto, soprattutto se si risponde alla domanda: cosa succede se muoiono tutti i protagonisti?

Una domanda che ci siamo posti, ma a cui malauguratamente abbiamo voluto dare una risposta quasi alla fine del primo episodio. Ebbene, si ricomincia tutto da capo. Nessun salvataggio o check point, ma la fredda schermata iniziale. Fortunatamente la condanna a rigiocarlo è legata al singolo episodio, di conseguenza se uccideremo tutti i protagonisti nel secondo capitolo, ricominceremo sempre da quello.

In quest'ultimo episodio c'è da dire che uno dei quattro protagonisti sarà anche molto importante ed il gioco ci fa sapere che non dovrà morire, pena ricominciare da capo l'episodio. La soluzione in questo caso sarà semplicemente lasciarlo in panchina evitandogli di affrontare i pericoli che
potrebbero esserci e che effettivamente ci saranno.

Abbiamo detto che si tratta di un investigativo con alcuni enigmi, ed in effetti è così. Ma anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un grave problema di contesto. Il primo episodio per intenderci è ambientato nella casa di Husher e non capiremo effettivamente quello che è successo, fino alla fine, più o meno.

Le domande resteranno, ma soprattutto le nostre indagini non porteranno quasi mai da nessuna parte. L'idea che ci ha dato è quella di una enorme escape room senza soluzione di causa. Saremo in questa casa a raccogliere inizialmente oggetti casuali, per poi farli interagire con altri e pian piano sbloccheremo stanze o altro fino alla chiave finale.

Capiremo più o meno cosa è capitato, ma non le ragioni che probabilmente verranno svelate nei prossimi episodi. Già il secondo capitolo è stato un po' più interessante dal punto di vista della trama e della location, ma tenendo dei punti fermi estremamente logorroici dal punto di vista del gameplay e tediosi nel caso dovesse toccarvi di rigiocare l'intero episodio.

Graficamente il gioco fa una figura migliore, tranne per le espressioni dei protagonisti, decisamente non-espressive, ma scusabili vista la non così grande produzione dietro al gioco Le luci al contrario saranno decisamente ben fatte, con un dettaglio alle diverse tipologie di fonti luminose molto interessante.

Sonoro molto più convincente. La musica che fa da protagonista in Song of Horror è veramente inquietante e tende ad entrarti in testa. Forse si tratta della miglior traccia musicale in un contesto horror e che va sotto certi aspetti a ricordare quella di lovecraftiana memoria di Erik Zann e di sicuro l'ispirazione sembra essere quella.

In conclusione Song of Horror è un titolo curioso che punta tutto su una narrativa ad episodi senza però renderli quasi per nulla memorabili, con dei cliffhanger estremamente telefonati e per nulla sorprendenti. Il gameplay cerca di essere più variegato ed innovativo, ma è assolutamente poco bilanciato nei confronti di un gameplay simile più ad un escape room, che ad un investigativo horror, come dovrebbe essere. Speriamo nei prossimi episodi.