Quando si ha a che fare con l'horror giapponese, bisogna sempre tenere più di due occhi aperti. Questo perché per noi occidentali è molto facile perdersi nella mente di coloro che creano le storie o i mondi che andiamo ad affrontare; un po' per la loro esoticità rispetto a quanto vediamo tradizionalmente, un po' anche per i modi con cui ci vengono raccontate le storie.

Fortunatamente per il titolo che andremo a recensire, il terzo occhio sarà compreso nel pacchetto. 3rd Eye arriva su PC all'inizio del mese sviluppato dalla software house giapponese dietro ai titoli del Touhou Project. Se non conoscete questo nome, non spaventatevi, in quanto si tratta di un serie abbastanza di nicchia, ovviamente conosciuta in Giappone, ma poco dalle nostre parti.

Se i precedenti titoli dello sviluppatore, sono dei classica giochi 2D a scorrimento verticale, con 3rd Eye, approdiamo in un genere completamente diverso, vale a dire l'avventura grafica, ma sempre in 2D.

Il titolo in questione è come detto un'avventura con connotazioni horror. Ed è giusto soffermarsi proprio su questo aspetto. Come detto, l'horror giapponese può, a volte, essere molto strano ed inquietante sotto certi aspetti, ed in questo caso la definizione appena detta calza a pennello.

Impersoneremo una ragazzina di nome Koishi, all'apparenza normale, ma che porterà con se uno strano oggetto, una sorta di hula hoop metallico con al centro un vero occhio. La cosa particolare sarà l'utilizzo che ne faremo, in quanto ci consentirà di accedere ad una sorta di mondo “parallelo”. Anche se a dirla tutta l'idea che ci siamo fatti giocando il titolo fino alla fine è quella di una sorta di visione alternativa della realtà.

Premendo il tasto Y del pad, infatti, dall'occhio si sprigionerà una luce e tutto ciò che ne verrà colpito muterà, modificando l'ambiente e rendendolo più macabro e tetro. In questo modo, alcune stanze od ambienti potrebbero completamente cambiare, ma anche alcuni personaggi che incontreremo potrebbero rivelarsi degli scheletri ambulanti o dei mostri terribili.

Non si tratta di una “torcia” infinita. In giro per la mappa e nelle diverse ambientazioni, potremo trovare delle gocce per occhi. Con l'uso intensivo, infatti, l'indicatore in basso a destra del terzo occhio diventerà sempre più rosso, fino a renderlo completamente inutilizzabile. A questo punto ci serviranno le gocce che ripristineranno completamente la salute dell'occhio.

Questa sorta di oscillazione tra lucidità e follia è alla base del titolo. Koishi si risveglierà in quella che all'apparenza sembrerà una stanza di un ospedale psichiatrico. Esplorandola non scopriremo nulla di importante, se non qualche pastello e un paio di pagine di una sorta di diario.

Queste pagine si troveranno sparse per tutto il gioco e varieranno molto. Al loro interno verranno spiegate varie teorie nel rapporto tra i figli e i loro genitori, sul modo di crescere i figli e sui loro atteggiamenti in generale, ma anche note all'apparenza senza senso, pensieri e così via.

Una volta esaminata la stanza potremo finalmente uscire iniziando l'esplorazione dell'ospedale. Qui cominceremo ad utilizzare il nostro terzo occhio per risolvere qualche enigma, ma anche per scoprire informazioni importanti per proseguire.

Il tutto ci porterà fuori dall'edifico in una sorta di parco giochi. Qui passeremo, in diversi momenti, la maggior parte della totalità del tempo di gioco, incontrando vari personaggi e cercando vari oggetti.

La cosa curiosa è la quasi assenza di obiettivi a lungo termine. Anzi, il più importante sarà il nostro, vale a dire cercare di capire cosa effettivamente sta succedendo a schermo e credeteci quando diciamo che non è assolutamente facile capirlo.

L'idea che ci siamo fatti, è quella di una storia avente come protagonista una ragazzina mentalmente instabile, che non sa distinguere la realtà dai sogni. In questo senso l'idea del risveglio è parecchio importante in vari momenti del titoli.

L'intera avventura sembra quasi un incubo, da cui continuiamo a svegliarci senza però riuscirci davvero e ridestandoci ogni volta in una realtà onirica simile, ma diversa. Per chi avesse dimestichezza con la paralisi del sonno, questa potrebbe essere una buona metafora del titolo, se non fosse per l'estrema mobilità del protagonista.

Questa condizione, infatti, provoca uno stato di risveglio del cervello, durante una particolare fase del sonno, nella quale il corpo è ancora paralizzato, ma la mente sarà abbastanza lucida. Chi lo ha provato, può tranquillamente raccontare le innumerevoli allucinazioni o sogni che si provano in questo stato, ma anche l'incredibile difficoltà nello risvegliarsi.

Il tutto può tranquillamente trasfigurare in un incubo ad occhi aperti e sotto certi aspetti è proprio la sensazione data da 3rd Eye.

Nel nostro peregrinare nei paraggi del parco vicino all'edificio dove è presente la nostra stanza, Koishi incontrerà vari personaggi, con cui potrà interagire in diversi modi. Alcuni di essi chiederanno degli oggetti, per poter sbloccare nuove linee di dialoghi o più semplicemente per continuare a giocare.

Curioso è come molte delle associazioni oggetto-persona siano quasi del tutto incomprensibili. Potremo dare un serpente ad una ragazzina, pseudo venditrice, in cerca di un amico. Oppure
potremo coltivare una bambola mettendola sotto terra ed innaffiandola.

Come potete capire, il titolo non si presenta esattamente come un avventura dai puzzle logici o altro, ma anzi punta tutto sulla follia, il che potrebbe portare a momenti in cui non sapremo esattamente cosa fare e potremmo tranquillamente girare per il mondo di gioco senza una meta.

Se non fosse per questi momenti morti, il titolo sarebbe sicuramente estremamente breve, per quel che riguarda la longevità. Prendendo qualche scelta sbagliata ed incagliandosi in un paio di passaggi, potremmo arrivare tranquillamente alle 3 o 4 ore di gioco.

Nel rendere la situazione ancora più difficile troviamo anche una traduzione dal giapponese estremamente poco convincente. I dialoghi, infatti, saranno in inglese, ma allo stesso tempo saranno estremamente complessi da decifrare in alcuni momenti.

Il tutto senza contare un interfaccia abbastanza spartano. Il gioco partirà in finestra e ti chiederà in un secondo momento, sempre tramite finestrella di Windows 10, se vorremo giocare a schermo intero. Non è previsto il gioco con la tastiera e saremmo obbligati a giocarlo con il pad; in più non esiste un menù delle opzioni, un salvataggio manuale od un menù i pausa.

Quando saremo stanchi ci basterà premere il tasto ESC sulla tastiera, uno dei pochi utilizzabili, al che si aprirà l'ennesima finestrella di Windows 10 che ci chiederà se vorremo effettivamente uscire dal gioco.

Graficamente ed artisticamente parlando, invece, il titolo si presente molto bene. 3rd Eye ha dei disegni estremamente curati. Ogni ambientazione è una tavola disegnata a mano, estremamente bella e con dettagli inquietanti.

Anche i protagonisti sono estremamente curiosi a vedersi e mai sgradevoli. I dettagli non mancano, così come le poche animazioni, ed è sempre interessante il passaggio grafico dal mondo normale a quello più horror del terzo occhio.

In conclusione 3rd Eye è un gioco “strano”. Sicuramente non adatto a tutti, più per la storia e la narrativa decisamente complessi da leggere che per la natura horror, che è inquietante sotto certi aspetti e potrebbe dare fastidio ad alcuni. Di sicuro l'amare gli ambienti alla Tim Burton estremamente distorti o “non euclidei”, come direbbe il buon Lovecraft, può essere un incentivo all'acquisto, ma senza aspettarsi nulla più.

Disponibile per PC (versione provata)