In questi giorni ho avuto modo di spolpare un po’ Stranded Sails - Explorers of the Cursed Islands (da ora in avanti solo Stranded Sails) su Nintendo Switch e il risultato è stato un’accozzaglia di emozioni molto contrastanti che non sono riuscito a capire se derivanti dalla mediocrità del gioco o dal mio essere diventato troppo vecchio per questo tipo di videogiochi.

Nel dettaglio sto parlando di un adventure con meccaniche che ricordano leggerissimamente un survival: per essere più precisi parliamo di un gioco molto simile ad Harvest Moon, un titolo che adoro e da cui le ispirazioni si sprecano.

Uno dei motivi per cui, in effetti, decisi di occuparmi di Stranded Sails è stata proprio la somiglianza con il brand delle vita di campagna per eccellenza, una saga a cui sono affezionatissimo e che negli anni mi ha accompagnato in più di un’occasione.

Stranded Sails prende il via in modo abbastanza semplice: siamo i figli di un capitano di nave che ha reclutato diversi cittadini pronti ad iniziare una nuova vita altrove per effettuare un lungo viaggio verso una terra di ghiacci e neve a nord rispetto alla loro posizione.

All’interno dell’equipaggio troviamo abili costruttori, abili agricoltori e così via in modo da avere accesso ad un gruppo molto eterogeneo per dare vita ad un nuovo villaggio una volta giunti a destinazione.

Preso confidenza con i comandi di gioco grazie ad un breve tutorial incentrato su alcune faccende da fare in barca, l’avventura prende il via con un naufragio della nostra nave su un arcipelago sconosciuto e inesplorato, sul quale, come è facile immaginare, inizieremo una nuova vita.

Ecco quindi che Stranded Sails ci mette di fronte al suo core di gameplay, ovvero la sopravvivenza correlata ad una corretta gestione delle risorse del villaggio: dovremo piantare semi, dar da bere alle piante, cucinare, tagliare alberi e costruire cose utili per la prosecuzione dell’avventura.

L’avventura inizia con il dover recuperare tutti i membri dell’equipaggio dispersi per l’arcipelago per poi trasformarsi in un esplorazione di quei luoghi ricchi di avventura e mistero, il tutto preceduto da una sequenza di azioni obbligate per equipaggiarsi a dovere.

Il titolo ci mette di fronte ad un’inico parametro da dover tenere costantemente sott’occhio, la barra della stamina che scende per ogni azione che facciamo, anche il solo camminare. Chiaramente alcune azioni come la corsa, tagliare legna, guidare la barca e così via richiederanno più stamina di altre ma il succo è che tutto ci costa fatica.

Arrivare a 0 significa svenire e ricominciare dall’ultimo giaciglio utile. I modi per recuperare le energie sono due: mangiare (ogni cibo ci offre più o meno energia dopo essere consumato) e risposare presso un letto che ci ricarica un’ottima quantità di energia.

Il gioco è essenzialmente tutto qui, come tutti i suoi fratelli appartenente al genere d’altro canto, anche se, purtroppo, Stranded Sails non riesce di certo a spiccare sugli altri un po’ per l’eccessiva banalità del gameplay e un po’ per la qualità tecnica che si attesta ad un livello piuttosto basso rispetto alla media che lo circonda.

Di certo non hanno aiutato in questo giudizio i numerosi bug riscontrati nell’assegnazione delle quest che continuavano a mischiare l’inglese con l’italiano e addirittura momenti differenti del gioco creando situazioni piuttosto imbarazzanti come “andare a dormire (0/3)” quando la missione corrente era di raccogliere 3 unità di mais.

Non sono stati di certo d’aiuto anche i numerosi glitch grafici che mi hanno regalato compenetrazioni interessanti con il mondo i gioco che mi hanno richiesto, in alcuni casi, il riavvio della partita e non mi ha aiutato la localizzazione italiana decisamente pessima grazie alla quale nonostante avessi scelto il personaggio femminile tutti si rivolgevano a me al maschile.

Anche a livello grafico il gioco non riesce a brillare, sia perché si impegna sempre notevolmente per mettere i bastoni fra le ruote a chiunque decida di fare un porting, sia perché in effetti le mappe sono decisamente molto povere e l’impatto visivo risultante è decisamente al di sotto della media.

Anche a livello di controlli ho avuto a che fare con bug giganteschi che continuavano a selezionarmi strumenti differenti da quello che volevo e a cambiare l’interfaccia che stavo guardando.

Ma non è tutto: Stranded Sails riesce ad essere mediocre, estremamente mediocre, anche nell’interfaccia utente che sembra essere stata sviluppata frettolosamente e senza un grande impegno con un risultato decisamente poco soddisfacente.

Mi risulta effettivamente molto difficile promuovere il gioco, nonostante in qualche fase, specie fra quelle puramente esplorative, mi abbia regalato qualche gioia non indifferente.

Pertanto, conscio del fatto che una buona parte dei bug riscontrati verranno corretti al suo rilascio ufficiale (di cui abbiamo già ricevuto conferma), me la sento di dare al titolo la sufficienza che, nella mia esperienza, non ha dimostrato.

Disponibile per Nintendo Switch (versione testata), PlayStation 4,  Xbox One e PC