Per tutti i videogiocatori che hanno vissuto la serata di ieri dentro ad una bolla è bene sapere che Fortnite è “finito”. Ora cosa vuol dire che il gioco è finito? Bella, bellissima domanda poiché l’evento che ha caratterizzato la fine della Stagione 10 del gioco è stato tanto inaspettato quanto meraviglioso.

Il meteorite che aleggia sulla mappa da qualche stagione è finalmente caduto al suolo generando un’esplosione gigantesca con buco nero annesso che ha risucchiato tutto il mondo di Fortnite, gioco compreso.

Del gioco, nel momento in cui sto scrivendo, non abbiamo altro che una schermata nera con il buco che rotea sullo schermo e niente più. Persino i social di Fortnite sembrano essere stati risucchiati dall’evento che non ha lasciato altro che se stesso su ogni pagina inerente il gioco.

Ora, perché vi sto raccontando tutto questo, io che sono abbastanza disinteressato al gioco verso cui nutro anche una leggerissima punta di astio?

Ve lo sto raccontando perché, che Fortnite piaccia o meno, quello che è successo è importantissimo e, sempre che si sia interessati o meno al gioco, tutti ci si è fermati per qualche minuto per osservare quello che la Epic stava tirando fuori dal cilindro, nuovamente.

Inutile girarci troppo attorno: quello che fa Fortnite non lo fa nessuno e con ogni probabilità nessuno sarebbe in grado di farlo in questo modo e con una tale potenza mediatica. Ieri sera il numero di spettatori live per l’evento era immenso e il numero di giocatori collegati per viverlo direttamente in gioco ha fatto sì che i server morissero.

La portata di quello che è successo ieri sera è stata incredibile, al netto dell’evento stesso che ha spiazzato chiunque, giocatori e non, che ora sono tutti sul chi vive in attesa dell’arrivo della patch che ci farà scoprire questo fantomatico Fortnite 2 o chi per lui.

Che ci piaccia o no, quello che in questi anni ha costruito Epic Games con il suo battle royale è una delle cose più affascinanti e incredibili del mondo videoludico moderno che, per certi aspetti, è paragonabile quasi a quei momenti di gaming matto e disperatissimo che facevano noi bambini inconsci del fatto che Aerith da li a breve avrebbe perso la vita.

Sì, parliamo di qualcosa di molto simile, se non identico, trasposto in un’epoca e una realtà differente con media e metodi di comunicazioni diversi, ma parliamo sempre e comunque della stessa cosa: meraviglia, stupore e, per alcuni, lacrime.

Quello che Fortnite ha costruito in questi anni è una struttura di marketing e comunicazione da capogiro con idee così interessanti e cariche di contenuti da far impallidire chiunque abbia intenzione anche solo di approcciarsi ad una cosa del genere.

Ogni fine stagione ci hanno consegnato in mano degli eventi che non solo sconvolgono la “lore” di gioco, non solo ne modificano indelebilmente la mappa e le meccaniche (basti pensare all’ultimo evento prima di ieri che introdusse i mech) ma tutto questo avviene in live, con i giocatori in partita che assistono a qualcosa che non ha eguali nel mondo videoludico.

Che sia te giocatori di Fortnite o meno, questi eventi continui che scombussolano e plasmano la struttura di gioco, non passano inosservati perché ogni volta Fortnite ne esce cambiato, ne esce con un vita nuova che gli conferisce ancora più potere e forza.

Alla fine dei conti è questa la vera differenza di Fortnite rispetto agli altri competitor sul mercato: il suo essere in grado di rinnovarsi completamente facendo sempre un gran chiasso, al netto della ripetitività e della noia che può derivare dal suo gameplay.

Proprio questo chiasso, proprio questa potenza comunicativa dirompente che fa sì che l’intero mondo videoludico si debba fermare per capire cosa sta facendo tutto questo rumore, rende Fortnite il gigante e il gran gioco, perché è questo che è, che stiamo vivendo oggi.

Vedete, a volte vorrei tanto essere un giocatore assiduo del gioco, vorrei tanto essere in grado di godermelo come fatto tutti gli altri perché penso che se eventi come quello di ieri mi scombussolano e mi meravigliano così tanto nonostante io sia molto lontano dal gioco, chissà quanto riescono a godere ed impazzire per questo genere di cose invece i giocatori più assidui.

Ecco, ieri, più del solito perché ieri l’evento ha fatto più rumore e chiasso di quanto non lo abbiano fatti gli altri eventi passati, ho dato un peso diverso a tutte quelle affermazioni e parole degli addetti ai lavori che ad ogni nascita di un competitor sottolineano come la vita di questo verrà decretata con una nuova stagione su Fortnite: se questo esiste ancora (e per esistere intendo dire avere lo stesso peso mediatico) dopo un nuovo lancio di Epic allora vuol dire che il gioco può farcela davvero.

Ieri ho capito quanto il peso mediatico e la potenza comunicativa di Fortnite siano ancora irraggiungibili e fuori parametro.

E c’è ancora chi si chiede come mai questo titolo sia stato il gioco dell’anno.