Gli occhi di Ara approda per la prima volta su Nintendo Switch a più di due anni dal suo rilascio su PC, sistemi iOS ed Android. Ed è proprio da queste ultime due versioni, che gli sviluppatori hanno tratto buona parte delle idee soprattutto per il comparto del gameplay, ma andiamo con ordine.

Come detto il gioco che andremo ad analizzare oggi si intitola Gli Occhi di Ara, un'avventura grafica punta e clicca sviluppata dallo studio indipendente 100 Stones Interactive. Fin dalle prime schermate è chiaro che l'intento della software house inglese è quello di riportare alla memoria un capolavoro come Myst e sotto un certo punto di vista riesce nell'intento.

Gli occhi di Ara ci pone, infatti, nei panni di un semplice tecnico TV, che sarà messo ad indagare su tutta una serie di interferenze provenienti da un castello abbandonato. Recatici sul posto scopriamo, però, che risolvere il problema non sarà così semplice.

Il castello è chiuso come una fortezza ed ogni porta richiederà ogni grammo del nostro ingegno per aprirla. Ce la farà il nostro tecnico a capire il segreto dietro queste interferenze?

Ora, questo incipit potrebbe un attimo travisare. In effetti, devo ammettere che sono andata a spulciare in giro la trama ed ho dovuto rigiocare i primissimi minuti di gioco per ricordarmi di cosa parlava effettivamente il titolo.

Questo perché la natura stessa del gioco porta a dimenticare questi dettagli. Gli occhi di Ara è assolutamente focalizzato sugli enigmi e tutto il resto crea un placido contorno, facilmente ignorabile e di non molta importanza.

La trama stessa è un semplice escamotage per introdurci nei meandri del castello, che dovremo esplorare e che si sbloccherà di stanza in stanza solo alla risoluzione di enigmi sempre più complessi ed articolati.

Se rileggete le prime righe di questa recensione, noterete il riferimento a Myst. Ebbene, non rinnego il fatto che il titolo di 100 Stones Interactive lo ricorda molto. In fondo parliamo di un'avventura grafica in prima persona, in cui non potremo muoverci liberamente nell'ambiente di gioco, ma potremo ruotare su noi stessi ed interagire con l'ambiente circostante.

Una semplice somiglianza di stile, mi viene da sottolineare. Per il resto, bisogna fare chiarezza su alcune criticità e difetti che rendono Gli occhi di Ara, un prodotto ben distante da quel capolavoro del lontano 1993.

Partiamo dall'elemento forse più importante del titolo: gli enigmi. Questi compongono la parte centrale dell'opera e di sicuro non deludono. Sono intricati al punto giusto e riescono a mettere il giocatore in difficoltà fin dai primi minuti, ma lasciando anche una grande soddisfazione nel giocatore una volta risolti.

Quello che manca, è un collante a legare il tutto. Il collegamento da enigma ad enigma, molte volte è puramente visivo, legato ad un filo elettrico oppure ad una somiglianza che comunque mancherà nell'80% dei casi.

Ci troveremo quindi a dover girovagare per il castello senza un'idea precisa di cosa fare e cercando di analizzare ogni singola stanza ed ogni singolo oggetto per cercare di capire cosa effettivamente potrebbe aiutarci e cosa no.

Da questo si capisce anche l'importanza dell'esplorazione. Per i più maniacali, sono presenti moltissimi collezionabili in ogni angolo del castello. Monete, foto, quadri, cristalli luminescenti e così via. Oggetti, però che sembrano per lo più riempire ambienti desolatamente vuoti.

Sia chiaro, se amata alla follia gli enigmi e relativamente a questo, cercare oggetti nascosti, questo è il gioco che fa per voi. Sottolineo la bontà degli enigmi, anche nella loro risoluzione. Il più delle volte, infatti, intuiremo il modus operandi che ci potrà portare alla risoluzione e solo un grande sforzo intellettivo riuscirà a farci raggiungere il risultato.

A ciò, come detto si aggiunge una grande esplorazione tra ambienti e stanze, molte volte parecchio lontani l'uno dall'altro. Carta e penna saranno fondamentali in questo. Vi potrebbe capitare di incontrare un incisione particolarmente importante od un codice, di cui non capirete subito l'importanza.

Il titolo prevede un sistema di utilizzo rapido dei documenti, richiamabile anche quando esamineremo un enigma, ma il suggerimento è di appuntarsi ogni tanto alcuni indizi. Scartabellare tra i numerosi documenti che avremo sarà soltanto sfibrante per il giocatore.

Insieme a documenti ed indizi importanti per la risoluzione degli enigmi, potremo anche trovare vari fogli che porteranno avanti un minimo la trama, ma come detto sono facilmente dimenticabili ed ignorabili. Il più delle volte li leggeremo per estrapolare altri indizi, ma li ignoreremo se non li conterranno.

A questo punto è bene soffermarsi sul sistema di controllo che gli sviluppatori hanno deciso di sfruttare in questa versione per Nintendo Switch.

Gli occhi di Ara cambia sotto questo punto di vista, in base a come lo utilizzerete, se in versione portatile o lasciando la console posizionata nel suo dock. Niente di nuovo sotto questo aspetto, verrebbe da pensare.

E invece no. Nella versione casalinga, quindi con la console posizionata nel dock, potremo girarci e muovere il personaggio, utilizzando il joy-con rosso o di destra come puntatore laser, in sostanza.

Con esso muovendolo nell'aria a puntare un oggetto, potremo interagirci premendo il grilletto, oppure potremo girarci trascinando la visuale nella direzione desiderata. In poche parole utilizzeremo il cursore del joy-con, come un vero e proprio mouse.

Di sicuro questo è il metodo più comodo sotto un certo punto di vista, ed anche più immediato. Diversa questione per la versione portatile, che elimina completamente i joy-con, costringendo il giocatore ad utilizzare solamente il touch-screen.

Chi scrive ha sempre criticato molti giochi su Nintendo Switch che non hanno sfruttato adeguatamente questa funzione touch, in questo caso mi viene invece da dire che si è esagerato. Di fatto, sembra che gli sviluppatori abbiano preso la versione mobile del gioco uscita su Android ed iOS e l'abbiano semplicemente adeguata per Nintendo Switch senza fare altri cambi.

A tal punto che nel menù iniziale non è possibile usare i tasti della console. In sostanza dovremo muovere la visuale muovendo con il dito nella direzione desiderata. Una volta cliccato su un oggetto, con il conseguente zoom su di esso, potremo tornare indietro con il classico movimento effettuato con le due dita che si avvicinano.

Sotto questo punto di vista, il lavoro di 100 Stones Interactive è alquanto incomprensibile. Inserire un sistema di movimento alternativo che sfruttasse anche gli analogici od i pulsanti sarebbe di sicuro stato ben accetto, considerando che comunque la versione portatile del gioco non è comodissima da utilizzare. Anzi, è consigliabile staccare i joy-con e riporli nella custodia, per giocare a questa versione nella massima comodità.

Graficamente parlando, invece, Gli occhi di Ara rimane un titolo gradevole, con delle ambientazioni ben caratterizzate e comunque memorabili. Il lavoro per portarlo su Nintendo Switch non ha avuto come conseguenze dei cali di qualità sotto quasi nessun punto di vista e fortunatamente il gioco risulta una roccia anche per quel che riguarda la stabilità tecnica.

In conclusione Gli occhi di Ara rappresenta un gioco non per tutti. Limitato a giocatori appassionati di enigmi ed escape room in generale, ma che apprezzano anche il risolvere enigmi a cascata non collegati da un fil rouge narrativo, che come detto risulta praticamente assente o dimenticabile.

Purtroppo la versione per Nintendo Switch che abbiamo provato presenta la criticità massima nel sistema di movimento, vittima forse di una pigrizia dello sviluppatore che ha deciso di sfruttare i già rodati sistemi utilizzati su smartphone e PC.

Disponibile per PC, iOS, Android e Nintendo Switch(versione provata).