Mentre mi accingevo a scaricare, nuovamente, Children of Morta, questa volta su PlayStation 4, Paolo in chat mi avvertiva di stare molto attento con il gioco: non è mai troppo semplice ritornare su un gioco che è piaciuto così tanto, specie se poi è piaciuto al punto da guadagnarsi un perfect score.

Non capivo l’importanza delle sue parole fino al momento in cui non ho preso in mano il DualShock e ho ricominciato l’avventura su uno dei titoli che ho preferito più durante l’anno: qualcosa non andava e non sembrava esserci verso di farla andare.

Vedete, il 10 che firmai per Children of Morta su PC è stato dettato da mille fattori differenti e ho sempre sottolineato in più occasioni che il titolo non era meritevole, oggettivamente, di un perfect score nonostante ci si avvicinasse così tanto da farmi quasi male la consapevolezza che su queste pagine non utilizziamo i mezzi voti.

Però ho deciso di premiarlo lo stesso visto quanto il gioco mi ha dato nel corso delle lunghe ore passate in compagnia e quanto io sia stato incredibilmente contento e soddisfatto di averlo portato a termine, addirittura con due run differenti che mi hanno fatto immergere ed innamorare ancora di più del prodotto.

Ero pienamente convinto, in cuor mio, che alla sua uscita su console avrei fatto i salti di gioia perché sono fatto così: quando un gioco mi piace così tanto ho il bisogno morboso di gratificare gli sviluppatori in ogni modo che mi è possibile, spesso riacquistando il titolo su più piattaforme godendomelo ancora e ancora.

Children of Morta su PlayStation 4 però non è stato il ritorno che avevo immaginato, nonostante il titolo conservasse tutta la potenza narrativa che ricordavo e nonostante sia riuscito, comunque, a completare nuovamente l’avventura dei Bergson.

Prima di addentrarmi in quello che secondo me è stato il tallone di Achille di questa iterazione del gioco è bene fare due premesse.

La prima riguarda il gioco in sé, magari per tutti coloro i quali non hanno avuto modo di leggere la vecchie recensione del gioco e la seconda in merito al mio giocare su PC, doverosa per comprendere pienamente i due punti mancanti nel punteggio (quanto lo odio) finale che sembra abbassare notevolmente la qualità della produzione di Children of Morta.

Il gioco è un roguelike “story-driven” molto particolare, un po’ per la natura stramba del titolo che poco si sposa con il suo genere di appartenenza e un po’ per la bizzarria della sua narrazione e per la sua trama affascinante e allo stesso tempo semplice.

Perché parliamo di un matrimonio “stran”? Perché Children of Morta è, per sua natura, eccessivamente legato alla sua struttura narrativa con eventi che si susseguono per un motivo ben preciso e che difficilmente si intersecano bene con il genere del rogue-like (da cui comunque non prende ogni aspetto di gioco): completata un’area non c’è nessun motivo preciso per tornarci dentro se non per sperare che appaiono altre queste secondarie e scoprire nuovi aspetti della trama.

Ecco quindi che il titolo si presta molto di più ad un reset e un nuovo gioco (di cui ancora manca una funzione di new game plus) che ad un ripetere ciclicamente zone e livelli già visitati al netto delle eccellenti ricompense che, ogni volta, mi spingono in effetti a rientrare in vecchi livelli nonostante questo cozzi completamente con il flusso narrativo.

Children of Morta ci offre un buon numero di personaggi, con una buona varietà di gameplay, che hanno la particolarità di sbloccare “skill familiari”, ovvero particolari abilità passive che vengono in aiuto di tutti gli altri personaggi del gioco rendendo di fatto la famiglia, in senso stretto, il protagonista indiscusso dell’avventura.

A livello puramente di gameplay siamo di fronte ad un piccolo capolavoro del genere grazie ad un impegno costante per offrire delle caratterizzazioni fuori dal comune per ogni personaggio presente all’interno dell’avventura: dall’arciera che combatte a distanza al monaco che combatte molto ravvicinato e guadagna armatura per ogni colpo subito.

Insomma, Children of Morta offre un livello di personalizzazione del proprio gameplay così profonda ed interessante che siamo ad un livello altissimo di game design e certamente fra i migliori mai visti all’interno del genere di gioco.

Sulla struttura narrativa c’è ben poco da dire per evitare di entrare in zona spoiler: nel mondo qualcosa non va e la Corruzione ha iniziato a farsi strada più implacabile che mai: nostro il compito di fermarla e di riportare la pace.

Per fortuna Children of Morta offre una profondità narrativa decisamente più imponente del canovaccio che vi ho descritto, con una scrittura al di fuori dal comune e picchi di originalità da far accapponare la pelle con tanto di momenti così belli e importanti da far scendere persino qualche lacrima.

Rispetto alla vecchia versione provata c’è stata una notevole miglioria nel comparto tecnico che non soffre quasi più di odiosissimi glitch grafici (nonostante sia rimasto ancora qualcosa) e c’è stata l’aggiunta degli slot di salvataggio, un’idea molto gradita per chi, come me, ha all’attivo più run contemporaneamente.

Messo da parte il gioco in sé, per cui comunque vi invito a leggere il primo scritto, trovo interessante descrivervi la mia esperienza su PC, per giustificare un voto così tanto più basso: gioco esclusivamente con mouse e tastiera.

Sapevo già esserci pieno supporto per il Pad che è stato utilizzato ampiamente dalla mia ragazza e dal mio coinquilino, con i quali ho avuto modo di provare la meravigliosa modalità cooperativa del titolo ma a parte un rapido check dello schema dei controlli non ho provato il Pad con ogni personaggio e per tutta l’avventura.

PlayStation 4 mi ha obbligato al suo utilizzo e decisamente siamo ad un livello inferiore rispetto all’utilizzo di mouse e tastiera, specialmente con Linda o Lucy, i due personaggi ranged (nonché le mie preferite), che giovano incredibilmente della mira tramite mouse rispetto a quella con l’analogico.

Ma questo basta a rendere un titolo così magico e meraviglioso “solo” un buon titolo? Per quanto riguarda la mia esperienza sì. Decisamente, e purtroppo, sì.