Probabilmente fra i ricordi più strani che conserverò nella mia vita da videogiocatore ci sarà per sempre quello di Concrete Genie, un gioco che non esiterei a definire strambo e, per certi aspetti, eccessivamente bambinesco ma proprio per questo uno di quei titoli che entrano nel cuore di chiunque si appresti a giocarli.

La mia prima esperienza sul gioco è stata un po’ così, ricca di emozioni che solo un bambino è in grado di provare di fronte ad un videogioco che mette a disposizione del giocatore meccaniche tanto estreme e fantasiose.

Già, strano vero? Teoricamente qualsiasi videogioco dovrebbe farci sentire dei bambinoni con un pad in mano ma solo pochi riescono effettivamente a regalare questa sensazione.

Concrete Genie riesce a regalarle non solo per la struttura del mondo di gioco e le missioni da dover svolgere in ciascun livello, che ricordano da vicino tutti quei titoli vecchia scuola con quest di ricerca particolarmente lunghe e dispendiose che avevano come unico scopo quello di farti visitare il livello in ogni sua forma.

Concrete Genie lo fa anche e sopratutto per la struttura del gameplay, fortemente bastata sull’utilizzo smodato del pennello e della fantasia non solo del giovanissimo protagonista ma anche del giocatore che è chiamato a creare me disegnare il proprio Genio così come se lo immagina, senza restrizioni di alcun tipo se non quelle della propria mente.

Interessantissimo è il modo in cui il gioco ci consegna questo potere e ci mette in grado di dare forma a questi particolarissimi amici sui muri, nonché l’aspetto principale dio tutta la produzione che, a mio dire, riesce a catturare fin da subito l’attenzione del giocatore spingendolo ad entrare e perdersi in quel mondo di gioco.

Il nostro giovane avatar ha con se un pennello magico e una piccola creaturina che lo aiuta ad essere “magico” con le quali è in grado di disegnare e dare vita ad un sacco di creature e mostriciattoli che nella sua infanzia erano semplici linee su un foglio.

Interessantissimo come il gioco ci spinga ad andare in giro nei livelli per recuperare le pagine di questi quaderni che sono ricche di illustrazioni e di dettagli che poi potremmo utilizzare per il nostro personalissimo Genio, o per dare più vitalità ai muri della città.

Ecco quindi che impugneremo il nostro pad, selezioneremo la testa, cercheremo fra le varie teste e puff! La vedremo prendere vita sotto ai nostri occhi, così come sceglieremo elementi accessori, tipo lunghi peli, e li disegneremo nel punto del corpo che vogliamo con la lunghezza e la forma che avremo deciso di imprimere nel disegno. Il tutto tramite i sensori di movimento del DualShock.

Finito di disegnare il nostro Genio questo sarà subito un nostro carissimo amico con i suoi bisogni… da Genio, tipo voler vedere grandi alberi, farfalle e così via. Indovinate chi dovrà accontentarlo tramite il pennello che ha a disposizione?

Ecco, Concrete Genie non è che questo: la fantasia di un bambino che dai fogli di carta si riversa all’interno di un videogioco in cui ogni creatura, ogni luogo della propria immaginazione prende vita ed è pronta ad aiutarci all’interno del nostro viaggio.

Vedete, le mie prime ore sul gioco sono state quello che ho sempre voluto da un videogioco di questo tipo, una libertà che difficilmente sono in grado di esprimere a parole e che che difficilmente è comprensibile senza aver preso il pad in mano e aver provato quello che Concrete genie ha effettivamente da offrire.

Il solo girare per il molo della città per riaccendere tutte le luci, e far felice il nostro Genio, cercando allo stesso tempo di stare lontano da tutti quei ragazzetti bulli che ci danno tormento solo perché siamo “diversi” è un’esperienza che, al netto della ripetitività delle azioni da compiere, è ricca di un divertimenti “strano”.

Lo stesso divertimento che avevo, da bimbetto, chino sul pavimento intento a disegnare e fare porcherie con matite e pastelli.

Non c’è niente di effettivamente bello o di effettivamente innovativo all’interno di Concrete Genie ma è proprio questo quello che lo rende unico: l’essere un gioco per bambini ma che per essere apprezzato deve essere necessariamente giocato da persone adulte. Tutti quegli adulti che non hanno mai smesso di volare con la fantasia e che hanno bisogno di un gioco come questo per tornare a stupirsi di una faccia buffa su uno schermo.

Nel suo piccolo Concrete Genie ha l’aria di essere un capolavoro e di certo non vedo l’ora di poter vivere il resto dell’esperienza per vedere quanto a lungo la mia bocca può rimanere spalanacata.