Quando ti capita per le mani una produzione come Destiny 2 è difficile riuscire a capire come porsi sia nei confronti del lettore che nei confronti del gioco per via della natura particolare del titolo che si pone come un’esperienza dedita al multiplayer spinto con fortissime componenti di farming che vedono ore e ore di gioco spese nell’ottimizzazione del proprio arsenale.

Sotto quest’ottica Destiny 2 è un prodotto eccezionale capace di rubare migliaia di ore agli utenti più pazienti e che amano dedicarsi ad attività monotone e ripetitive con lo scopo di dare vita ad una build eccezionale ed ottimale per affrontare raid PvE e combattimenti PvP, entrambi la versa essenza della produzione stessa.

Altresì vero è che Destiny 2, come qualsiasi altro titolo del genere, offre non solo un’esperienza squisitamente multigiocatore che sboccia esclusivamente giunti ai titoli di coda, ma cerca di offrire anche al giocatore solitario un’offerta che ha come come unico scopo quello di prepararlo all’end-game e quindi, per certi aspetti, all’inizio del gioco vero e proprio.

Se con la campagna base del gioco è stato possibile affrontare una storyline che, seppur piena di alti e bassi nella sua narrazione, riesce a tenere viva l’attenzione del giocatore, non possiamo di certo dire lo stesso di Ombre dal Profondo, nuova espansione del gioco che per la prima volta nella storia del franchise si presenta come contenuto stand-alone senza necessità di aver giocato e completato il resto dei contenuti.

Se effettuare un paragone con la campagna base trova il tempo che trova, più naturale avviene il paragone con i Rinnegati, espansione precedente che in termini di contenuti, longevità e lore certamente si presta come prodotto più maturo e stupefacente rispetto al contentino che Ombre dal Profondo ha regalato ai giocatori più casual che si sono approcciati all’avventura.

Viene quasi da chiedersi perché Bungie abbia deciso di dare così tanto peso all’aspetto “farmoso” del titolo anche nell’esperienza narrativa a discapito di tutti quei giocatori che non hanno tempo o voglia di dedicarsi a quel Destiny tanto caro ai giocatori più assidui, quelli che hanno mille personaggi ognuno pronto ad affrontare mille situazioni differenti.

Il nuovo contenuto appare così “castrato” nella forma e nella sostanza da tutti quegli elementi magnifici che hanno fatto breccia nel cuore di numerosi giocatori sia nella campagna base che ne i Rinnegati, che continua ad essere il contenuto post-lancio più completo e massiccio che la produzione possiede.

Il problema, se così vogliamo chiamarlo, di Ombre dal Profondo è dato non solo dalla sua scarsissima longevità ma anche dalla sua impostazione che vede missioni fortemente ripetitive volte a farmare, letteralmente, alcuni pezzi di equipaggiamento obbligatori per la prosecuzione dell’avventura.

Si tratta di una scelta di design piuttosto infelice e sfortunata che da una parte è stata fortemente apprezzata da tutti quei giocatori già abituati a tali meccaniche all’interno del mondo di Destiny 2, che si sono ritrovati quindi all’interno di un raid più longevo dalla forte caratterizzazione narrativa, ma dall’altra ha penalizzato l’esperienza di tutti quei giocatori più casual che avrebbero voluto semplicemente godere della lore dell’espansione, che per inciso è una delle più belle e avvincenti dell’interno universo.

Ne abbiamo già parlato durante le impressioni delle prime ore, ore che in effetti avevano già dato modo di capire pienamente la filosofia dietro Ombre dal Profondo, che non hanno fatto altro che essere confermate durante il finale della campagna principale, squisitamente aperto e allo stesso tempo infinitamente spiacevole per tutti coloro che avrebbero voluto risposte più concrete e non semplicemente un pretesto per aprire nuovi raid, nuovi assalti e quant’altro.

Vedete, il problema principale di Ombre dal Profondo è proprio l’impostazione che gli sviluppatori gli hanno voluto dare, ignorando completamente i bisogni di una buona parte di pubblico favorendo semplicemente chi Destiny 2 lo mastica già e ha continuato a giocare con una certa continuità limando sempre di più la build dei propri personaggi.

Qualcuno direbbe che il fascino del gioco sta proprio in questo aspetto e che è stupido giudicare Destiny 2 e qualsiasi sua iterazione per aspetti che vanno oltre quello del PvE e PvP post-game e quella ricerca della perfezione estetica e ottimale del personaggio, ma non me la sento, in tutta onestà, di concordare con queste persone.

È vero, Destiny 2 inizia effettivamente dove per me il gioco finisce ed è altresì vero che sotto questo aspetto Ombre dal Profondo è una grandissima, e sottolineo grandissima, espansione che aggiunge parecchio e regala parecchio a tutti coloro che amano dedicarsi a quel tipo di attività.

Ma altrettanto vero è che Ombre dal Profondo, con il suo riutilizzo di scontri dal passato (sia di Destiny, con piacevoli ritorni, che di Destiny 2) e con il suo essere basato solo ed esclusivamente su missioni di grinding si pone come un contenuto decisamente al di sotto della sufficienza per tutti gli altri.

Resta da capire chi è il vero target del gioco, no? In fin dei conti Destiny 2 è giocato assiduamente da quella fetta di giocatori, quindi impossibile bocciare Ombre dal Profondo che, a tutti gli effetti, è un must per tutto questo pubblico che, comunque la vogliamo vedere, è quello che fa andare avanti la saga.

Disponibile per PC (versione testata), PlayStation 4 e Xbox One