Tornare su Destiny 2 dopo tanto tempo non è stata proprio un’impresa da niente: non ricordavo assolutamente niente del gioco fra comandi e “modo di giocare”, al punto da aver quasi concretizzato il pensiero di ripartire da zero con un nuovo personaggio.

Il ricordo delle lunghe sessioni noiose di gioco che intervallavano le missioni interessanti e divertenti mi hanno fatto desistere, complice anche una curiosità smodata verso il nuovo contenuto, Ombre dal Profondo, prima espansione del gioco a non richiedere le altre per essere giocata che promette l’aggiunta di una campagna piuttosto longeva e il classico set di armi e armature nuove.

Sì, Ombre dal Profondo è il motivo principale per cui sono tirare a sparare qualche colpo su Destiny 2 nonché l’argomento principale di questo pezzo che, è bene sottolinearlo, non è una recensione bensì un resoconto delle mie prime ore sul nuovo contenuto (Steam me ne segna 5) in attesa dei titoli di coda che faranno partire il countdown verso la recensione vera e propria.

Definirmi soddisfatto di questo contenuto sarebbe una bugia: Ombre dal Profondo non mi sta piacendo in nessun modo, salvo per la storia e le ambientazioni, due punti su cui Destiny 2 ha sempre avuto ottime argomentazioni.

Ne parlavo anche con Paolo in chat: nonostante un inizio brillante con un prologo che culmina in una boss fight epica che mi ha fatto ricredere sul potenziale di Destiny 2, il gioco ha subito gettato la maschera mostrandosi per quello che è e per quello che sono i videogiochi di questo genere al giorno d’oggi. Un’accozzaglia di ripetizioni che messe insieme danno vita al gioco.

Certo, forse è presto per giudicare e dovrei vedere i titoli di coda prima di bocciare completamente il contenuto (cosa che effettivamente farò nei prossimi giorni) ma se il buongiorno si vede dal mattino, Ombre dal Profondo non ha decisamente fatto presa sulla mia persona.

Vuoi un po’ perché lo sto giocando da solo (i miei amici hanno deciso di non comprare l’espansione) e il gioco è effettivamente disegnato per essere fruito in compagnia, vuoi perché in effetti Destiny 2 è la fiera del farming dell’equipaggiamento, Ombre dal Profondo ha l’aria di essere parecchio sottotono.

Nel prologo della campagna apprendiamo dell’arrivo di una nuova minaccia, gravissima, scoperta da Eris Morn sulla Luna, e precisamente nella Fortezza Scarlatta, un avamposto dell’Alveare in cui ci nasconde una stramba Piramide che nasconderebbe oscuri segreti in merito al Viaggiatore.

Da questa piramide si stanno generando incubi, nemici storici potentissimi che ci stanno rimettendo i bastoni fra le ruote, come il cattivissimo Crota che non mancherà di mostrarsi come boss finale del prologo sconfiggendoci senza nessuna pietà.

Ombre dal Profondo ci mette quindi di fronte a questa nuova minaccia ignota e alla indagini per scoprire cosa diamine è questa piramide, cosa sta complottando l’Alveare e come penetrare all’interno della Fortezza per carpirne i segreti.

Superate un paio di missioni principali in cui ho sofferto per via del mio personaggio rimasto all’endgame della campagna base, mi lancio in qualche evento secondario, giusto per tirare su qualche equipaggiamento migliore per affrontare i nuovi contenuti senza dover resuscitare ogni due minuti.

Qui arriva il primo pesce in faccia: gli eventi non sono cambiati, nessuna aggiunta nuova ma i classici eventi globali che avevo già avuto il dispiacere di giocare nella campagna base. Parlo di dispiacere perché li reputo uno dei punti a sfavore del gioco base: ripetitivi, monotoni e lunghi da farmare per ottenere gli equipaggiamenti richiesti.

A questi si aggiungono le pattuglie, missioni secondarie che ci vengono assegnate da queste particolari visioni che ci portano a dover fronteggiare orde e orde di nemici per ottenere le classiche ricompense a cui siamo abituati. Dopo le prime tre mi stavo già annoiando.

Non erano altro che re-iterazioni delle secondarie già viste nella campagna base: raccogli x strumenti che vengono droppati, randomicamente, dai nemici nell’area di gioco, oppure recati nell’area y e sconfiggi n nemici. Insomma, non proprio il massimo.

Decido che la campagna principale, per quanto io sia sotto-livellato, è decisamente più divertente quindi mi accingo ad accettare il prossimo incarico da Eris quando il testo della missione mi mette di fronte a quella che oramai sembra essere la prassi: ho una particolare essenza in mano da purificare e per farlo devo svolgere incarichi secondari fino a quando non torna normale.

Dannazione, sono passate solo due ore e si sente già il bisogno di allungare il brodo così? Lo faccio, anche solo per avere qualcosa da dire sul gioco e passo avanti.

“Per entrare nella piramide è necessario il set completo di Vattelapesca, quindi vai ad uccidere Caio, prendi la sua essenza e purificala”. Avevo la bocca spalancata: gioco, non mi starai chiedendo di fare questa cosa per ogni singolo pezzo dell’armatura, vero?

Purtroppo sembra essere proprio così, quindi presa la seconda essenza dopo un’interminabile, ma apprezzabile, boss fight leggo che per purificarla devo completare 3 taglie giornaliere di Eris.

Così spengo il gioco, apro Word e mi metto a scrivere questo pezzo cercando di trovare la voglia (aka Paolo che si arrabbia) per ritornare nel gioco e scoprire quali altri mirabolanti sorprese mi riserva.