Ho una confessione da fare: non ho mai giocato Ni No Kuni: La minaccia della Strega Cinerea su PlayStation 3, una mancanza che mi porto dietro da anni e che l’annuncio di una versione rimasterizzata, per tutte le principali piattaforme, Switch compresa, mi ha regalato un’emozione non da poco.

Vedete, Ni No Kuni ha sempre esercitato un fascino assurdo sulla mia persona. Ero innamorato di un gioco che non avevo mai avuto modo di giocare ma che, solo nella copertina, riusciva a scaldarmi il cuore in un modo del tutto strano ed eccezionale.

Ho approfittato immediatamente del codice che ci è stato fornito, per PlayStation 4, per godermi questa avventura di Level-5 con una veste tecnica del tutto nuova e migliorata e per poter vivere quel sogno che tempo addietro mi sono precluso.

Il risultato è che sono rimasto completamente abbagliato da Ni No Kuni che è riuscito fin dai primi minuti di gioco a regalarmi un’emozione che non provavo da davvero tanto, troppo tempo nel giocare un videogioco.

Ecco, voi probabilmente pensavate di entrare qui e leggere una recensione della remastered del gioco, piena di tecnicismi che vedono come protagonista il confronto fra le due versioni del gioco e le migliorie che ha subito in questa nuova iterazione. Mi spiace deludervi se non sarà così.

Vi dico di più. Non sarebbe stato così neanche se avessi avuto il privilegio di giocare il titolo nella sua versione originale perché ridurre un’opera magistrale e meravigliosa come quella di Ni No Kuni, che si tratti di una remastered o meno, ad un semplice confronto numerico è una mancanza di rispetto verso l’opera stessa, almeno nella mia percezione del medium.

Graficamente è bello? Sì, è meraviglioso così come lo era all’epoca, al netto di una risoluzione migliorata o tutto quel che vi pare. Ma il punto è che non è questo che rende Ni No Kuni un titolo eccezionale sotto molteplici punti di vista.

Quello che lo rende meraviglioso, unico ed eccezionale è l’amore che gli sviluppatori ci hanno messo per confezionarlo: Ni No Kuni è bello perché chi lo ha concepito ci teneva al fatto che fosse bello.

Ma va? Chi è che sviluppa un gioco senza volere che il risultato sia bello? Ecco, Ni No Kuni riesce a dimostrare un altro livello, difficile da spiegare. Semplicemente giocandolo ci si può accorgere di un impegno e di una voglia di fare diversi dal solito.

E non si tratta semplicemente della direzione artistica dello Studio Ghibli, né di trovate assurde e/o eccezionali sulla struttura narrativa o di gameplay. No, Ni No Kuni cerca di essere bello, riuscendoci, anche all’interno delle cose “brutte” del genere.

Anche il grinding, le subquest di riempimento, il camminare da una parte all’altra (insomma tutte le attività “noiose” del genere) riescono ad essere “belle” e trasudano amore da tutti i pixel, un amore che difficilmente ritroverete in altri videogiochi.

Il gioco non è altro che un JRPG fedele ai canoni del suo genere, con qualche trovata interessantissima a livello di gameplay legata quasi esclusivamente al sistema di combattimento che vede come protagonista i “famigli”.

Capire la meccanica dei famigli è molto semplice se si ha familiarità con il concetto di “pokémon”: si tratta di mostriciattoli che ci portiamo dietro, ognuno con il suo tipo che può essere super-efficace o meno sui mostri secondo un sistema di morra cinese.

Possiamo impartire loro ordini che vedono l’utilizzo di attacchi semplici o abilità con l’unico vincolo dato dal fatto che nessuno di loro possiede una vita “propria” ma mana e salute sono comuni a tutto il party. Detto in parole semplici se muore un famiglio è come se morisse il protagonista, quindi game over.

Nonostante possa sembrare un sistema complesso è molto semplice comprenderlo e padroneggiarlo, un po’ come ogni meccanica di gioco visto l’altissimo livello dei tutorial presenti all’interno del titolo e le occasioni in cui sperimentare tutto quello che abbiamo avuto modo di imparare.

Ni No Kuni, nonostante la matrice comune del genere, riesce ad eccellere in quasi tutto sia per la qualità della scrittura, che non riesce a non affascinare il bambino dentro ognuno di noi, sia per la qualità tecnica del gioco stesso, aiutata dall’ottima realizzazione di disegni e animazioni dello Studio Ghibli che riesce a dare all’intera opera una connotazione magica “diversa” creando atmosfere che altri non sarebbero stati in grado di ricreare e gestire.

La qualità mastodontica della produzione, come si diceva, la si nota non solo nelle cose oggettivamente belle, ma anche nelle sciocchezzuole, in tutte quelle subquest apparentemente inutili e tediose che riescono ad ottenere una profondità inaspettata proprio dal connubio di tutte le caratteristiche uniche del gioco.

Volendo proprio cercare un anello debole nella produzione questo è da ritrovare solo ed esclusivamente nella localizzazione italiana che vede Lucciconio parlare in un improbabile dialetto romano, una trovata che non solo spezza la magia creata dal gioco ricordandoti costantemente che sei seduto sulla sedia di casa tua ma riesce anche a rovinare ogni contesto in cui il personaggio parla.

Chiudendo, sono dell’idea che il lavoro di rimasterizzazione del titolo non avrebbe potuto, in nessun modo, abbassare il livello qualitativo dell’opera originale vista la solidità della produzione, e che il suo unico scopo sia quello di regalare questo magnifico titolo a tutti coloro che, come il sottoscritto, lo hanno perso per strada. Nulla più.

Decisamente un acquisto superfluo per tutti coloro che abbiano già una copia della versione originale, nonostante il salto qualitativo sia evidente.

Disponibile per PlayStation 4 (versione testata), PC, Nintendo Switch e Xbox One.