Approcciandomi a The Sinking City per Nintendo Switch non ho potuto non osservare quanto, a volte, è importante riuscire a confezionare un porting come si deve per far sì che un giocatore possa chiudere un occhio sull’arretratezza hardware della console.

Purtroppo però è cosa nota che il comparto tecnico di questo titolo in particolare sia uno dei suoi punti di maggior forza viste le atmosfere che il team di sviluppo è stato di in grado di creare. Nonostante l’eccellente lavoro di porting effettuato, quindi, The Sinking City non riesce a brillare quanto dovrebbe sull’ammiraglia di Nintendo ma questa volta per via della natura “esagerata” del gioco che fa proprio dell’ambientazione e dei suoi dettagli uno dei punti di maggiore forza.

Simo di fronte ad uno di quei casi, più unici che rari, in cui il porting del gioco è ad un livello altissimo, segno distintivo di un certo amore per la loro opera da parte degli sviluppatori, ma che riesce comunque a sfigurare per motivi del tutto differenti.

The Sinking City è, a tutti gli effetti, uno di quei giochi che, anche con tutta la buona volontà del mondo, non può essere convertito e portato su un hardware del livello di Nintendo Switch: impossibile riuscire a ricreare quel genere di atmosfere e quel genere di ambientazioni che devono moltissimo alla potenza della macchina su cui in effetti il titolo gira.

Non ci sono molte parole da esprimere sul gioco in sé, o meglio non c’è molto altro da aggiungere a quanto già scritto dal buon Paolo nella sua ottima recensione del titolo su PC, pertanto mi limiterò a fornire qualche opinione personale su un’opera che quasi sicuramente recupererò proprio su PC per poter godere pienamente del lavoro del team di sviluppo.

Adoro Lovecraft, nonostante si tratti di un autore estremamente abusato nell’ultimo periodo fra videogiochi, film e giochi da tavolo che riportano al loro interno elementi e dettagli tanto cari al papà del “weird”.

Non ho mai nascosto quindi la mia curiosità in merito a tutto quel filone videoludico che poggia le sue fondamenta sulle tematiche della follia indotta da visioni e mostruosità mentali, sui miti di Cthulu e compagnia tentacolosa bella e su tutto quel genere di mitologia.

Nonostante il mercato abbia da offrire centinaia di titoli su questo genere, riesco ad apprezzarli quasi tutti (almeno quelli che ho avuto il piacere di provare direttamente con mano) senza mai essere troppo disgustato dall’eccessiva offerta.

The Sinking City, probabilmente, è il migliore fra tutti quei titoli che hanno la (s)fortuna di essere parte di questo grande mondo di matrice lovecraftiana e questo grazie ad una scrittura decisamente al di sopra della media che ben si fonde con le meccaniche e l’ambientazione di gioco.

Il team di sviluppo non è nuovo verso i titoli investigativi pertanto, fatto tesoro di tutte le esperienze pregresse con l’investigatore più famoso del mondo, sono riusciti a dare vita ad un “reparto” investigativo di tutto rispetto che riesce a dare il meglio di sé se e solo se vene giocato alla massima difficoltà.

Non a caso The Sinking City ci offre la possibilità di selezionare un doppio livello di difficoltà, uno per la parte investigativa e uno per quella di azione, probabilmente l’’anello più debole dell’intera produzione che ha contribuito ad un crollo piuttosto goffo dell’opera.

Di grande spessore è tutta la parte esplorativa del gioco che ci viene presentata in un modo del tutto originale che si fonde e si amalgama perfettamente con tutto ciò che concerne le investigazioni: a difficoltà massima avremo a che fare semplicemente con la mappa contenente il nome delle vie e i punti di interesse scoperti e i vari appunti presi sul diario del nostro protagonista.

Osservare, parlare e dedurre non sono quindi meccaniche semplicemente legati alla mera progressione delle indagini ma diventano punto centrale dell’open world offerto da The Sinking City, uno degli aspetti che più mi ha affascinato all’interno del titolo e che colloca il gioco su un gradino superiore rispetto ai suoi simili.

Come detto in precedenza le sequenze d’azione, legate all’arma bianca o alle pistole, sono pessime e completamente da buttare, specie su Switch dove non siamo aiutati assolutamente dalle specifiche tecniche della console che più di una volta ci metteranno i bastoni fra le ruote.

Interessante osservare come questa versione del gioco utilizzi i sensori di movimento dei JoyCon per la mira con la pistola, un miracolo più unico che raro all’interno di certe conversioni, che porta il gunplay ad un livello leggermente più altro rispetto alle altre versioni del titolo.

Difficile inquadrare bene The Sinking City con la sola versione Switch sulle spalle, ma di certo mi ha lasciato la curiosità e la voglia di rigiocarlo su una macchina migliore e più perfomante. È proprio il caso di dire che questa volta la possibilità di giocarci in autobus non è un punto sufficiente per promuovere un, pur ottimo, porting.

Disponibile per Nintendo Switch (versione provata), PC, PlayStation 4 e Xbox One.