Final Fantasy è un nome in grado di far sussultare la stragrande maggioranza dei videogiocatori.

Ogniqualvolta si pensa al settimo capitolo, uno dei più celebri e amati di sempre, un brivido percorre la schiena di tutti i fan della saga ideata da Hironobu Sakaguchi, magari proprio quelli nati e cresciuti con l'avvento delle console a 32-bit (e quindi, di convesso, con la prima e indimenticabile PlayStation).

Dopo aver sorpreso tutti i presenti all'E3 2019, la demo di Final Fantasy VII Remake è stata portata a Colonia, in occasione della recente Gamescom. Un'occasione – l'ennesima – per provare con mano uno dei rifacimenti più attesi di sempre, tra l'emozione dei neofiti e la paura tra i puristi del capolavoro originale e senza tempo dell'allora conosciutissima Squaresoft.

Cloud Strife e Barret Wallace sono pronti a quindi lanciarsi nuovamente in azione, armi alla mano, contro la megacorporazione chiamata Shinra. Tutto è rimasto esattamente come lo ricordavamo o il tempo è trascorso anche per i nostri ribelli pronti a salvare il pianeta?

final fantasy vii remake
Sentite il suono dei proiettili, vero?

La demo di Final Fantasy VII Remake ci ha permesso di provare con mano una sessione – invero anche piuttosto lineare – all'interno del reattore Mako. A conti fatti, un lungo corridoio con alcuni nemici da eliminare prima dell'ormai celebre boss fight contro lo Scorpione Guardiano.

Alcuni limitazioni poste qua e la per lo scenario ci hanno da subito fatto pensare che nel titolo completo possano esserci diramazioni di qualche genere e che non si tratti quindi di un lungo, semplice tutorial per il sistema di combattimento prima del combattimento contro il boss. Il combat system si fonda concettualmente sul rapporto tra la potenza di un attacco e la distanza dal nostro avversario.

Passare da Cloud a Barret vuol dire avere modo di approcciarsi a due tipologie di combattimento ben differenti: il protagonista, armato del consueto spadone a due mani (o Buster Sword), per i combattimenti a breve distanza, mentre il nerboruto ribelle potrà colpire i nemici da lontano grazie alla Gatling Gun ben piantata sul suo braccio.

L'utilizzo delle potentissime Limit Break e la necessità di sfruttare lo scenario per mettersi al riparo dai colpi più potenti dei nemici renderanno i vari scontri di gioco ben diversi rispetto a quanto visto (e giocato) nei classici combattimenti casuali a turni del gioco originale datato 1997.

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Qual è il segreto della tua giovinezza, Cloud?

Cloud e Barret erano gli unici due personaggi giocabili della demo (niente Tifa, spiacenti), cosa questa che ci ha permesso di ammirare l'interazione tra i due nel corso dei combattimenti e delle sequenze non giocate.

Se nell'originale PlayStation i volti e i movimenti dei personaggi erano chiaramente limitati dall'hardware preistorico dell'epoca – che faceva apparire i protagonisti come delle buffe marionette super deformed - in FF7 Remake abbiamo invece due guerrieri tutti d'un pezzo, dall'espressività mozzafiato e più in generale 'vivi' e reattivi.

Anche dal punto di vista meramente tecnico il lavoro svolto sino ad ora da Square è da 10 e lode, grazie al dettaglio dei volti, degli scenari e più in generale di alcune scelte registiche azzeccate (sensibilmente più holliwoodiane) che daranno la carica anche a chi Final Fantasy VII lo ricorda a memoria, in ogni singolo passaggio.

Sì, perché questo remake, pur ricalcando ciò che fu, prende una strada diametralmente opposta, cercando di proporsi come un titolo 'nuovo' a tutti gli effetti, lontano dalle semplici opere di remaster tanto care a Square e spesso bersaglio di critiche feroci da parte dei fan (qualcuno ha forse detto Final Fantasy VIII?).

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Avreste davvero voluto i combattimenti a turni?

Anche i dialoghi sembrano essere stati riscritti per legarsi meglio alle immagini a schermo, offrendo quella naturalezza e quello spessore che sicuramente mancavano all'episodio originale a trentadue bit (gli stessi scambi di battute tra Barret e Cloud sono completamente differenti rispetto al passato).

Siamo certi che ciò non sarà l'unica differenza tra la Midgar del 1997 e quella dei giorni nostri. Svecchiare e ammodernare un classico immortale come Final Fantasy VII vuol dire innanzitutto renderlo moderno non stravolgendo l'ossatura di base, cosa che Square sembra essere riuscita a fare quasi perfettamente (perlomeno, questo è ciò che la demo ci ha restituito a pelle).

Ovviamente, resta da vedere se il feeling sulla lunga durata sarà proprio quello di 22 anni fa, allontanando lo spauracchio del discusso quindicesimo capitolo della saga di Final Fantasy (da cui, in modo o nell'altro, qualcosa sembra ereditare, specie nel combat system), oltre al fatto che Midgar – unica location prevista nel gioco – deve obbligatoriamente offrire molto più di quanto visto nel Disco 1 del titolo originale.

L'unico timore è che il 3 marzo 2020 la nostalgia si riveli una gran canaglia, più del necessario.